Di Paolo Becchi su Libero, 12/06/2016


Perché una legge contro il cosiddetto “negazionismo” – oggi, qui, in Italia? Questa è la domanda che dovremmo porci, ancor prima di riaprire nuovamente una discussione sui limiti alla libertà di manifestazione del pensiero, sulla talvolta sottile differenza fra il reato d’opinione e la vera e propria istigazione a commettere atti di discriminazione razziale.

La nuova norma introdotta è volutamente ambigua, perché colpisce la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, i quali, «commessi in modo che (da ciò) derivi concreto pericolo di diffusione», «si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra \». Reato di pericolo, dunque, in cui propaganda ed istigazione non vengono distinte, e nel quale non si chiarisce neppure cosa significhi una negazione «in parte» della Shoah. Ma, lo si ripete, forse la questione è un’altra.

CHI SI VUOL COLPIRE

A quale esigenza reale risponde questa legge? Chi vuole colpire? Prima risposta possibile: nessuno. O, meglio, qualche decina, forse un centinaio, di scritti, libercoli, manifesti. Secondo i dati riportati dal Terzo Libro bianco sul razzismo in Italia, a cura di Lunaria, nel 2014 si sono contati 787 casi di «propaganda» razzista (all’interno dei quali solo una percentuale minima sarà, verosimilmente, consistita in posizioni negazioniste): 545 discorsi, 175 pubblicazioni, 13 manifesti, 45 scritte.

Quanti «negazionisti» ci sono dunque in Italia? 5, 10, 100? E questi 10 o 100 costituiscono una «emergenza» tale da dover spingere il Parlamento ad approvare una legge ad hoc? Non erano sufficienti le norme penali già esistenti? Non bastava la Legge Mancino?

Viene il sospetto che questa legge serva, in realtà, a qualcos’altro, vale a dire allo stesso scopo cui è servito il lungo dibattitto sulle «adozioni» omosessuali. Secondo l’ultimo censimento Istat, le coppie omosessuali in Italia sono non più di 7.500 circa, e, di queste, solo 500 hanno figli. Mesi e mesi, titoli di giornali e dibattito pubblico serrato per una legge che rispondeva ai problemi – seri, certamente – di una percentuale dello 0,0005 per cento delle coppie italiane. Non è forse accaduto qualcosa di simile anche in questo caso?

C’è, però, una seconda possibilità – che non esclude certo la prima.

UN OBIETTIVO POLITICO

Intensificare le misure penali contro l’odio razziale o il negazionismo, non risponde forse, anche, alla necessità politica di reintrodurre nel dibattito politico e pubblico, far circolare nuovamente, rilegittimandole, categorie che pensavamo non esistessero più? Non sarà ora più facile, più «legittimo» si direbbe, dare dei nazisti a tutti quei movimenti di protesta che, dalla Francia all’Italia, stanno tentando una reazione contro l’Unione Europea e la sua fallimentare politica sulle immigrazioni?

Ecco che in Austria ricompaiono i nazisti e in Italia e Francia i fascisti della Lega (che con il fascismo non ha nulla a che fare) e del Front National. Da questo punto di vista, la legge approvata non ha alcuna reale funzione penale, ma una chiara funzione politica: i nazisti e i fascisti sono tornati. Ma sono tornati solo perché abbiamo ricominciato a dar la caccia alle streghe.

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