Di Paolo Becchi su Libero, 18/09/2016


Il confronto politico futuro non sarà tra destra e sinistra, tanto meno tra centro-destra e centrosinistra, come abbiamo già scritto sulle pagine di questo giornale, ma tra coloro che accettano la globalizzazione e coloro che invece intendono contestarla. E contestarla significa, oggi, recuperare l’idea di nazione, ma attribuendo a questa idea un nuovo significato. Una nuova idea di nazione, direi, ed una nuova idea di Stato nazionale. Perché demondializzare significa, in qualche modo, ri-nazionalizzare.

Il compito, ovviamente, è quello di recuperare margini di sovranità, di recuperarli in favore del popolo. E qui il primo punto è la sovranità monetaria. L’Euro è il classico esempio di mondializzazione (sia pure riferito ad una particolare area geografica) e il risultato lo abbiamo sotto gli occhi. La stessa cosa si può dire per l’Unione europea: non si tratta di essere contro l’Europa, ma contro questa costruzione mostruosa: bisogna farla crollare, per poter poi iniziare un nuovo cammino. Questo è un punto importante, che non deve essere frainteso. Chi è contro questa Unione non è affatto un «antieuropeista». Al contrario, è uno che ritiene che questa costruzione stia disintegrando i popoli europei e finirà per disintegrare anche i valori su cui l’Europa stessa si basa. E non sono solo i valori di pace, libertà, dignità: questi sono in fondo valori universali.

I VALORI

Non sono questi valori che definiscono cosa lega tra loro, e solo tra loro, i popoli del vecchio continente. Una Ue senza confini, formata da «cittadini» del mondo, non ha più niente di specificamente europeo, è semplicemente un prodotto della globalizzazione. Se vogliamo ricostruire un’idea di Europa, dobbiamo ripartire dalla concretezza delle nazioni che la compongono. Ecco perché oltre al recupero della sovranità monetaria è necessario recuperare quella nazionale.

L’errore da evitare è quello di confondere questa idea di nazione con il vecchio concetto centralistico di Stato-nazione. Appartenenza nazionale non significa più, necessariamente, Stato centralistico, e può invece coesistere con un riconoscimento molto ampio delle autonomie locali. È il globalismo, e non il «nazionalismo», che è contrario al localismo.

Contro lo strapotere delle oligarchie di Bruxelles cosa resta se non quel residuo di democrazia che troviamo ancora all’interno degli Stati nazionali? Oggi piaccia o non piaccia sono alcuni Stati (Ungheria e Austria in primis) che cercano di opporsi alla dittatura della Ue. Per non parlare del Regno Unito che con un referendum popolare già si è liberato dall’oppressione.

Al super Stato dell’Unione, anticipazione dello Stato totale globale, possiamo solo replicare con uno Stato nazionale federale che riconosca le autonomie locali sulla base di questo vecchio ma non invecchiato principio: stare con chi ci vuole e stare con chi si vuole. Insomma, uno Stato nazionale può esistere anche se al suo interno sono presenti identità locali, ma sempre a patto che queste vogliano stare insieme. Catalani, baschi, scozzesi, alto-atesini: l’autodeterminazione dovrebbe essere concessa a chiunque la voglia. È questo il principio di una sovranità debole, «althusiana», per così dire, al posto di una sovranità forte, leviatanica, «hobbessiana». E solo essa potrà conciliare ciò che sino ad oggi sembrava difficilmente conciliabile: sovranità nazionale e federalismo.

Questa è la ragione per cui una forza identitaria come la Lega si trova oggi di fronte ad una grossa sfida. Non si tratta di perdere la propria identità, la Lega deve trovare una sintesi che senza rinnegare il proprio passato guardi al futuro adottando un modello sovranista debole, come quello che qui ho solo delineato. Ciò le consentirebbe di andare avanti in continuità con la propria eredità culturale, ma mirando a diventare una forza politica presente sull’intero territorio, con un obiettivo politico immediato: il recupero della sovranità monetaria. Sotto il profilo ideologico questo significa: con Miglio, oltre Miglio.

Pensare a due Leghe diverse una al Nord e una al Sud, addirittura con due leader diversi, rischia in prospettiva di indebolire la Lega Nord e di far fallire sul nascere quella del Sud. L’Italia ha bisogno oggi di un nuovo soggetto politico, capace di superare, nel senso hegeliano dell’aufheben, la Lega padana in una Lega italiana, che garantisca al suo interno tutta la libertà di espressione possibile alle diverse autonomie che ne entreranno a far parte, unita però su alcuni obbiettivi politici di fondo, primo fra tutti l’uscita dall’Euro.

IL CAMBIAMENTO

Del resto la stessa Lega ormai è forte anche in Liguria, dove è al governo della Regione, e in Toscana dove guida diversi comuni. E potenzialità di sviluppo sono presenti in Sardegna, in Sicilia e in altre Regioni. Oggi non esiste più una «questione settentrionale» e neppure una «questione meridionale», esiste una questione nazionale perché l’Euro e l’Unione europea stanno distruggendo l’intero paese. E dell’interesse nazionale può farsi carico solo un partito che operi sull’intero territorio. È soltanto con un Movimento politico nuovo, una Lega d’Italia per gli italiani, che si potrà porre fine all’attuale teatrino della politica, che tanto piace al sistema, tra il Pd e il M5S. Lasciamo pure che i morti seppelliscano i loro morti, come ora sta avvenendo con Carlo Azeglio Ciampi, che accettando un cambio lira/euro a noi chiaramente sfavorevole ci ha svenduto alla Germania. La questione oggi politicamente rilevante è: avrà Matteo Salvini il coraggio di dar vita a nuovo soggetto politico?

Ps: gli Statuti, soprattutto quelli dei partiti, non sono il Vangelo. Si possono cambiare.

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