Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 07/06/2016


La notte elettorale incorona Virginia Raggi e il M5S come la vera forza dirompente in queste elezioni amministrative. Dopo una campagna elettorale in cui la Raggi era parsa in difficoltà e a disagio nel confronto con gli altri candidati a sindaco, il M5S supera persino le migliori aspettative dei sondaggi e tocca quota 35%, distanziando di ben 10 punti il suo sfidante al ballottaggio, Roberto Giachetti del Pd. Le prime considerazioni a caldo che si possono fare è che la situazione romana è stata in qualche modo il laboratorio di coltura ideale per permettere al M5S di assurgere ad assoluto protagonista di questa tornata elettorale. Dopo gli scandali di Mafia Capitale e la gestione Marino, il terreno sembrava spianato per Virginia Raggi, e così è effettivamente stato. Tuttavia si ha la netta impressione che i cittadini romani non abbiano tanto votato la Raggi, quanto l’idea che sta dietro il M5S, ovvero quella di far pulizia del vecchio sistema dei partiti e affidare così una delega in bianco al Movimento che difende strenuamente la sua verginità politica. Il messaggio che è stato mandato all’elettorato è chiaro: votateci perché noi siamo coloro che rappresentano il nuovo e non ci siamo seduti alla tavola dei partiti. Il messaggio è arrivato forte e chiaro, ed è stato recepito appieno dai romani. Nonostante tutte le inadeguatezze della Raggi, e tutti i suoi evidenti limiti comunicativi e di contenuti programmatici, il mantra della casta e dell’onestà come unici riferimenti ideologici, sembra ancora affascinare un elettorato sempre più scontento e deluso, che non sa più a che santo votarsi per cambiare le cose. La Raggi arriva dunque da strafavorita al ballottaggio, e se i romani decideranno di affidarle le chiavi della città, sarà un importante banco di prova per mettere alla prova M5S di fronte ad una macchina amministrativa così complessa come quella della città di Roma. Fino ad ora, in tutti gli altri comuni governati dal Movimento, i risultati sono stati piuttosto scarsi e si è rivelata l’incapacità politica dei grillini di amministrare una città e di elaborare proposte politiche che non vadano aldilà del trinomio casta-corruzione-partiti. Riusciranno a farlo a Roma con un eventuale sindaco sotto contratto con la Casaleggio Associati? Siamo scettici al riguardo. Il Pd, nonostante gli scandali passati, ancora resiste e mette a segno un 17% inaspettato. Un calo sicuramente vistoso rispetto alla precedente tornata elettorale dove fecero registrare un 26%, ma è evidente che lo zoccolo duro piddino di Roma ancora regge. A Torino invece Fassina e il Pd ottengono un netto successo con il 40% mettendo una distanza di ben 10 punti tra il centrosinistra e il M5S. Nella città di Bologna il centrodestra porta al ballottaggio Lucia Borgonzoni che dovrà vedersela con il favorito Virginio Merola, arrivato al 39% delle preferenze. Qui il M5S non sfonda anche se è in aumento rispetto alle precedenti elezioni. Le considerazioni conclusive che si possono fare vedono il Pd come un partito in arretramento, ma ancora forte sulle principali città italiane. Il M5S potrebbe utilizzare come arma di sfondamento la città di Roma, se dovesse vincere il ballottaggio, e attraverso questa poi tentare la scalata al governo nazionale. Non sarà comunque una prova facile, tutte le strade portano a Roma, ma il rischio di infilarsi in un vicolo cieco è piuttosto alto.

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