Di Paolo Becchi su Libero, 11/09/2016


Un tempo queste categorie politiche, destra e sinistra, avevano un senso. Un senso, ancor prima che «ideologico», politico, perché era a partire da esse che si determinavano le opposizioni, gli schieramenti, gli equilibri nazionali e internazionali. Questa è, però, storia passata, storia del XX secolo, di un mondo che non c’è più.
Per l’Italia, poi, l’ultima Sinistra (quella con la S maiuscola) che io ricordi è la Sinistra Comunista guidata da Amadeo Bordiga. Dopo di essa, tutto quello che è venuto in Italia di sinistra è stato soltanto sinistro, a partire dallo stalinista Palmiro Togliatti, che comunque non può nemmeno essere lontanamente paragonato ai suoi successori. Come che sia, chi mai direbbe, oggi, che il Pd è un partito di sinistra? La sinistra esiste ormai solo nei sogni degli imbecilli, che magari pensano di fare un partitino, appunto «di sinistra», per poi allearsi col Pd, dopo che la probabile modifica dell’Italicum (in funzione anti-M5s) attribuirà il premio alla coalizione, e non più alla lista, o forse abolirà il ballottaggio.
Questa è oggi la «sinistra» in Italia. Quanto, poi, alla destra, forse essa non è neppure mai esistita nella storia repubblicana. Il Msi era forse un partito di destra – o non, piuttosto, già una forza «populista»? La Dc comprendeva tutto, dalla destra alla sinistra al centro. Tanto che alla fine ha aperto la strada ai governi di centro- sinistra. Il vecchio Pci era stalinista e di sinistra solo nella misura in cui facciamo rientrare lo stalinismo nella sinistra.
Non è però che le cose vadano meglio se da «destra e sinistra» passiamo a «centro-destra e centro-sinistra». Soffermiamoci rapidamente solo sulle trasformazioni della Seconda Repubblica: il centro-destra ed il centrosinistra non hanno portato né ad una destra paragonabile a quella esistente in altri paesi europei, né ad una sinistra per così dire «socialdemocratica». Basti pensare alla esperienza del berlusconismo: o si era per o contro Berlusconi.
Destra o sinistra erano totalmente irrilevanti. E così sono dilagati, nel nostro Paese, i movimenti post ideologici: Lega prima, M5s poi, e in fondo anche il Pd renziano. Non è che idee di destra e sinistra non esistano più, esse però attraversano le diverse forze politiche, le quali non si dividono più sulla base di quella dicotomia, bensì in base alla capacità di attrarre tanto gli elettori tendenzialmente di destra quanto quelli di sinistra.
In questa situazione credo che sarebbe un errore per tutti cercare di ricostruire un centro-destra da contrappore ad un centro-sinistra, se non altro perché questa divisione non fa i conti con il M5s, che con un Dibba sotto la doccia, un Di Maio nella vasca da bagno e un Grillo al posto di Casaleggio che apre a seconda delle necessità i rispettivi rubinetti, soddisfa per il momento tutte le preferenze. Questo spiega il successo del M5s e non penso che questo sarà scalfito più di tanto, nonostante la figuraccia romana e relativi sondaggi, per una semplice ragione, e cioè che al momento non esiste in Italia una forte e credibile alternativa al disagio. Chi pensa che l’alternativa sia la ricostruzione del centro-destra dei moderati compie, a mio avviso, un errore colossale. Tutt’al contrario il M5s potrà essere sconfitto soltanto da una forza politica più radicale e coerente del M5s, che sappia dare autentica espressione alla protesta sociale. Utilizzare oggi il vecchio vocabolario del centrodestra per riaggregare l’opposizione a Renzi fa venire l’orticaria, quelli che ne parlano, infatti, pensano che sia sufficiente far fare pace tra Salvini e Berlusconi ed ecco il nuovo centrodestra. E contro chi dovrebbe giocarsela, visto che un centrosinistra non esiste più? Oggi esistono il Pd e il M5s ed entrambi sono di sinistra, di centro e di destra, utilizzando secondo il caso tutte le combinazioni possibili. E poi, non c’è proprio niente di nuovo in un nuovo centro-destra, quel tipo di progetto oggi non ha più senso, tutt’al più può essere ripensato in una ottica diversa, che hegelianamente lo superi. Anche l’idea di aggiungere alla Lega Nord una Lega del Sud, per quanto suggestiva, non convince: è come pensare che per risolvere il problema dell’euro sia sufficiente farne due, uno per il Sud e uno per il Nord. Non funziona. O si crea un nuovo soggetto politico, una Lega d’Italia e per l’Italia, che sappia coniugare il federalismo delle origini con l’interesse nazionale, a partire da un programma condiviso anche con altre forze politiche, un programma di pochi punti essenziali, oppure non resta che adattarsi al Pd o al M5s. Hegel avrebbe detto: «Hier ist die Rose, hier tanze».

Annunci