di Paolo Becchi e Fabio Dragoni su Libero, 15/09/2016


Siamo nel 1492. Quasi 1500. Due stralunati personaggi Saverio e Mario – al secolo Roberto Benigni e l’indimenticabile Massimo Troisi – si trovano catapultati loro malgrado in una Firenze medievale o se si preferisce all’alba del Rinascimento. L’amico da poco conosciuto tale Vitellozzo – carattere libertino e ribelle – viene imprigionato dal Savonarola. La madre Parisina non si dà pace disperata per la perdita del figlio. Saverio si fa in quattro per tirarlo fuori di prigione e mandare avanti la macelleria. Ma Parisina non ha occhi e parole che per Mario. «Grazie Mario! Grazie Mario! Grazie Mario!» è uno dei tanti tormentoni del film cult «Non ci resta che piangere». Ecco pure noi abbiamo pensato «Grazie Mario», in questi giorni.
Pochi giorni fa la Banca d’Italia ha diffuso uno studio redatto da due suoi economisti: Alessandro Notarpietro e Lisa Rodano. Roba per addetti ai lavori sia chiaro. Rigorosamente in inglese e pieno di equazioni, logaritmi e modelli econometrici da far venire il vomito cerebrale persino ad uno dei due autori di questo pezzo. Inutile dire chi sia. Ma qualcosa di facilmente comprensibile c’è per tutti, eccome.
Già il titolo ha colpito la nostra attenzione. «La dinamica delle sofferenze bancarie italiane durante le due grandi crisi (quella globale e quella del debito sovrano): un’analisi controfattuale».
Va beh, confessiamolo, il titolo è ancora ostico. Addentriamoci nel sommario e vediamo cosa riusciamo a scoprire. Notarpietro e Rodano scrivono in apertura che il loro intento è quello di condurre un’analisi controfattuale (in parole povere cosa sarebbe successo in uno scenario diverso, una sorta Sliding Doors avete presente?) per quantificare l’impatto che hanno avuto le recessioni del 2008 e del 2011 nella dinamica dei crediti marci delle banche. Le simulazioni vengono eseguite utilizzando il modello previsionale di Banca d’Italia. Viene cioè costruito uno scenario “senza-crisi” per il periodo 2008-2015. Alternativo rispetto a quello effettivamente verificatosi. I due scenari (quello che si è verificato e quello “senza crisi”) si caratterizzano per diversi valori e differenti dinamiche delle principali variabili macroeconomiche (Pil, disoccupazione, inflazione ecc.). L’analisi suggerisce che, in assenza delle decisioni di politica economica messe in atto dal Governo Monti a seguito della recessione, l’ammontare dei crediti inesigibili verso le imprese non finanziarie alla fine del 2015 avrebbe raggiunto quota 52 miliardi, invece di 143 miliardi. Mentre il rapporto sofferenze/impieghi relativamente al comparto imprese non finanziarie avrebbe raggiunto il 5%, un valore in linea con il periodo pre-crisi.
Come? Come? Come? I due autori scrivono che il conto della crisi è di 93 miliardi di sofferenze in più per le sole imprese e di questo dobbiamo pure ringraziare Mario Monti per le «decisioni di politica economica messe in atto per combattere la crisi?».
Monti avrebbe in questo modo salvato il Paese? A noi pare che gli abbia dato il colpo di grazia. E l’analisi controfattuale dei due autori oggi lo conferma ampiamente. Perché lo ha fatto? Monti ha distrutto la domanda interna perché doveva ridurre le importazioni cresciute oltre misura. E tutto questo non per un destino cinico e baro, ma perché in caso di espansione del ciclo economico, se hai una moneta sbagliata e sopravvalutata, e questo è per noi l’euro, finirai per acquistare merci estere che hanno la poco simpatica caratteristica di essere fatte all’estero, da fabbriche straniere e lavoratori non italiani.
Vogliamo proseguire nel nostro «Grazie Mario» e ricordare com’è che quest’uomo ha salvato il Paese? Ma prego. Nell’ordine:
(1) quando il nostro Salvatore arriva la disoccupazione era l’8%, quando se ne andrà ci lascerà all’11,4%;
(2) quando super Mario arriva la disoccupazione giovanile era il 29%, quando si volatilizzerà sarà pari al 38%;
(3) quando mister Salva Italia arriva il rapporto debito/Pil era al 119%, quando se ne andrà ci lascerà al 126,5%;
(4) quando il sobrio Premier arriva il tasso di crescita del Pil era +0,4%, quando se ne andrà ci lascerà un -2,4%.
Grazie Mario! Hai macellato un intero Paese e ora persino la Banca d’Italia con le sue analisi controfattuali è costretto ad ammetterlo.

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