di Paolo Becchi su Libero, 02/09/2016


Caro direttore, ti sorprenderà questa mia lettera. Di solito sei tu che sul giornale mi rispondi. Oggi, invece, sono io che ti scrivo. Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’… per la verità, ho da tempo un «grillo» per la testa che ti riguarda e lo vorrei rendere pubblico. E, per come ti conosco, sono certo che mi risponderai altrettanto pubblicamente. Hai preso nelle mani un giornale, quello da te fondato, che stava per chiudere. Ti hanno dato del renziano e criticato perché avresti fatto un giornale tutto schierato da quella parte. Stai invece facendo un’ operazione molto diversa. In fondo, Libero sta diventando l’ unico giornale di opposizione. Oggi opposizione significa essere contro l’ euro e contro l’ Unione europea. E tu stai facendo un giornale apertamente schierato contro entrambe. Non ho dati certi, ma tutto mi fa ritenere che mentre gli altri giornali siano in calo di vendite, il tuo sia l’ unico in controtendenza. Rese del numero di ferragosto con i «Cinquanta motivi contro l’ euro» non ne hai avute, o sbaglio? Sì, è vero, Prima Pagina, il programma di Radio 3 ti censura, e nessun cittadino può intervenire nel filo diretto e parlare di Libero, ma che importa se intanto hai ripreso a venderlo nelle edicole? Eppure qualcosa non mi torna. Appunto, il «grillo» per la testa: il tuo sì al referendum sulla revisione costituzionale. Ti vorrei esporre il mio pensiero, perché ritengo che sia molto difficile condurre la battaglia contro l’ euro e contro l’ Unione europea, come stai quotidianamente facendo con il tuo giornale, ed al contempo essere favorevole a questa «riforma», che è voluta proprio dall’ Unione europea e che per la prima volta legittimerà completamente la nostra appartenenza ad essa. Come ho scritto in altre occasioni, e ribadito con Fabio Dragoni nei «Cinquanta motivi contro l’ euro», noi siamo entrati nella Ue più che altro grazie ad alcune sentenze della Corte Costituzionale, perché la nostra Costituzione in quanto tale non consentiva quelle cessioni di sovranità a cui siamo arrivati. Di più, la nostra Costituzione è per molti versi incompatibile con molti Trattati europei. Ed è proprio per questo che Napolitano ha avuto l’ ordine di cambiarla. Renzi è stato solo chiamato ad eseguire quell’ ordine, come lui stesso ha ammesso in più di una occasione. La nuova Costituzione – se dovesse essere confermata dal referendum – ci renderà completamente schiavi della Ue. Pensa, tanto per cominciare, all’ art. 117, comma 1, il cui linguaggio viene adeguato al nuovo ordine giuridico europeo, in quanto parla direttamente di «ordinamento dell’ Unione europea» e non più, genericamente, di «ordinamento comunitario». Ma veniamo al sodo. La nuova Costituzione tesse nuove, fitte, relazioni tra lo Stato e l’ Unione europea. L’ art. 70 – prima di leggerlo è consigliabile assumere due compresse di Peridon e non è detto che bastino – riserva alle due Camere l’ approvazione della legge «che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’ Italia alla formazione e all’ attuazione della normativa e delle politiche dell’ Unione europea». Insomma, da adesso non ci sarà più scampo, perché la disposizione è presente addirittura in Costituzione: dovremmo approvare quello che hanno già deciso a Bruxelles, senza possibilità di tornare indietro. La nuova Costituzione attribuisce al Senato, che non sarà più eletto direttamente, il concorso all’ esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’ Unione europea. Sempre il Senato, con le Regioni e le Province autonome, nelle materie di rispettiva competenza, parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all’ attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’ Unione europea e verificherà l’ impatto delle politiche dell’ Unione europea sui territori, dovrà cioè controllare che su tutto il territorio nazionale siano effettivamente applicate tutte le normative provenienti dalla Ue. Più che ambire a «formare» gli atti normativi europei è evidente che il Senato sarà soprattutto chiamato ad attuare nel nostro Paese le politiche dell’ Unione europea. La direzione di marcia è tracciata: dare quel fondamento costituzionale positivo, che sinora ancora mancava, alla partecipazione dell’ Italia all’ Unione europea e al suo ordine economico-finanziario, moneta unica compresa. La Costituzione che sta arrivando, forse passerà? Io mi sto preparando… a votare no e ho scritto persino un libro per illustrare le ragioni del no. Esce tra pochi giorni da Arianna Editrice, spero che lo leggerai e di convincerti se non con questa lettera almeno col libro. Dai, caro Vittorio, sei ancora in tempo per cambiare idea.

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