Di Paolo Becchi su Libero, 31/05/2016

Pubblichiamo ampi stralci, in forma di riassunto, dell’ultima parte del volume di Paolo Becchi, «Cinquestelle & Associati», uscito da pochi giorni per la Kaos di Milano. Molti dei documenti citati sono allegati al libro.


«Trasparenza», come si sa è una delle parole fondamentali nel lessico grillino, ma il M5S ha una struttura molto complicata e tutt’altro che trasparente, come ora cercherò di mostrare. Il primo documento che contiene le regole di funzionamento del M5S è il cosiddetto Non-Statuto, pubblicato sul Blog di Grillo in data 10 dicembre 2009.

Il MoVimento 5 Stelle viene espressamente definito come una non-Associazione e l’adesione ad esso è molto semplice: è sufficiente non essere iscritti a partiti o associazioni in concorrenza con il MoVimento, l’iscritto può cancellarsi quando vuole, oppure può essere allontanato dal MoVimento quando ha perso il requisito di adesione, e poiché l’unico requisito è quello di non essere iscritto ad un partito concorrente sembra che solo questo possa essere motivo di espulsione (art.5).

Il 14 Dicembre 2012, tuttavia, ha fatto comparsa un secondo documento. Con atto pubblico Rep. 3442, Racc. 2689 a rogito del Notaio Filippo D’Amore, è stata infatti «costituita un’Associazione non riconosciuta denominata “Movimento 5 Stelle” (art. 1), con sede in Genova, via Roccatagliata Ceccardi nr. 1/14, tra i Signori Beppe Grillo, Enrico Grillo ed Enrico Maria Nadasi». L’associazione, viene precisato (art. 4), riconosce «come proprio il diritto costituzionale dei cittadini aderenti al MoVimento 5 stelle a determinare la politica nazionale mediante la presentazione alle elezioni di candidati e liste di candidati…». La formula è ambigua: la nuova associazione «Movimento 5 Stelle» (Movimento con la v minuscola) fa proprio, si direbbe, il programma e le finalità della vecchia associazione «MoVimento 5 Stelle».

I PROBLEMI

Qui però cominciano i problemi. Anzitutto il simbolo è lo stesso di quello già previsto dal Non-Statuto. Nel Non-Statuto si prevede che il contrassegno sia «registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso». La cosa viene ribadita nello Statuto (art.4). Dunque è la stessa associazione, dal momento che i simboli sono identici ed identico è il proprietario? Oppure sono due associazioni diverse (il «MoVimento 5 Stelle» e il «Movimento 5 Stelle», il secondo con v minuscola) – e, in questo caso, la seconda dispone del contrassegno dell’altra? Poi, nel Febbraio 2016, compare un nuovo Non-Statuto, che invece dispone che il contrassegno è «registrato a nome dell’omonima associazione, unica titolare dei diritti d’uso dello stesso». È questo il passo di lato di Grillo. Anche qui: se le associazioni sono due, a quale di esse Grillo ha ceduto i diritti di proprietà sul contrassegno?

Ma v’è di più. All’atto costitutivo del 2012, segue lo Statuto dell’associazione nel quale viene indicato (art. 8) come l’associazione sia costituita da soci fondatori, ordinari e sostenitori. Soci ordinari – si precisa – sono «gli aderenti al MoVimento 5 Stelle che si siano impegnati a svolgere gli adempimenti tecnico-burocratici necessari a consentire la presentazione alle elezioni politiche di liste di candidati scelti in Rete», mentre soci sostenitori sono tutti gli altri «aderenti al MoVimento 5 Stelle che abbiano votato in Rete i candidati del M5S».

Quanto alle modalità di adesione, poi, viene previsto unicamente che la domanda dovrà essere indirizzata alla sede dell’associazione anche a mezzo e-mail e che la qualifica di socio viene acquisita a decorrere dalla data di iscrizione nel libro soci dell’Associazione.

LA DOMANDA

Anche su questo punto, i problemi sono diversi. Si afferma che i soci (ordinari e sostenitori) sono gli aderenti al MoVimento 5 Stelle. Se è così, ci si chiede: gli associati al MoVimento – in forza del «Non-Statuto» del 2009 – sono già soci anche del Movimento? O invece chi era già associato al MoVimento prima del 2012, dovrebbe ora, per essere anche socio del Movimento, presentare una nuova domanda di iscrizione? Se, invece, l’associazione è la stessa, in forza di quali poteri tre «soci fondatori» – mai indicati nel «Non-Statuto» – decidono ora in merito alla costituzione degli organi, alle nuove regole per l’adesione, e così via? Questi interrogativi sono rimasti, fino ad oggi, senza risposta. Le cose, poi, si sono ulteriormente complicate con la pubblicazione di nuovi «codici» di comportamento, come quello che ha fatto tanto scalpore, relativo alle elezioni amministrative di Roma. In particolare, viene previsto che «il Sindaco, ciascun Assessore e ciascun consigliere» possano essere espulsi dal Movimento con «decisione assunta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S mediante consultazione online».

Non solo: i candidati si obbligano al risarcimento dei danni all’immagine del Movimento «non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio». Chi ha deciso queste nuove regole? Chi ha deciso che questo fantomatico «staff» rivesta un ruolo e determinati poteri nell’associazione? In uno dei verbali più recenti della seconda associazione, datato 30 aprile 2015, si dice che la medesima si è riunita «in forma totalitaria», vale a dire in presenza di tutti i soci, e i soci sono sempre i tre sopra indicati, con l’aggiunta di Gianroberto Casaleggio che nell’occasione funge da segretario dell’associazione. I soci di questa associazione sono dunque in tutto quattro. È evidente che gli iscritti al MoVimento non fanno dunque parte di questa associazione «semisegreta». Sembra che l’associazione (o le due associazioni) funzioni di fatto in assenza regole o, peggio ancora, in violazione esplicita di tutte le norme che disciplinano il funzionamento delle associazioni non riconosciute.

CARTELLINO ROSSO

Sono pertanto legittime le regole per le espulsioni dal Movimento che seguano l’iter previsto dal codice di comportamento? Ne dubitiamo. Sono legittime le regole che, nel 2012, sono state previste circa il funzionamento dell’associazione, la titolarità e l’uso del contrassegno, i diritti degli associati, i poteri dell’assemblea? Dubitiamo fortemente anche di questo. Certo, è probabile che ci siano altri documenti successivi a quelli citati che tentino di modificare questa realtà, ma perché se questi documenti esistono non vengono resi pubblici? Sappiamo che esiste un nuovo Statuto del 2015, che dovrebbe integrare e superare quello del 2012, ma perché viene tenuto segreto? Per un Movimento che ha fatto della trasparenza una delle sue parole d’ordine bisogna pur riconoscere che tutto questo è l’esatto contrario. Alla stessa conclusione si può anche giungere se ci si sofferma sulla gestione contabile e finanziaria, e il relativo obbligo di deposito di bilancio a cui è tenuto anche il M5s, ma di questo ci occuperemo in un’altra occasione.

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