Marco Fattorini intervista Paolo Becchi su Linkiesta, 04/01/2014


Da Napolitano a Renzi, dalle accuse alle riforme. Le sfide dei Cinque Stelle hanno nomi e cognomi con l’imminenza di appuntamenti cruciali. «Il Movimento farà un lavoro importante sull’Europa, o sfonda lì oppure bisogna cominciare a riflettere», avverte a Linkiesta Paolo Becchi. L’intellettuale di riferimento del Movimento 5 Stelle spiega: «Sono stato il primo a scrivere sul blog di Grillo di impeachment a Napolitano, credo sia partita da lì l’idea che bisognava battere su questo tasto». Su eventuali convergenze con il Pd di Matteo Renzi, Becchi è guardingo: «Aspettiamo le proposte di legge, i parlamentari del Movimento le valuteranno anche tramite la consultazione della Rete».

Perché è così importante l’impeachment a Napolitano?

Il Movimento sta cercando in tutti i modi di avere le dimissioni di Napolitano, ma è evidente che lui non farà un passo indietro. Oggi la messa in stato d’accusa formalizzerebbe il fatto che il presidente non rappresenta più tutti gli italiani. Senza alcun tipo di disprezzo per lui, sia chiaro, questa mossa fa parte della lotta politica.

Ma non ci sono i numeri.

Nella storia politica italiana abbiamo il caso di Leone che davanti alla sola ipotesi della messa in stato d’accusa si dimise. Poi c’è Cossiga, il picconatore che una volta iniziata la procedura di impeachment diede le dimissioni. La diversità rispetto a Napolitano è che Cossiga picconava da tutte le parti, anche contro il suo partito, mentre l’attuale capo dello Stato piccona solo il Movimento 5 Stelle. E le dico che ai miei tempi Cossiga si scriveva con le ss naziste, però va riconosciuto a lui come a Leone di aver fatto un passo indietro senza esporre il paese alle tensioni.

Quali sono le basi politiche e giuridiche per la richiesta di impeachment?

Il presidente della Repubblica è il garante della Costituzione, mentre dice apertamente che questa Carta non va bene e bisogna cambiarla. Che lo dicano le forze politiche è legittimo, ma che lo faccia Napolitano è paradossale. Poi un presidente rappresenta l’unità nazionale e non può permettersi di attaccare costantemente solo i Cinque Stelle: con la crisi di governo ha toccato il fondo convocando solo i gruppi di maggioranza. Ci sono gli elementi per dire che i limiti costituzionali sono stati superati, senza contare che Napolitano è entrato in maniera non chiara anche nella trattativa Stato-Mafia.

Che effetto fa ritrovarsi a votare la messa in stato d’accusa con Forza Italia?

Nessuno scandalo, il Movimento 5 Stelle valuta i singoli provvedimenti. Non deve mica dire no su tutto. Se ci sono cose positive le appoggia e viceversa è auspicabile che i partiti si comportino allo stesso modo. Non credo ci sia differenza tra centrodestra e centrosinistra, l’idea forte del M5s è il «tutti a casa», vogliamo tentare l’impresa del governo. Ma sui singoli provvedimenti il medesimo discorso vale per Renzi, se solo avesse presentato una proposta attraverso i gruppi parlamentari.

Lei ha chiuso la porta alla proposta di Renzi. Grillo lo ha ribadito sul blog e anche i parlamentari M5s paiono molto abbottonati nei confronti del sindaco. Perché non sfidare il segretario Pd su quei contenuti?

Per un Movimento che ha fatto della salvaguardia della Costituzione un cavallo di battaglia mettersi a discutere con Renzi della modifica del titolo quinto rappresenterebbe una contraddizione massima. Renzi è il prodotto del niente, non sa cosa vuol fare da grande: se il segretario o il premier. Nel frattempo se vuol dare un segnale di cambiamento rinunci al rimborso elettorale e vediamo cosa succede. Ma non lo fa, d’altronde la cassaforte ce l’ha D’Alema che controlla il vecchio apparato e le fondazioni.

Ma davanti a un pacchetto di proposte di Renzi, cosa fa il Movimento?

La via maestra resta quella del Parlamento, deputati e senatori Pd facciano le loro proposte e il Movimento le valuterà così come si comporta con qualsiasi disegno di legge. La riforma elettorale non si fa in tv nè mandando le lettere ai partiti con le carte jolly. Intanto mentre gli altri ragionano di fuffa, dalle prossime settimane la rete M5s comincerà a discutere di legge elettorale.

Scanzi scrive che «se il Movimento dice no a priori sbaglia, deve vedere le carte di Renzi, se bluffa lo mettono a nudo, se non bluffa ottengono risultati straordinari».

È il solito discorso di Scanzi secondo cui il Movimento ha sbagliato mentre avrebbe potuto tentare l’accordo. Oggi il piatto delle proposte è vuoto, quando arriveranno dei disegni di legge verranno valutati dal M5s anche tramite la consultazione diretta degli iscritti in Rete.

A proposito della sua chiusura alla proposta di Renzi, alcuni parlamentari M5s hanno polemizzato con lei chiedendole a nome di chi parlasse.

C’è stato un malinteso subito chiarito. Il mio era un tweet con un’opinione e non ho alcuna voce in capitolo per dettare la linea al Movimento. Non ho parlato con Grillo ma credo che il mio pensiero fosse in linea con quello dei Cinque Stelle. Detto questo, per fare una riforma costituzionale come quella del bicameralismo ci vogliono determinate condizioni politiche. Oggi abbiamo le peggiori, senza contare la sentenza della Consulta che pende su un Parlamento illegittimo. Colpevolizzare la Costituzione per i problemi del nostro paese è un pessimo segnale, la verità è che dopo la Prima Repubblica il nostro paese non ha saputo cambiare. Il ventennio berlusconiano non ha risolto alcun problema, anzi: Berlusconi è stato l’uomo sbagliato nel momento giusto.

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