di Paolo Becchi su “Libero”, 10/09/2016


Sì, non c’è altro modo di dirlo, proprio non lo trovo: Grillo hai rotto i coglioni, non se ne può più. Non se ne può più di questo «balletto» – faccio «un passo indietro», poi uno di lato, poi un po’ avanti, ora un po’ più a destra, ora un po’ più a sinistra. Facciamolo noi, allora, un passo indietro. Il M5S è stato guidato dalla direzione politica – per quanto «occulta» – di Gianroberto Casaleggio: con lui ha ottenuto i successi degli anni scorsi, con lui ha avuto una catena di comando rigidissima (a tratti persino autoritaria), ma funzionante. Quando Casaleggio, per via della malattia che purtroppo lo aveva colpito, ha capito che avrebbe dovuto necessariamente delegare ad altri il controllo sul Movimento, ha costituito il Direttorio. Ed è a quel punto chele cose sembravano essersi chiarite. Grillo, il «megafono», la «voce» del Movimento, si è fatto da parte: e ciò, perché, dopo Casaleggio, il Movimento non poteva che definitivamente istituzionalizzarsi, diventare un partito come gli altri, con i suoi dirigenti, i suoi «vertici», e così via. Ma ecco che ora, con il caso Raggi, Grillo ritorna prepotentemente sulla scena: decide di nuovo lui, si incazza e tuona come ai vecchi tempi. Perché tutto ciò? La risposta è evidente, perché il M5S sta tentando, in tutti i modi, di sfuggire ad un principio che, volenti o no, ancora esiste e costituisce un caposaldo di ogni democrazia: la responsabilità politica. Se esiste un’organizzazione, un movimento, un partito, dev’essere sempre possibile individuare chiaramente chi, in esso, prende le decisioni politiche e se ne assume, di conseguenza, tuttala responsabilità. Perché è solo in questo modo che i cittadini potranno valutare l’operato di quel partito o di quel movimento. Questo deve valere anche per i 5 Stelle. Se c’è un Direttorio, e se è esso che è responsabile, è solo lui che deve decidere. Se è Grillo a decidere, allora deve assumersi lui in persona la responsabilità politica delle sue scelte, e non fare «passi indietro». La domanda è: visto il totale fallimento del Direttorio, ha Grillo il coraggio di assumersi questa responsabilità? Pare di no. Lui è il «garante». Risultato: nessuno è responsabile delle decisioni che il Movimento prende. Ecco perché è venuto il momento che qualcosa cambi definitivamente. Se Grillo vuole guidare il M5S, allora deve smetterla di «gestire» le cose a distanza, senza comparire mai se non permettere le «pezze» quando la situazione, come a Roma, precipita. È lui che ha fondato il Movimento, che ha trascinato i cittadini nelle piazze: si assuma allora, ora che Casaleggio non c’è più, la leadership di questo nuovo partito. E non dica che questa parola non esiste nel Movimento. Leadership significa, nelle democrazie odierne, anzitutto visibilità. Significa anche smetterla di fingere di non impegnarsi mai nelle decisioni, salvo poi intervenire dando degli imbecilli a quelli che sbagliano. Significa guidare davvero il movimento come fanno tutti gli altri capi politici, significa non solo fare campagna elettorale e organizzare gli attivisti, ma darsi un programma politico preciso e regole interne, significa soprattutto assumersi tutta la responsabilità per ciò che i dirigenti del partito fanno e per come gli amministratori del partito si comportano. Grillo avrà il coraggio per fare tutto questo? O continuerà a rompere di tanto in tanto i coglioni, come se fosse ancora il comico che sbraitava contro le multinazionali e le compagnie telefoniche? Ma è uno spettacolo già visto, e non fa più ridere.

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