Anna Maria Greco intervista Paolo Becchi su Il Giornale, 13/04/2016


Roma «La politica divide, la morte riunisce». Dopo la scomparsa di Gianroberto Casaleggio scrive così su Twitter Paolo Becchi.

Docente di Filosofia del diritto all’Università di Genova era considerato l’ideologo M5S fino a gennaio, quando ha lasciato il movimento sbattendo la porta.

Le critiche che hanno portato alla sua rottura erano soprattutto a Casaleggio.

«Sì e la critica politica resta, non torno indietro. Ma se n’è andata una persona che ha costruito dal nulla un movimento esploso alle elezioni del 2013, l’inventore dello Tsunami tour, della più grande novità del panorama politico italiano. Grillo è la pancia, lui era la mente. Gli ho rimproverato un’incoerenza con le idee originarie, nell’ultimo periodo: più rappresentatività meno democrazia diretta, più tv meno blog. La trasformazione, insomma, in un partito di lotta e di governo, per usare l’espressione di Berlinguer. Il passaggio da un’idea democratica orizzontale ad una verticistica, rappresentata dalla società Casaleggio associati».

E ora che non c’è più?

«La domanda è: Quo vadis? Bisognerà vedere se il movimento è davvero capace di camminare da solo, con Grillo che si è messo da parte e Casaleggio che non c’è più. Il direttorio, nato proprio per la malattia di Gianroberto, acquisterà sempre più potere e che cos’è se non un gruppo di membri del parlamento? Ma il M5S avrà bisogno di un garante, non simbolico ma reale, che controlli il rispetto delle regole di base della democrazia interna. Dovrà trovare un’altra figura rilevante, oppure Grillo potrebbe ripensarci. Altrimenti, tutto il potere che Casaleggio controllava si accentrerà nel direttorio».

Non pensa di rientrare?

«No, vedo ormai il tragitto del M5S tracciato. Potrà anche essere vincente, ma non è più quello in cui credevo io. La battaglia per l’uscita dall’euro, ad esempio, con il referendum promesso da Grillo, è stata abbandonata. Si punta solo sul reddito di cittadinanza, sempre attuale. Il M5S vuole essere un partito e aspira alla guida del Paese».

In una vignetta, subito contestata, Vauro ha rappresentato Grillo come un burattino con i fili tagliati.

«Si poteva evitare, in questo momento. E non è così, non c’era manipolazione. La loro era una coppia perfetta, che lavorava in grande sintonia. In un organismo umano c’è bisogno della pancia e del cervello. Grillo è il grande istrione, Casaleggio lavorava dietro le quinte. Lo spettacolo lo preparava lui ma Grillo andava in scena. Beppe rompeva i computer una volta, Gianroberto gli ha insegnato ad usarli. Gli ha aperto il mondo del web, come ha fatto con me e, anche dopo gli scontri duri tra noi, gliene sarò sempre grato».

Il suo ultimo sogno era vincere a Roma, con la Raggi.

«Ci saranno problemi lì, perché la candidata ha firmato dei documenti in cui s’impegnava a discutere ogni decisione prima con Casaleggio. Ma l’idea di un potere eterodiretto, da Milano su Roma, non è più realizzabile».

Si è parlato di un passaggio di testimone al figlio Davide.

«Gianroberto è insostituibile e sarebbe sbagliato seguire una logica dinastica. Davide è un’ottima persona, ha grande competenza tecnica e potrà prendere il posto del padre nella società, ma non è in grado di sostituirlo sul piano politico».

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