di Paolo Becchi su Libero, 23/08/2016


Per rilanciare l’idea ormai decrepita dell’Unione europea, Renzi ha pensato bene di invitare Angela Merkel e Francois Holland a Ventotene dove, nel piccolo cimitero dell’isola, si trova la tomba di Altiero Spinelli e dove è stato partorito, da lui insieme a Ernesto Rossi, il Manifesto di Ventotene.
Proprio nel mese di agosto del 1941 era stato redatto tra i confinati antifascisti quel Manifesto in cui si avanzava l’idea della «definitiva abolizione della divisione dell’Europa in Stati nazionali sovrani». E si auspicava un futuro ancora più lontano in cui diventerà possibile «l’unità politica dell’intero globo». Le élites globaliste posso certo trovare qui una delle loro fonti di ispirazione. Come ragionavano Spinelli e Rossi? Più o meno così. La restaurazione degli Stati nazionali, dopo il dominio del totalitarismo, veniva vista come il nuovo nemico da combattere. Dagli Stati nazionali erano nati gli Stati totalitari e se si voleva evitare che la cosa si ripetesse nuovamente, con nuove guerre devastatrici, non restava che dar vita agli Stati Uniti d’Europa. L’obiettivo era quello di creare in Europa uno Stato federale sul modello di quello americano. Il richiamo non era a Mazzini, ma alla letteratura federalista inglese degli anni trenta del secolo scorso, anche se già Tocqueville aveva messo in guardia, ritenendo difficilmente esportabile quel modello. Un’idea che comunque ben presto fallì, dato che pochi anni dopo la Conferenza di Yalta, con i suoi accordi, relegò nel mondo dei sogni la proposta di Spinelli e Rossi. Va anche osservato che nell’ambito dell’antifascismo nel suo complesso questa componente europeista rimase piuttosto elitaria. L’idea largamente più diffusa era quella di ricostruire lo Stato nazionale risanandolo, non certo quella di sostituirlo con gli Stati Uniti d’Europa. Ne è una prova la Costituzione del 1948, nella quale nessun cenno viene fatto all’Europa. Insomma, quell’approccio europeista (e globalista ante litteram), fallì restando soltanto il ricordo di alcuni radical chic. Fallì anche perché quell’approccio era legato ad una riforma della società in senso socialista che nel secondo dopoguerra l’Europa non non accettò. Citiamo alcuni passi del Manifesto: «la rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista», di conseguenza, se non proprio eliminata, la proprietà privata dovrà essere «limitata», in ogni caso non si potranno lasciare ai privati molte imprese e anzi «si dovrà procedere senz’altro a nazionalizzazioni \ su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti». Gli stessi autori si rendono conto che tutto ciò potrebbe alla fine «sboccare in un rinnovato dispotismo», ma non importa la strada da seguire era tracciata e le «informi masse» avrebbero dovuto seguirla. Questo è il Manifesto di Ventotene che addirittura non esclude l’uso della violenza per raggiungere lo scopo: «i democratici non rifuggono per principio dalla violenza», sanno che nei periodi rivoluzionari «la prassi democratica fallisce miseramente»: «la metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria». Difficilmente Renzi proporrà alla signora Merkel la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, come auspicato nel Manifesto, per creare in Europa lo Stato socialista, perché è questo che in fondo volevano Spinelli e Rossi. L’Unione europea è distante anni luce da quello che utopisticamente desideravano i confinati di Ventotene nel loro progetto elitario. E comunque le ideologie su cui si basavano hanno fatto tutte il loro tempo. E allora perché tutta questa farsa? Solo per tenere ancora un po’ in vita un cadavere? Forse qualcosa di più. Non è da escludere che Renzi tiri fuori dal cilindro l’idea di creare l’esercito unico europeo, non rendendosi conto che l’esercito unico sarà, come la moneta unica, ad esclusivo vantaggio della Germania. Il risultato di questa operazione? La cessione totale della nostra sovranità. L’unica cosa che del Manifesto sinora è stata realizzata è la moneta unica, ed il risultato è stato l’esatto contrario di quello auspicato da Spinelli e Rossi: invece di unire ha acuito le divisioni, come ormai è sotto l’occhio di tutti. Ora ci proveranno con l’esercito unico e così sarà la fine per il nostro Paese. E la cosa più assurda è che oggi sarà il nostro Presidente del Consiglio a proporlo. Non bastava l’euro, ora arriveranno anche le truppe di occupazione tedesche nel nostro Paese. E a quanto pare persino Di Maio è d’accordo poiché qualche giorno fa ha dichiarato al quotidiano Die Welt : «Hätten wir nur eine Angela Merkel! Könntet ihr sie uns nicht für fünf , seches Jahre ausleihen?» ( Avessimo anche noi una Angela Merkel. Ce la potete imprestare per cinque o sei anni?). Non è certo questa Europa delle banche e delle lobby a guida tedesca che Spinelli e Rossi volevano, ma lasciamo pure che i morti seppelliscano i loro morti, noi invece andiamo avanti con quella voglia di nazione che Spinelli e Rossi allora, con il loro Manifesto, non riuscirono a sconfiggere e che oggi in Europa è di nuovo più viva che mai.

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