di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 08/09/2016


Raccontano le cronache dell’incontro fiume del direttorio M5S che alla fine i suoi protagonisti sono usciti stremati, qualcuno persino in lacrime. In queste ore si assiste in diretta alla disgregazione del M5S. A qualcuno potrà sembrare prematuro parlare di fine del Movimento, ma se si mettono insieme gli ultimi accadimenti da quando è scomparsa la figura di Gianroberto Casaleggio, tutto sembra andare proprio in quella direzione. Per il momento il braccio di ferro tra il sindaco Raggi e il direttorio M5S non è ancora terminato. Pare che la Raggi abbia deciso di sacrificare Marra e di ridimensionare il ruolo di Romeo, ma non sia disposta a cedere sulle nomine di De Dominicis e Muraro. Come andrà a finire? Davanti a sé la Raggi ha diverse strade percorribili. La prima è quella di resistere e attestarsi dietro la linea Maginot dell’autonomia politica del sindaco, respingendo le pressioni del direttorio e di Grillo che pretendono di imporle la linea. Del resto, da un punto di vista meramente giuridico, il direttorio non ha alcuna legittimazione giuridica per imporre alla Raggi decisioni che spettano al sindaco, né tantomeno può farlo Beppe Grillo. L’unica arma che il M5S ha in mano contro il sindaco è il contratto che lei stessa ha firmato con la Casaleggio&Associati, nel quale si impegna a rispettare le indicazioni di Casaleggio, pena sanzioni pari a 150mila euro. Ma si tratta di un’arma spuntata, e Virginia Raggi, avvocato, dovrebbe saperlo e forse in questo il praticantato allo studio Previti potrebbe essersi rivelato utile. Nessuno può imporre alla Raggi le dimissioni dei suoi assessori, solo lei ha il potere di revocare le loro deleghe. In questo caso la ribellione sarebbe portata a termine, e ci troveremmo di fronte ad un altro caso Pizzarotti. Se così fosse Grillo toglierebbe l’autorizzazione a utilizzare il simbolo del Movimento, ma la Raggi se avesse il sostegno dei suoi consiglieri potrebbe andare avanti per la sua strada e al M5S non resterebbe altro che giocarsi la strada della causa civile contro di lei. Nella seconda ipotesi, il sindaco dovrebbe cedere su tutta la linea e rassegnarsi all’eventualità di essere uno strumento nelle mani del direttorio (e minidirettorio) una sua semplice protesi e in parte, seppur ridotta, della stessa coppia Davide Casaleggio-Beppe Grillo. Se lo farà i romani sapranno che a governare Roma non è il sindaco, ma tutti questi gruppi di potere che oggi decidono all’interno del Movimento. Se il direttorio non riuscirà a telecomandare la Raggi, potrebbe anche esserci una terza possibilità per liberarsi di Virginia, ed è quella delle dimissioni in massa dei suoi consiglieri, eventualità che porterebbe automaticamente a sciogliere la giunta Raggi. E in questo c’è il recentissimo precedente di Ignazio Marino, silurato con lo stesso sistema dal Pd. È proprio questa ultima eventualità a lievitare in queste ore, quella che i consiglieri grillini, su indicazione del direttorio, decidano per una fronda in massa. Questa potrebbe essere la vera arma in mano al direttorio per portare la Raggi a miti consigli e tentare la via del compromesso, accentando una soluzione che le consenta di salvare la faccia. E questa è la quarta ipotesi. Del resto nessuno ha interesse a far naufragare la legislatura del sindaco. Con Marino si trattava di una situazione in effetti diversa. In quel caso infatti all’interno del Pd si era imposta in modo compatto la linea renziana, e questa è stata eseguita senza sbavature. Qui siamo in casa 5Stelle, nel regno dei presidenti per un giorno, dove tutto è possibile. Chiunque si sente legittimato a salire sulla plancia di comando e indicare la rotta all’equipaggio rissoso e indisciplinato. Quando la Taverna del mini direttorio è stata chiamata in causa per la mancata comunicazione al direttorio dell’indagine a carico della Muraro, si è difesa sbandierando la email inviata al premier in pectore Luigi Di Maio che lo rendeva edotto di questa grave circostanza ( grave almeno secondo i parametri di M5S). «Siete solo dei ragazzini che si sono montati la testa», avrebbe gridato la pasionaria senatrice. Molto probabile che sia così, ma si potrebbe aggiungere «da quale pulpito…». Comunque vada a finire, resta il fatto che il M5S sta scaricando sui romani le sue interminabili beghe. La vera vittima è la città. Mentre si scrive della diatriba tra Raggi e il direttorio, i trasporti continuano a non funzionare, nelle periferie ci sono ancora cumuli di spazzatura e siamo a pochi giorni dalla riapertura delle scuole. Cosa accadrà in quei giorni? Cosa accadrà quando ci avvicineremo alle festività natalizie, di fronte all’eventualità di un Campidoglio paralizzato dalle liti grilline nel caso in cui ora si volesse salvare capra e cavoli? Resta una cosa da sottolineare: la colpa più grave che hanno i pentastellati di fronte ai romani è quella di essersene infischiati del bene dei cittadini e aver portato sul palcoscenico un indegno spettacolo, in netta continuità con quelli precedenti.

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