di Paolo Becchi su Il Secolo XIX, 13/04/2016


Moriamo da sempre e tuttavia la morte non cessa mai di sorprenderci. Sì, è vero: la morte di Gianroberto Casaleggio mi ha sorpreso. La sua malattia era nota da tempo, ma da persona schiva quale era la teneva riservata. E nonostante recenti notizie giornalistiche ho sempre voluto pensare che fossero falsi allarmi. Avrei dovuto accorgermi della fine imminente da un particolare, quasi un suo ultimo indiretto messaggio criptato sul senso della morte, pubblicato proprio sul blog di Grillo, che in realtà era il suo blog, il primo magazine solo online, di cui andava molto orgoglioso.

Chissà che fine farà il blog, che era il suo laboratorio concettuale, dove nascevano le idee e diventavano, se erano buone, virali. E chissà che fine farà il MoVimento 5 Stelle. Mi potevo immaginare un M5S senza Grillo, ma non senza Casaleggio. Mi sono sbagliato, almeno in parte.

Me ne sono andato dal MoVimento proprio per dissenso sulla svolta politica “istituzionale” che gli ho imputato – il “partito di lotta e di governo” mi ricordava troppo il passato -, ma devo riconoscere che l’ anima del MoVimento era lui. È sempre stato così, sin dall’inizio. Nel bene e nel male. E, comunque, se il M5S ha raggiunto l’ attuale successo, questo è in larga parte merito suo. Quando ha capito che le forze cominciavano a mancare ha creato il Direttorio, ma alla guida del Direttorio c’era sempre lui. Nei prossimi mesi si vedrà se il M5S sarà veramente in grado di camminare con le proprie gambe e come lo farà.

Grillo da tempo ha lasciato, ma la sua è, in fondo, un’assenza sempre presente, ora Casaleggio ci ha lasciato, e per sempre. E ho l’impressione che Grillo dovrà, almeno in parte, rivedere i suoi piani. Un M5S che non vuole avere un capo e ora comunque lo ha perso (lo so, per Gianroberto già parlare di un capo era un’eresia, ma di fatto era lui la guida) deve almeno avere un garante, ma reale e non meramente simbolico, uno che sappia far rispettare quelle poche regole che contraddistinguevano in origine il MoVimento e che, con l’andare del tempo, si sono un po’ perse. Altrimenti c’è il rischio, già peraltro presente, che il M5S si trasformi in un partito come gli altri. Ma tutto questo riguarda il domani, oggi è il tempo del dolore, della tristezza e dei ricordi.

Poche volte ho parlato con lui, ma ricordo tutto di quei colloqui nel suo ufficio di Milano. Io, un professore che quasi non sapeva che cosa fosse internet, che passava le sue ore in archivi e in biblioteche, a parlare con lui di come la rete avesse aperto nuovi orizzonti nella conoscenza e ora potesse anche farlo nella politica.

Confesso, rimasi colpito dalla sua forte personalità e dalla sua vasta cultura e sull’onda dell’entusiasmo, durante la campagna elettorale del 2013, ho aderito al MoVimento. Gianroberto mi ha aperto un mondo, quello della Rete e delle sue potenzialità, e questo glielo ho sempre riconosciuto, anche dopo la nostra rottura politica. La politica divide, la morte riunisce.

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