di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 20/09/2016


Mentre fervono i preparativi per la festa del M5S che si terrà nel fine settimana a Palermo, la giunta di Roma fa ancora i conti con i nodi irrisolti di queste ultime settimane. Quello che ancora non è chiaro è perché alcune persone all’interno della giunta romana vengano considerate sacrificabili e altre no. L’esempio più chiaro di questa anomalia viene dal trattamento riservato all’ex assessore al bilancio Raffaele De Dominicis, liquidato con un sms perché «privo dei requisiti» imposti dal M5S. De Dominicis risulta indagato per abuso di ufficio e questo lo pone in contrasto con il codice di comportamento del M5S per i membri della giunta comunale. In realtà, occorre precisare che non è stato ancora emanato un provvedimento di revoca ufficiale nei confronti dell’assessore che in teoria resta ancora formalmente in carica in attesa che la Raggi nomini il suo sostituto. Oggi dovrebbe essere il gran giorno della nomina del nuovo assessore al bilancio, pedina fondamentale senza la quale sarebbe impossibile l’approvazione di molti provvedimenti. Ma l’anomalia vera in questa storia è il doppio standard utilizzato per De Dominicis e per l’assessore all’ambiente Paola Muraro.

TUTTO CONFERMATO
Come è noto, l’assessore Muraro e il sindaco Raggi hanno confermato davanti alla commissione Ecomafie di essere a conoscenza dell’indagine per reati ambientali a carico della Muraro, già dal mese di luglio, ed è questa una circostanza che mette l’assessore all’ambiente in aperta violazione con il codice comportamentale del Movimento. Dovrebbe seguire lo stesso destino di De Dominicis, eppure la Raggi la difende strenuamente a spada tratta, mentre ha scaricato senza batter ciglio l’ex assessore. Perché? La signora Muraro sembra essere il pezzo fondamentale della giunta. Allo stesso tempo risulta molto vicina al ras delle discariche, quel Manlio Cerroni attualmente rinviato a giudizio per avvelenamento delle acquee disastro ambientale, in merito alla gestione della discarica di Malagrotta. Poco prima della nomina ad assessore, la Muraro aveva accettato un incarico come consulente di parte per una società di Cerroni, la Gesenu, attualmente commissariata e indagata per mafia. Secondo la prefettura di Perugia, «esiste un fondato pericolo di infiltrazioni mafiose in Gesenu in grado di condizionare le scelte dell’impresa in questione» e la stessa società detiene partecipazioni in società «interessate da procedimenti penali per gravi ipotesi di reato». La Muraro riceve l’incarico da Cerroni come consulente della Gesenu nel febbraio del 2016, nonostante abbia più volte dichiarato di avergli fatto la guerra sull’arbitrato Ama di 90 milioni di euro. Secondo l’assessore il suo contributo è stato decisivo, ma Ama elargisce compensi superiori agli altri consulenti, in primis all’avvocato Pellegrini che riceve 800mila euro a fronte dei 120mila di Muraro.

L’ACCUSA
Nonostante le dichiarate intenzioni di ostilità a Cerroni, la Muraro si presenta nel mese di agosto dotata di telecamera portatile per fare una diretta streaming emettere con le spalle al muro l’ex ad di Ama, Daniele Fortini, acerrimo nemico di Cerroni. In quel confronto teso, la Muraro accusò Fortini di non aver utilizzato il tritovagliatore di Rocca Cencia della Colari, di proprietà dello stesso Cerroni, per far fronte all’emergenza rifiuti che stava interessando la città e l’ex ad si difese rispondendo che senza una autorizzazione formale non poteva utilizzare quell’impianto. Ora Fortini è stato rimosso e la Muraro ha tolto dall’Ama un ostacolo non da poco per gli interessi di Cerroni. Non sappiamo come andrà a finire la storia della Muraro, ma il dato di fatto è il M5S si è presentato a Roma con l’impegno di scardinare il vecchio sistema che ruotava attorno al ras di Malagrotta, e invece ha inserito nella giunta un membro che appare in perfetta continuità con quel sistema. Non solo, il Movimento ha nascosto all’opinione pubblica il fatto che la Muraro fosse indagata per reati ambientali e continua a lasciarla al suo posto nonostante la violazione dello stesso codice di comportamento per il quale è stato dato il benservito a De Dominicis. A questo punto, sembra del tutto naturale chiedersi quali interessi ci siano dietro la figura di Muraro e perché mai il Movimento mette a rischio la sua credibilità per salvarla? M5S grida al complotto dei poteri forti per far cadere la sua giunta, però allo stesso tempo accoglie personaggi molto vicini agli interessi dei grandi affaristi della Capitale. In campagna elettorale la Raggi ha ripetuto che non ha intenzione di privatizzare l’Ama e di lasciare la proprietà dell’azienda in mano al Comune dichiarando guerra agli speculatori privati che aspettano di prendersi l’azienda. Forse oggi dovrebbe sentire se il suo assessore è d’accordo.

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