Di Paolo Becchi su Libero, 09/06/2016


Le analisi del voto non mancano ed è facile leggere i numeri in un modo o nell’altro. Ma ci sono dati difficilmente contestabili: il M5S ha raggiunto tutti gli obbiettivi che si era prefissato. Prendere Roma, fare un buon risultato a Torino e stare intorno alla soglia dal 10% nelle grandi città. Altrettanto incontestabile è nel centro destra, a livello nazionale, il declino di Forza Italia e la presenza di una Lega che cresce ma non sfonda, ancora in cerca di una sua identità, dopo che si è esaurita la carica «indipendentista». Insomma, la Lega d’Italia è ancora un soggetto in formazione. E Matteo Salvini dovrà lavorare non poco a questo nuovo, ampio, soggetto politico. Più difficile è il giudizio su Renzi, certamente c’è una battuta d’arresto, ma per poter parlare di sconfitta bisognerà attendere il ballottaggio di Milano. Al momento Renzi può sempre dire di essere riuscito in una impresa difficile, quella di arrivare al ballottaggio a Roma e in quasi tutte le città più importanti. Ma se oltre a perdere a Roma, come è scontato, perdesse anche a Milano, dove invece era sicuro di vincere, allora non c’è dubbio che per lui si tratterebbe di una sconfitta. Per questo la battaglia su Milano e decisiva. Salvini ha subito capito quanto sia importante una vittoria a Milano e per questo ha aperto ai Cinque Stelle, il M5S non farà pubblicamente altrettanto, ma questo è in fondo irrilevante, ciò che importa è che il passa parola tra gli attivisti del MoVimento a Milano sia quello di votare non per qualcuno, ma contro qualcuno. Insomma, a Milano i cittadini che si sono identificati nel M5S dovrebbero votare contro Renzi, e poco importa per chi di fatto votano. Ci sono ormai tre poli in Italia e c’è un solo modo per battere Renzi: unire le forze degli altri due poli, senza che questo implichi nessun tipo di alleanza politica. Se questo avverrà a Milano (e anche a Torino la partita è ancora aperta) sarà un segnale forte per il referendum di ottobre sulla revisione costituzionale. Renzi ha puntato tutto il suo futuro politico su quel referendum, si può batterlo solo con un fronte comune. Qui, lo ripeto, non si tratta di alleanze politiche, bene fa il M5S a mantenere la sua autonomia e rimanere fedele al principio di non fare alleanze con nessuno, ma se l’obiettivo comune è battere Renzi perché non votare a Milano contro di lui? In fondo il voto a Milano è un referendum su Renzi, se lo vincerà avrà buone chance di ripetere il successo a ottobre, se lo perde sarà difficile vincere quello di ottobre.

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