di Paolo Becchi su Libero, 13/07/2016


Il M5S è lanciatissimo e con lui quello che ormai è il leader del nuovo partito: Di Maio. Un tempo la voce del Movimento era il blog di Grillo ora certo il blog ospita ancora gli interventi di Di Maio, ma se vuoi una bella e lunga intervista hai sempre il Corriere della Ser(v)a a tua completa disposizione. Finiti i tempi in cui si querelavano i giornalisti, ora si minaccia di querelare Claudio Messora e il suo blog. I tempi cambiano, ma la cosa importante è – così si sente ripetere – che sono onesti e non rubano: si sono addirittura tagliati quello stipendio che in realtà in molti non avevano. Ma va bene lo stesso. Gli italiani oggi si accontentato di poco. «Ti piace il prete della parrocchia?». «Certo, non è pederasta». «E la Raggi?». «Vediamo se domani passano a ritirare la spazzatura e poi te lo dico». Eppure molte cose non tornano nel M5S, intendo nella sua linea politica. Concentriamoci sulla politica estera in due recenti episodi. In occasione del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno scorso il M5S ha presentato una risoluzione sia al Senato che alla Camera. I testi ad una prima lettura appaiono identici. Ma se si legge con attenzione si scopre un passaggio significativo nelle righe finali, presente nella risoluzione del Senato che è stata molto ritoccata in quella presentata successivamente alla Camera. Nel documento del Senato si legge «che nel considerare esaurite le motivazione della adesione italiana alla Nato occorre informare i governi dei Paesi alleati che l’Italia intende ritirare il proprio consenso al concetto strategico della Nato in ordine alla legittimità del cosiddetto strike nucleare» e altresì si invita «a promuovere il progressivo disimpegno dei contingenti militari dalle varie missioni internazionali della Nato». Nel testo presentato alla Camera la posizione è molto più sfumata: si considerano «esaurite le motivazioni dell’adesione alla Nato», ma le frasi seguenti sono state tolte e sostituite da un generico invito a operare «contro il rafforzamento della cooperazione Ue-Nato». Su questo giornale abbiamo già sottolineato le ambiguità del M5S sulla moneta unica e sulla Unione europea invitando Di Maio a prendere posizione, va bene se risponde anche sul suo giornale di riferimento, ma sarebbe bello rispondesse. La stessa cosa possiamo fare ora con riferimento alla posizione sulla Nato. Il M5s è favorevole o no all’uscita dell’Italia dalla Nato? Certo, dicendo un giorno che sei favorevole all’euro e il giorno dopo che sei contrario, e al Senato per l’uscita dalla Nato e alla Camera no, prendi voti tanto da destra e sinistra e aumenti il tuo consenso nel Paese. Ma può durare a lungo questa politica ambigua? Non privo di zone d’ombra è anche l’attuale viaggio in Israele. Molto giornalisti sono caduti nella trappola e insistono nel presentare il Movimento come un Movimento ostile agli ebrei e filopalestinese, dimenticando che Di Maio e soci sono stati invitati da Israele e non dai palestinesi e le ragioni sono molto semplici: venuto a mancare il presidio della Gran Bretagna nell’ Unione europea, Israele ha assolutamente bisogno di qualcuno che difenda i suoi interessi in Europa. Non è casuale che mentre Di Maio sui giornali italiani rilanci per i gonzi l’idea dello Stato palestinese, Di Stefano sulla sua pagine Facebook scriva di aver incontrato le più alte cariche dello Stato di Israele e di aver «ribadito la nostra proposta di dare un ruolo sempre più centrale all’Unione europea come soggetto intermediario in un contesto complesso in cui altri hanno fallito». Proprio quello che gli israeliani volevano sentirsi dire. Insomma, mentre agli attivisti e all’opinione pubblica italiana si presenta un Movimento ancora filopalestinese in realtà la strategia è già mutata ed è molto più ambigua. Ambiguità nella politica estera a cui corrispondono ambiguità nella politica interno. Far fallire la raccolta di firme per il referendum sull’Italicum, dicendo al contempo di volerlo è stato il più recente capolavoro pentastellato. Sino a che sei all’opposizione il gioco è sporco ma rende: lo ha sempre fatto il vecchio Pci, sparando ad esempio contro la Nato, ma senza mai fare concretamente niente per uscirne. Il problema è che quando vuoi diventare forza di governo gli italiani hanno il diritto di sapere da che parte sta il M5S su temi politici decisivi.

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