di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su “Libero”, 07/09/2016


C’era un film di qualche anno fa dal titolo «L’aereo più pazzo del mondo», nel quale i passeggeri di un volo di linea sono protagonisti di innumerevoli disavventure comiche, guidati da un equipaggio allo sbando che non riusciva a governare più l’aereo. Il M5S a Roma dà esattamente la stessa impressione. Dopo la pioggia di dimissioni a catena innescate dall’ex Capo Gabinetto Raineri, sono seguite le dimissioni dell’assessore al bilancio Minenna e dei dirigenti di AMA ed ATAC, è arrivata la conferma ufficiale che sia Virginia Raggi sia l’assessore all’Ambiente, Paola Muraro, erano informate già dal 18 luglio dell’iscrizione nel registro degli indagati di quest’ultima avvenuta il 21 aprile 2016. Le dichiarazioni della Raggi e della Muraro vengono rilasciate davanti all’audizione della Commissione Eco-Mafie, davanti alla quale viene confermato che le due signore hanno clamorosamente mentito, quando affermavano in precedenza di non essere a conoscenza di alcuna notizia di indagine nei confronti di Paola Muraro. Virginia Raggi ha precisato di aver informato il direttorio del Movimento di questa situazione, ma è lo stesso organismo che guida politicamente il Movimento a smentire la versione del sindaco. Sembra di rivivere la situazione di qualche mese addietro nel comune di Quarto, quando il sindaco Rosa Capuozzo dichiarò di aver informato il direttorio dell’indagine per voto di scambio dell’ex consigliere De Robbio, e anche in quella circostanza i membri del direttorio smentirono la versione della Capuozzo. LA TRASPARENZA Un dato è certo: il M5S ha violato le sue stesse regole di trasparenza. Se si legge il «Codice di comportamento per i candidati ed eletti del M5S» e precisamente la disciplina delle sanzioni all’art. 9 si troverà scritto che «il sindaco, ciascun assessore e ciascun consigliere assume l’impegno etico di dimettersi se, durante il mandato, sarà condannato in sede penale, anche solo in primo grado. Assume altresì l’impegno etico di dimettersi laddove in seguito a fatti penalmente rilevanti venga iscritto nel registro degli indagati e la maggioranza degli iscritti al M5S mediante consultazione in rete ovvero i garanti del Movimento decidano per tale soluzione». Appare del tutto evidente, sulla base di quel codice (peraltro a nostro avviso allucinante) che Paola Muraro debba dimettersi perché in flagrante violazione di questa prescrizione dal momento che non solo è stata confermata l’ufficialità dell’indagine per abuso d’ufficio a suo carico, ma appare ancora più grave che abbia nascosto questa importante notizia all’opinione pubblica, con il consenso del sindaco Raggi. La condotta della Raggi allo stesso tempo non spicca certo per correttezza ed etica, un tempo supremo vessillo che distingueva i candidati grillini dalla palude politica. Onestà, bla, bla, bla… ve lo ricordate, ebbene è proprio il sindaco ad aver avallato la condotta scorretta dell’assessore Muraro, e la giustificazione di aver informato il direttorio di questa circostanza non può essere certo considerata un alibi. Ad ogni modo, non era «lo scaricabarile» considerato una pratica della peggiore politica di palazzo che il M5S aveva giurato di distruggere? I cittadini romani hanno eletto Virginia Raggi o un direttorio e un mini-direttorio privi di qualsiasi legittimazione giuridica e democratica? Appare del tutto evidente che dopo il caso Muraro, il M5S ha definitivamente superato il punto di non ritorno passato il quale non potrà mai più rivendicare alcuna verginità politica né presunta superiorità morale. Di fronte alla circostanza di un’indagine penale, i grillini si sono comportati come e peggio dei suoi predecessori. Difatti, se si scorre nuovamente il suddetto codice di comportamento, all’art. 5 si troverà la voce «trasparenza», sotto la quale il sindaco eletto si impegna a informare i cittadini delle sue attività durante il suo mandato attraverso lo strumento di YouTube. Ovviamente i video e lo streaming on line sono solamente utili quando si tratta dei propri avversari oppure quando si tratta di mostrare le stanze del Campidoglio, con figli e familiari. I PROTAGONISTI Una giunta formata da improbabili personaggi in cerca di autore, vincolati da una sorta di contratto che giustamente la Appendino si è rifiutata di firmare, e sostenuta da personalità tecniche, sarà priva in partenza delle qualità politiche e amministrative che servono a gestire una macchina complessa come quella capitolina. Anche la nuova scelta dell’assessore al bilancio è sbagliata. Come lui stesso dichiara è stato convinto «dall’amico Sammarco», guarda caso il titolare dello studio dove aveva lavorato la Raggi. Altro che scelta condivisa in streaming. Anche ammesso che sia una persona giusta, è la persona giusta, ma nel posto sbagliato. E la persona giusta, come tutti sanno, c’era e avrebbe rilanciato tutto il Movimento. Scelte sbagliate in questo caso una seconda volta, scelte sbagliate in partenza come la Muraro , un sindaco paralizzato che si trova impossibilitato a governare perché eterodiretto da un direttorio e da un mini direttorio che impediscono la normale gestione dell’amministrazione comunale. Beppe Grillo che comunica via sms le direttive da seguire. Ma è così che si governa? Questo caso tra l’altro ha fatto anche emergere le mille contraddizioni che animano il M5S, quando abbiamo assistito alla notte dei lunghi coltelli in salsa grillina con il mini-direttorio romano formato dal duo delle badesse Taverna-Lombardi che fa lo sgambetto all’odiata Virginia, per la troppa visibilità mediatica che oscurava entrambe. Uno spettacolo disgustoso. L’unico vero capo del Movimento era Gianroberto Casaleggio, solo la sua presenza, la sua autorità, riusciva a frenare i protagonismi dei personaggi più in vista dell’universo grillino. Scomparso lui, chiunque si sente legittimato a impugnare lo scettro del potere. E non è affatto detto che Grillo con il Vinavil riesca a incollare i cocci di un Movimento che preso dalla frenesia del potere ha rinunciato ai suoi principi. Vengono in mente le parole di Paola Taverna di qualche mese fa: «C’è un complotto per farci vincere». Al momento sembra che l’unico complotto sia quelle del Movimento contro sé stesso. Il M5S ha comunque già tradito la sua stessa ragione d’essere, quella di restituire la politica ai cittadini, e quando la bolla scoppierà e gli italiani si accorgeranno del bluff saranno cazzi amari per chi, come Di Maio, sogna di sostituire Renzi. È solo questione di tempo. riproduzione riservata

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