di Paolo Becchi su Libero, 27/08/2016


Per oltre un anno, sulle pagine culturali del Corriere della Sera e di altri quotidiani a larga diffusione, ho dovuto leggere, mio malgrado, una lunga serie di sciocchezze, imprecisioni e strumentalizzazioni spacciate per dibattiti filosofici e contributi alla discussione. Il tema? La presunta prova dell’antisemitismo di Martin Heidegger, come dimostrerebbero i suoi Quaderni neri (che sono, in realtà, semplici quaderni rilegati con tela cerata nera, da cui il nome) recentemente pubblicati anche in traduzione italiana. Dove starebbe questa prova non è chiaro e le argomentazioni portate in favore di un presunto «antisemitismo onto-storico» di Heidegger appaiono del tutto prive di rigore scientifico e basate su una lettura superficiale delle sue opere e su traduzioni infelici (v. per esempio un passo chiave in Quaderni neri 1931-1938, Riflessioni II, VI, Bompiani, pp. 172-173, dove Nationalsozialist viene tradotto con «nazionalista» e leichter non con «più facilmente» ma «con maggiore leggerezza»). Ma, al di là delle debolezze di queste tesi, ricavate dai libri di Donatella Di Cesare (Heidegger e gli ebrei. I «Quaderni neri» e Heidegger & sons. Eredità e futuro di un filosofo) e di Peter Trawny (Heidegger e il mito della cospirazione ebraica), ciò che davvero appare inquietante è l’assoluta mancanza di scrupoli di un giornalone, che ha sbattuto in prima pagina il più grande pensatore del XX secolo, presentandolo come «nazista», «antisemita», «negazionista» e addirittura come il filosofo che ha giustificato la Shoah. Possibile – mi sono chiesto – che nessuno, salvo qualche intervento proprio su Libero degli autori del recente volume Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri (Morcelliana), cioè Friedrich-Wilhelm von Herrmann e Francesco Alfieri, sia intervenuto per fermare questo scempio, questo modo scandalistico di trattare la filosofia, di cercare lo scoop a tutti i costi? Nessuno. Eppure molti sono i filosofi italiani che hanno attinto a Heidegger. A questo punto, lo faccio io, dicendo cose semplicissime, ovvie, che purtroppo nessuno sembra voler dire pubblicamente.

Affermare che Heidegger è stato iscritto al partito nazista, non è uno scoop, ma una banalità. Nessuno lo ha mai negato e non è certo una novità. Lo si sa da sempre. Aggiungere, però, che egli fosse anche, personalmente, un convinto antisemita, è discutibile, se non altro per le numerose testimonianze di suoi amici e collaboratori che hanno escluso che egli nutrisse una qualche forma di disprezzo – razziale, religioso o politico – nei confronti gli ebrei. Ma, a ben vedere, non è questo il punto. Il punto è che, anche nel caso in cui dovessimo scoprire che Heidegger era un fervente nazista antisemita, ciò non consentirebbe comunque di sminuire il suo pensiero. Perché sostenere che il pensiero di Heidegger sia nazista o antisemita è una colossale scemenza. Una cosa sono le vicende personali di un uomo, un’altra il pensiero di un filosofo. Se siete interessati alla filosofia, poco importa il resto. Quando Heidegger a Friburgo introduceva le sue celebri lezioni su Aristotele diceva: «Egli nacque, visse e morì. Punto. Ora passiamo al suo pensiero, che è altra cosa». Certo, anche i dettagli biografici sono interessanti, e spesso contribuiscono a far capire le ragioni di un pensatore. Ma restano comunque altro dal pensiero filosofico che ha portato avanti nelle sue opere. Dopo l’uscita dei Quaderni neri, questi due aspetti sono stati invece, strumentalmente, confusi e sovrapposti, per ragioni che, un giorno, qualcuno dovrà spiegarci e di cui qualcuno, si spera, dovrà pure rispondere. Certo, si potrebbe replicare: gli studiosi che hanno sostenuto che il pensiero heideggeriano sia intrinsecamente antisemita, non hanno, con ciò, voluto dire che bisogna bruciare i libri di Heidegger. Sarà, ma quel che conta è che, sostenendo le loro tesi sulle pagine di un giornalone, hanno di fatto accettato le regole del gioco, si sono cioè assunti la responsabilità del fatto che le loro argomentazioni sarebbero state, immediatamente, trasformate in slogan, in titoli da prima pagina, accattivanti, spietati, senza mezzi termini. E così, le pagine culturali del Corriere della Sera hanno finito per far passare Heidegger come l’ennesimo criminale nazista. Altro che cultura… «Addio Heidegger!», recitava il titolo di uno degli articoli pubblicati nel corso del 2015: liquidare Heidegger, processarlo e condannare il suo pensiero (non certo l’uomo, che è morto e sepolto) all’oblio. Da oggi, una polizia filosofica starà attenta a controllare che se ne parli il meno possibile e, nel caso, sempre precisando che non si condivide in alcun modo il pensiero di quello «sporco nazista». No, non mi adeguo. Cacciatemi pure dall’Università, denunciatemi per negazionismo, ma Sein und Zeit resta l’opera filosofica più importante del Novecento e l’ha scritta Martin Heidegger.

Annunci