Giuseppe Cruciani intervista Paolo Becchi su Panorama, 19/06/2013


L’ uomo che ha evocato i fucili abita in una casa di 300 metri quadrati nel centro di Genova. Ultimo piano con terrazzo. Guadagna 3.500 euro al mese e sostiene che con tre figli «non è facile, ho rinunciato anche alla macchina». Però possiede una meravigliosa collezione di penne stilografiche («Mia moglie mi ha bloccato, altrimenti dilapidavo tutto») e ha scaffali pieni di libri su Lenin e Karl Marx.

Paolo Becchi, professore grillino e guru di un movimento nato sul web, è la negazione della tecnologia. «Una volta Roberto Casaleggio mi disse che avrebbe pubblicato un mio libro come ebook» racconta. «Gli risposi: ma cos’è?». Mi accompagna in uno dei tre saloni, tira fuori un volume e si mette a declamare Gabriele D’Annunzio: «Sembra che l’Italia non possa assistere allo spettacolo che offre la casta politica se non con le narici turate, come quei cavalieri dei suoi vecchi affreschi fermi davanti ai cadaveri nelle bare brulicanti di vermi e senza coperchio».

È uguale a quello che ha detto Beppe Grillo, il Parlamento come tomba maleodorante.

Identico. Ma il fascismo non c’entra nulla. Persino Lenin una volta disse: in Italia c’è un rivoluzionario solo, si chiama D’Annunzio.

Comunque una frase infelice. O no?

Ma quando mai… Ha ragione Grillo. E i parlamentari grillini sono quelli che puzzano meno. Sono lo spray, portano il deodorante dentro i palazzi.

Però D’Annunzio subito dopo scriveva: «Abbiate i pugni pronti». Ammettilo, ti piace la violenza.

Non possiamo eliminarla, nella storia c’è sempre stata. Sono contro quando è di un gruppo minoritario. Cosa diversa è un’insurrezione popolare, come nella primavera araba.

Dunque non sei pentito della frase sui fucili.

Perché dovrei? In fondo ho detto le stesse cose di Mario Draghi e del presidente dei giovani industriali. Draghi ha parlato di scoppio di violenza se non dovesse scendere la disoccupazione, però nessuno ha detto niente.

La differenza è che te lo auguri.

No, ma potrebbe succedere. Sono favorevole al diritto di resistenza dei popoli. Spero non ci sia bisogno, ma certo non mi metterei contro.

Davvero pensi che ci sia bisogno di sangue per cambiare le cose in Italia?

Difficile dirlo. Con il Movimento 5 stelle c’è stata una grande occasione, adesso è in atto un tentativo di annientarlo. Di una cosa sono sicuro, il Movimento è stato una grande valvola di sfogo. Senza Grillo la violenza sarebbe già esplosa nelle strade.

Sono discorsi pericolosi. Lascia perdere.

Ma ti ho già detto come la penso. Ti racconto una cosa. All’università ho avuto come professori Giovanni Faina ed Enrico Fenzi, uno dei fondatori delle Brigate rosse. Con Fenzi ho fatto l’esame di letteratura italiana.

Sei stato allievo di un terrorista.

Sì, ma io non ho mai aderito alla lotta armata. Anche in quegli anni pensavo che fosse una follia. Ero di sinistra e comunista, però sono sempre stato un cane sciolto.

Eri comunista come Giorgio Napolitano. (Al nome del presidente Becchi cambia espressione, prende in mano una Costituzione e la sbatte sul tavolo, mentre la moglie Anna gli dice di calmarsi).

Fin dall’inizio Napolitano voleva il governo delle larghe intese. C’era un progetto politico chiaro che il capo dello Stato aveva in testa. Non doveva: lui è solo il garante della Costituzione, non un capo politico.

Ma tutto si è svolto secondo le regole.

Napolitano mi ricorda il capo di una banda in un romanzo di Bertolt Brecht. Si rivolge ai suoi banditi e dice: mi raccomando, ragazzi tutto deve essere fatto legalmente.

Il capo dei banditi?

Francesco Cossiga lo avrebbero messo al muro, Napolitano viene osannato come il padre della patria. Basta, sono stufo di questa apologia. Il presidente vuole solo salvare Pd e Pdl, escludendo il Movimento 5 stelle.

E sarebbe questo il colpo di stato?

Ti pare normale che abbiamo un Charles De Gaulle senza saperlo? Ha ragione persino Silvio Berlusconi.

Becchi dà ragione a Berlusconi… non ci credo.

Ha ragione quando dice che il suo governo è stato sostituito da un diktat imposto dall’Europa e legittimato dal Quirinale. Per non parlare della storia dei saggi per cambiare la Costituzione, uno scandalo.

E perché?

Il governo se ne sbatte dei suicidi delle persone e invece di scegliere cinque premi Nobel Nobel dell’economia nomina 35 persone tutte targate Pd-Pdl più altre sette che devono aiutarli a scrivere. A che cosa servono tutte queste persone? È una cosa allucinante. Ma non è finita.

