di Paolo Becchi e Fabio Dragoni su Libero, 05/09/2016


Era il 14 giugno 2016 e il popolarissimo Presidente del Consiglio Ue Donald Tusk – chi non lo conosce nel Vecchio Continente…chi? – si lanciava perentorio in un monito da far rabbrividire noi comuni mortali: «Un’uscita del Regno Unito dall’Unione sarebbe economicamente un disastro anche da un punto di vista geopolitico ma soprattutto potrebbe segnare l’inizio della fine della Civiltà Occidentale». Cosa? Avete sentito bene?
Sì, proprio così. La fine della civiltà occidentale! Infatti dal 24giugno 2016la civiltà occidentale è finita. Di più, la storia è finita. E a noi con sommo raccapriccio non resta che iniziare a contare una per una tutte le piaghe della Brexit, come viene chiamata in gergo l’uscita del Regno Unito dalla Ue.

1) L’acqua si fa sangue. Il National Statistics (l’Istat inglese) diffonde il dato del Pil. Nel secondo trimestre del 2016 il reddito è cresciuto dello 0,6% contro un mirabolante 0% dei cugini Italia e Francia. Su base tendenziale – cioè annuale – la crescita è addirittura del 2,2%.

2) Le rane infestano i corsi d’acqua. L’indice dei prezzi delle abitazioni cresce dell’8,7% contro una previsione dell’8,3% (fonte National Statistics). Con somma gioia dei proprietari di abitazioni. La situazione in Italia è assai diversa. La Banca d’Italia conduce sistematicamente e periodicamente indagini conoscitive sullo stato di salute del mercato immobiliare italiano. Nel rapporto pubblicato ad agosto e riferito al secondo semestre di quest’anno rileva che soltanto l’1,6% degli oltre 31.000intermediari intervistati ha risposto che i prezzi siano in aumento.

3) Invasione delle zanzare. Il Regno Unito ha appena emesso titoli di debito a 30 anni pagando il minimo storico dell’1,30% come tasso di interesse. Creditori terrorizzati, non c’è che dire. Tutto ciò è in realtà la conseguenza diretta del fatto che il Regno Unito ha una sua Banca Centrale pronta a sottoscrivere quei titoli di Stato che non fossero acquistati dagli investitori. Una garanzia che tranquillizza e induce gli investitori ad acquistare debito britannico, senza particolari patemi d’animo, accontentandosi di tassi di interesse ridotti all’osso. L’ultima emissione di un trentennale in Italia risale a giugno 2016 con un rendimento lordo comunque basso ma di poco inferiore al 2,50%.

4) Invasione delle mosche. L’indice di fiducia dei direttori acquisti del settore edile sale a 49,2mentreilprecedente livello era 45,9 e la previsione era 46,1. In Italia l’indice di fiducia Istat delle imprese (non analogo al precedente – sia chiaro – ma significativo del clima economico del Paese) ha appena evidenziato una caduta di quasi il 3% su base mensile. Diverse latitudini. Diversi gradi di fiducia nel futuro.

5) Morì a del bestiame. L’indice dei prezzi al consumo sale dello 0,6% contro una previsione dello 0,5%. Mentre l’Italia è in deflazione. Il bazooka di Draghi contro la deflazione sembra vuoto.

6) Ulcere su animali ed umani. Il British Retail Consortium (i negozianti associati di Sua Maestà, per intendersi) rileva che erano almeno sei mesi che non si registrava un incremento delle vendite al dettaglio della portata rilevata a luglio 2016. Ne è riprova diretta il boom di turisti dopo la Brexit. Il crollo della sterlina ha infatti incoraggiato i viaggiatori in arrivo a spendere, al punto che le vendite al dettaglio – secondo i dati diffusi dall’Ons, l’Ufficio nazionale di statistica britannico – sono cresciute dell’1,4%, dopo il -0,9% di giugno, superando nettamente le previsioni degli analisti, che non andavano oltre il+0,1%. La fiducia dei consumatori insomma si traduce in maggiori acquisti. Quanto alla fiducia dei nostri consumatori l’Istat rileva invece come il relativo indice sia invece sceso del 3,5%. Addirittura al di sotto del livello del 2010. Tutto ciò non lascia presagire niente di buono.

7) Pioggia di fuoco e ghiaccio. L’indice FTSE 100 della Borsa di Londra dal 23 giugno 2016 (il giorno prima del voto) al 1˚ settembre 2016è cresciuto del 6% circa. Il FTSE MIB della Borsa di Milano invece è diminuito di circa il 5%. Volete sapere qual è una delle spiegazioni più gettonate dagli espertoni di finanza? Ma è ovvio. La Brexit.

8) Invasione delle cavallette e locuste. Il Sole 24 Ore pochi giorni fa titolava: “Il voto per Brexit non ha spaventato gli investimenti esteri: +11% sullo scorso anno”. In Italia purtroppo è proprio la componente investimenti delle imprese a deprimere maggiormente la crescita. Uno studio della Cgia di Mestre rileva come nel 2008 gli investimenti fossero quasi 370 miliardi e nel 2015 invece appena 259 miliardi. Cresciuti, certo, rispetto al 2014, ma di un misero 0,8%.

9) Tenebre. La metropolitana di Londra apre pure la notte. «Per contrastare la sfiducia indotta dalla Brexit». Testuali parole del Sole 24 Ore. Il giorno 19 agosto 2016. Qui commentare non serve, caso mai cercare su Google. Se proprio avete tempo da perdere.

10) Morte dei primogeniti maschi. Diffusi gli ultimi dati sull’occupazione. L’Italia ha circa 62 milioni di abitanti. Il Regno Unito poco di più 64 milioni, ma con circa 765.000 disoccupati mentre l’Italia ne ha quasi 3 milioni. Sudditi di Sua Maestà, «fate presto!», chiederebbe sempre il Sole 24 Ore: «Riunitevi a noi, ripensateci». E la risposta è molto chiara: «Col cazzo!».

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