Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 24/06/2016


Più di un osservatore ha definito questa tornata delle amministrative una débâcle per la Lega e un arretramento della leadership di Matteo Salvini. È proprio così? Sicuramente la sconfitta nella città storica che ha visto l’ascesa della Lega Nord, quella Varese da dove iniziò la scalata del Carroccio verso i palazzi romani, brucia e parecchio. Ma, a ben vedere, non è tanto una sconfitta della leadership di Salvini, quanto dell’immagine della vecchia Lega Nord di memoria bossiano-maroniana, alla quale molti elettori stessi della Lega hanno voltato le spalle. Non è un caso che il capolista a Varese fosse proprio quel Roberto Maroni che rappresenta l’ala della vecchia guardia, refrattaria alle bizze del “giovanotto” irrequieto Salvini che nonostante tutto è stato però in grado di risollevare le sorti di un partito condannato non da Bossi ma dai suoi circoli magici a percentuali quasi da prefisso telefonico. Laddove invece la Lega ha saputo dare il meglio di sé è stato nelle città di Savona e Cascina, dove nella prima ha presentato Ilaria Caprioglio, un avvocato che non appartiene ai quadri storici del Carroccio e che ha saputo espugnare la città di Pertini, una roccaforte del serpentone Pci-Pds-Pd, e la città ligure dove è nato il M5s, conquistando i voti dei portuali e degli imprenditori locali; mentre nella seconda città la giovanissima Susanna Ceccardi conquista un altro comune dominato storicamente dal centrosinistra e si afferma come il primo sindaco leghista in Toscana. La lezione che si può trarre è 0 semplice. Quando la Lega si rinnova e si affida a personaggi e nuovi dirigenti appartenenti al territorio riesce a fare breccia persino nelle zone più rosse d’Italia, tanto da riscuotere successo in quelle fasce sociali storicamente più legate alla sinistra. Quando invece la Lega ripropone l’immagina logora della vecchia dirigenza che ha portato alla completa perdita di credibilità dopo gli scandali del Trota e dei diamanti in Sudafrica, l’elettorato gli volta le spalle e preferisce rivolgersi da qualche altra parte. Per poter diventare partito di respiro nazionale, è necessario il passo successivo oltre la Lega Nord e gettare le basi di una Lega d’Italia, che non dovrà essere tanto una pedissequa imitazione del Fronte Nazionale in Francia, ma una formazione politica in continuità con l’ ispirazione genuinamente federalista e in grado di valorizzare al meglio le molte e diverse realtà territoriali del Paese, anche in quelle zone dove ad oggi la Lega non riesce ancora a mettere piede, come nel centrosud e nelle isole. Per fare questo salto di qualità, non occorre una nuova alleanza con Fi, bisogna anzi prendere atto del fallimento di quel progetto per andare avanti. Occorre iniziare a costruire una classe dirigente locale e non calata dalle regioni del Nord, o peggio frutto delle transumanze di politici riciclati forzisti che hanno invaso la Lega negli ultimi tempi. Da questo nuovo corso occorre ripartire per poter superare una volta per tutte il mantra del moderatismo (che a Milano ha prodotto il risultato ben noto) e dare una rappresentanza a una larga fascia di elettorato che non si riconosce più nei partiti attuali e per questo vota M5s. Per farlo è necessario mettere al centro di questo progetto la battaglia contro l’euro e l’Ue, grazie alla quale Salvini solamente due anni è riuscito a portare la Lega al Parlamento Europeo. Il segretario del Carroccio ha invece preferito virare da un po’ di tempo a questa parte sul tema dell’immigrazione, senza dubbio fondamentale, ma ha così finito per mettere in secondo piano la battaglia “sovranista” che gli aveva fatto guadagnare più consensi all’inizio della sua nomina. Oggi la questione politica decisiva non è più l’indipendenza della Padania ma l’indipedenza dell’Italia, a partire dal recupero della sovranità monetaria. La domanda di sovranità e di indipendenza dall’Unione Europea dell’austerità è molto più alta di quello che si creda, e resta oggi insoddisfatta da tutte le forze politiche, Cinque Stelle compresi. Salvini colmerà questo vuoto? Sabato a Parma proverà a lanciare un chiaro messaggio politico? Non lo sappiamo, sappiamo soltanto che se continua soltanto con le ruspe rischia alla fine di essere lui stesso asfaltato.

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