Cioè?

Poi arriveranno altri 40 parlamentari selezionati fra i meno idioti degli idioti. Che voteranno però su un testo già pronto. Questo è il colpo di stato, la Carta va cambiata all’interno della Camera. I costituzionalisti che hanno accettato di entrare sono dei servi del regime.

Intanto voi del Movimento 5 stelle state perdendo pezzi. Comincia a uscire qualche parlamentare. (Si avvicina la moglie: «Marino Mastrangeli è un cretino, un burino ma in buona fede, quelli che sono andati via adesso sono degli stronzi».)

Mia moglie è la vera grillina della famiglia. Si è iscritta prima di me, frequenta i meet-up di Genova, mi aveva detto di non andare da Barbara D’Urso ma io vado ovunque, anche le sciure votano.

Ma alla fine hai fatto come Mastrangeli, il senatore che è stato cacciato per essere andato alla trasmissione di D’Urso.

Io sono contrario alle espulsioni, che vadano via loro. Meglio così, sono scorie. Il Movimento si rafforza. Usano l’Ilva come pretesto, però secondo me vanno via per i soldi. Erano gli stessi che volevano tenersi in tasca la diaria.

Ce ne saranno altri?

Alla fine se ne andranno in 20, più o meno. Speriamo il più velocemente possibile.

I due ormai ex capigruppo Vito Crimi e Roberta Lombardi si sono rivelati inadeguati?

Sì, inadeguati. Ma forse era inevitabile. I prossimi andranno meglio. Certo che Crimi…

Crimi cosa?

C’è la votazione nella giunta per le elezioni e tu non ci vai perché ti sei perso. Crimi doveva stare lì, oppure fare una telefonata per cercare di fermare la votazione.

E Michele Giarrusso?

Giarrusso è un mezzo matto: prima ha detto che si sospendeva, poi no. Non doveva parlare con nessuno e invece ha spiattellato tutto ai giornalisti.

Voi grillini vivete di ossessioni. Pensate che ci sia sempre qualcuno che vuole eliminarvi. Beppe Grillo ha ripudiato Stefano Rodotà perché si è permesso di criticarlo.

Rodotà è un ingenuo che è stato strumentalizzato. Grazie al Movimento ha avuto visibilità e forse Grillo si aspettava maggiore rispetto. Poteva parlare prima con noi. Comunque viene utilizzato per un’operazione politica che Grillo ha capito subito e ha stroncato.

Quale?

Il tentativo di creare una cosa di sinistra, con Vendolino, lo svendolino. Ma non c’è bisogno. La sinistra marxista è morta, defunta.

E Milena Gabanelli?

Mi ha deluso. Ha fatto una cosa allucinante, una trasmissione per screditare il Movimento. Ha fatto un piacere a qualcuno, evidente.

Ultimamente il comico sbrocca contro i giornalisti. Si dovrebbe dare una calmata.

Fa bene. Dopo le elezioni quasi tutta l’informazione ha fatto blocco contro il Movimento. Cercano di indebolirlo, di dividerlo. Gran parte del mondo dell’informazione vede i cinquestelle come un pericolo per le «cadreghe».

Che cosa vuol dire?

Se arriviamo noi, di televisione pubblica ne resta una sola, un canale culturale, e controlliamo tutti gli intrallazzi. Ai giornali tagliamo il finanziamento pubblico. Molti chiuderebbero, pazienza. Di fronte a questo c’è una reazione. La Repubblica, per esempio, mi tratta come un pericoloso terrorista.

Esagerato.

Dopo la frase sui fucili dicono che creo odio nella popolazione. Ma sono loro che creano odio nei miei confronti. Da quando mi hanno attaccato mi sono arrivate una cinquantina di lettere di minaccia. Te ne leggo una: «Becchi, bastardo, avanzo di galera», e così via. Mi è arrivato un messaggio di posta elettronica col filmato di uno che spara in testa a una persona. Forse dovevo farlo vedere alla polizia, ma l’ho buttato. Ho parlato con gli avvocati, potrei denunciarli. E poi anche a mio figlio rompono le scatole a scuola.

Che succede?

A quello di 17 anni a scuola abbassano i voti perché dicono che sono un terrorista, lui ha il mio stesso carattere (interviene la mamma: «Allo scrutinio hanno detto: “Ah, è il figlio di quello polemico”, ma l’hanno solo rimandato»).

Dopo due ore, consumato in abbondanza un rosé del Monferrato, Becchi va nel suo nuovo studio e acchiappa un pacco di fotocopie rilegate. «È l’ordine politico delle comunità di Adriano Olivetti. Viene illustrata la democrazia senza partiti. Prima andavi a comprare il pane dal fornaio, adesso non c’è bisogno. Accendi il computer e fai da solo». Sarà.

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