Intervista a Paolo Becchi su Sputnik Italia, 30/07/2016


È giunto il momento di un’altra Europa, un’Europa diversa, si sente spesso dire. Terrorismo, flussi migratori ingestibili, crisi economica…questa è l’era dell’incertezza e della paura. Quale sarà il futuro dell’Europa?

Brexit ha messo in discussione il sistema Europa, un’unione monetaria e finanziaria che è ben lontana da un vero progetto politico. Probabilmente è anche giunta l’ora che l’Europa rivaluti i rapporti con i propri partner.
Gli interessi europei non coincidono sempre con quelli americani, un esempio su tutti sono i danni economici provocati all’Europa dalle sanzioni antirusse, così volute dagli Stati Uniti. Che ruolo potrebbe avere nella lotta al terrorismo e non solo una vera alleanza fra Europa e Russia? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Paolo Becchi, professore di filosofia del diritto all’Università di Genova.

L’Unione europea è oggettivamente in crisi. Professore Becchi, secondo lei è possibile un’altra Europa? Un’unione più politica e meno economica?

«Un tentativo di andare al di là dell’unione economica accelerando verso un’integrazione politica credo sia da escludere. Non credo che nessuno lo voglia. Quella a cui assistiamo oggi è un contromovimento rispetto all’Unione europea. Oggi i popoli reclamano la loro identità, questo non significa far venire meno l’idea di Europa, ma far venir meno l’idea di Unione europea, così come si è venuta a configurare almeno a partire dal Trattato di Maastricht. Credo sia del tutto irrealistico pensare che si riesca a passare da un sistema puramente economico ad un’unione politica.
I popoli che si sono potuti esprimere si sono espressi contro questo processo, contro il Trattato di Lisbona. Il fatto che la Gran Bretagna sia uscita dall’Unione europea e che ci siano tensioni in altri Paesi sta a significare che stiamo arrivando ad un processo di non ritorno. Il problema europeo adesso è connesso agli attentati terroristici e ai grandi flussi migratori, che l’Europa non ha saputo gestire.»

Secondo lei altri Paesi, compresa l’Italia, potrebbero seguire la Gran Bretagna?

«Bisognerà vedere che cosa succede con la Gran Bretagna. Al momento l’Apocalisse che era stata descritta non c’è stata, non mi pare che gli inglesi non escano più di casa, non mi pare che siano falliti completamente. Se si guardano gli indici di borsa gli inglesi sono quelli che hanno perso meno. Se la Gran Bretagna acquisirà più vantaggi che svantaggi dalla sua uscita dall’Unione europea, allora altri Paesi potrebbero cominciare a prendere in considerazione quest’ipotesi.
Nel caso italiano è ancora più importante a mio avviso l’uscita dalla moneta unica che dall’Unione europea. La nostra economia non potrà mai ripartire con questa moneta. Questa moneta è un marco travestito, va bene per l’economia tedesca, ma non per quella italiana. Non c’è altra alternativa se si vuole far ripartire l’economia.»

Quanto è probabile un’uscita dell’Italia dall’euro? Oggi come oggi solamente la Lega Nord conduce questa battaglia.

«Al momento purtroppo credo che resti una battaglia minoritaria, perché da una parte c’è la Lega che continua a sostenerla, d’altra parte il Movimento 5 stelle ha abbandonato questa lotta. Prima hanno raccolto le firme per cercare di fare un referendum per l’uscita dall’euro e poi tutto è rimasto lì.
Si capisce molto bene che la linea dei 5 stelle è nel frattempo cambiata. Questo ovviamente indebolisce la posizione euroscettica in Italia. Resta solamente la Lega che con coerenza va in questa direzione.»

Le sfide più grandi dell’Europa in questo momento?

«Il problema più grande dell’Europa è una fallimentare gestione della politica migratoria. Ci sono masse di persone che arrivano in condizioni pietose e poi producono casi che costatiamo purtroppo quasi quotidianamente in Europa. L’Unione europea non è stata in grado di gestire questo fenomeno e ora si trova a dove fronteggiare nei singoli Stati nazionali, pensiamo alla Francia e alla Germania, attentati di matrice islamica. Si può anche dire che si tratta di persone squilibrate, tanto normali non lo sono di certo, però oggettivamente sono attentati di matrice islamica.
Qualche giorno fa è stato sgozzato un prete in una parrocchia francese. È un fatto molto simbolico.»

Nel contesto anche della lotta al terrorismo forse è ora che l’Europa riveda i propri rapporti con la Russia? Quanto sarebbe importante una collaborazione con Mosca in questo senso?

«Le sanzioni sono state imposte dagli Stati Uniti, che sono il gendarme del mondo e hanno costretto l’Unione europea ad adottare queste misure restrittive contro la Russia, che sono dannose sotto il profilo economico per i Paesi europei e per il rapporto che noi dovremmo invece instaurare con la Russia.
L’elemento strategicamente nuovo per il futuro dovrebbe essere proprio un’alleanza fra i Paesi europei e la Russia, contro il terrorismo, ma anche complessivamente. La Russia è un Paese che ama nei grandi spazi politici la sua autonomia, ma la Russia di Putin avrebbe solo da guadagnare da un rapporto fraterno e pacifico con gli Stati europei. Allo stesso tempo gli Stati europei avrebbero tutto da guadagnare da un rapporto amichevole con la Russia. Secondo me è questo uno degli obiettivi del futuro. Bisognerà però vedere come evolverà la situazione negli Stati Uniti alle prossime elezioni. La Clinton rappresenterebbe la continuità di quello che c’è già stato, quindi guerre e distruzione, sovvenzionamenti diretti o indiretti delle politiche terroristiche. Tutto questo a danno della Russia, che si è saputa difendere fino adesso. Gli americani hanno voluto aggredire fino a questo momento. La politica americana ha cercato di rendere servile l’Europa e ha voluto metterla contro la Russia. Gli interessi europei e italiani invece sarebbero quelli di un’estrema vicinanza con la Russia di Putin.»

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