Di Paolo Becchi su Libero, 04/05/2012


Il Novecento è stato il secolo “sedotto” dalle ideologie, come recita il titolo dell’ormai classico libro di Karl Dietrich Bracher. Dal bolscevismo russo al nazionalsocialismo, dal fascismo italiano sino allo stesso liberalismo – pur così apparentemente neutrale -, ciò che ha dettato per un secolo i tempi è stata la tensione politica, spinta alla sua estrema intensità. Non importa, qui, quale sia la natura dell’ideologia – idea assassina o illusione, sovrastruttura, religione, qualcosa d’ibrido o di mitico – , quale che sia l’effetto che essa abbia prodotto – violenza totalitaria o “morfinismo” politico. Se a tanti e diversi scopi sono servite le ideologie, esse hanno tuttavia sempre rinviato allo stesso codice fondamentale: quello della politica, come momento determinante per l’esistenza in società degli uomini.

NUOVO PARADIGMA

Il nuovo secolo si è aperto con la fine di quel codice, e con l’instaurazione di un nuovo paradigma: quello dell’economia. Le cosiddette «istituzioni della globalizzazione» nascondono, dietro la pretesa di nuove esigenze di flessibilità e trasformazione del diritto, la distruzione della ratio giuridica e della politica come decisione fondamentale a opera della ragione tecnico-strumentale che governa il mercato globale. È venuta meno la fede nella legge sovrana e in quello che era il suo stretto corollario (lo Stato Nazione), sostituita da quella negli “imperi” e nei “grandi spazi” che, tuttavia, a differenza di quanto pensava Carl Schmitt, non rappresentano affatto nuove forme di dominio politico, ma di dominio tecnocratico. Il passaggio di consegne di poteri dagli Stati ai mercati ha implicato non la separazione tra politica ed economia, ma la neutralizzazione del politico da parte di un ordine economico mondiale.

Al posto delle ideologie, questo ordine impone il pensiero unico. Lo impone nascondendolo nel suo opposto: mai si è parlato come oggi di «pluralismo dei valori», «consenso per intersezione», «libertà di scelta» in campo bioetico. Mai come oggi è stato più difficile approvare nel nostro Paese una legge sul testamento biologico, mai come oggi i valori sono stati i giudici, e non il legislatore, a imporli, a costo di sopprimere una vita (il caso di Eluana Englaro unisce drammaticamente i due aspetti). Il disegno di legge sul testamento biologico è in coma irreversibile in seconda lettura al Senato: state certi, ci resterà a lungo.

Apriamo i giornali di questi giorni: una serie ininterrotta di tagli per 4,2 miliardi, imprenditore edile suicida (aveva dovuto licenziare i figli), «un errore abolire l’Ici», benzina è record dal 1996: + 20,8%, piani per la soppressione della vecchiaia, Lagarde: «Ue rischia generazione persa».

Perché tutto questo, vi chiederete? Tutto questo per salvare una moneta. Qualcuno ha scritto che la moneta unica è stata la «rapina del secolo», un bottino enorme incassato da quei pochi banchieri che l’hanno progettata: solo loro ci hanno guadagnato e, per condurre l’operazione in porto, hanno trasformato la moneta in un feticcio. Non è forse un feticcio, un idolo, una moneta divenuta addirittura il «monumento all’Euro» che svetta davanti alla Banca Centrale Europea?

IL TAVOLO DI MARX

Ecco dunque una moneta divenuta feticcio, proprio come il tavolo di Marx che, trasformato da pezzo di legno in una merce, si anima improvvisamente, come in una seduta spiritica e «non solo sta coi piedi per terra, ma, di fronte a tutte le altre merci, si mette a testa in giù, e sgomitola dalla sua testa di legno dei grilli molto più mirabili che se cominciasse spontaneamente a ballare».

Eccoci di nuovo posseduti, anche noi. Ecco che il nostro attuale governo è davvero un governo di spettri, che si legittima non attraverso il consenso democratico, ma attraverso la difesa di una fantomatica moneta, che non è la nostra, ma semplicemente l’unica. Quello che conta è salvare l’Euro, anche a costo, come sta avvenendo, di ridurre alla miseria intere popolazioni.

Questo è il vero nichilismo giuridico: ridurre il mondo a unità attraverso l’economia e senza il diritto. Mi ripeto spesso che solo una forza che «trattiene» – nel ricordo del katéchon paolino – potrà salvarci. Ma forse è soltanto una speranza di chi ancora vede, nel mondo, il male, quando, invece, esso è ormai popolato soltanto da spettri. «Nur noch ein Gott kann uns helfen», aveva detto Heidegger in una sua intervista: ma certo non pensava a una moneta…

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