di Paolo Becchi su Libero, 21/09/2016


L’udienza sull’Italicum, prevista per il prossimo 4 ottobre, è stata ieri rinviata dalla Corte Costituzionale. Sentito il Collegio, il presidente della Corte Paolo Grossi ha deciso infatti – così si legge nel laconico comunicato di «rinviare a nuovo ruolo» la trattazione della questione di legittimità che avrebbe rischiato, nei prossimi giorni, di dichiarare incostituzionale anche l’Italicum, dopo quanto già avvenuto con il Porcellum. A questo punto è verosimile pensare che la Consulta aspetterà, prima di decidere, l’esito del referendum costituzionale.
Si comprende allora – indipendentemente dai motivi formali che hanno giustificato il rinvio – la ragione politica di questa scelta: evitare di pronunciare l’incostituzionalità della legge elettorale (che appare evidente, visto che presenta gli stessi vizi della precedente legge) prima del referendum. Evitare, cioè, di creare difficoltà ulteriori al presidente del Consiglio: con l’Italicum bocciato dalla Consulta, difficilmente il sì avrebbe possibilità di vincere nel prossimo referendum. Dal momento che la legge elettorale e la revisione costituzionale sono strettamente intrecciate. Una ha bisogno dell’altra.
Rinviando la decisione, invece, la Corte può sperare che, con la vittoria del sì, la questione possa risolversi diversamente, perché – a quel punto – il giudizio sull’Italicum dovrebbe essere parametrato sulla nuova Costituzione, ed allora sarebbe più facile evitare di dichiarare l’illegittimità della legge elettorale, o proporre eventualmente solo quei cambiamenti richiesti da Renzi, sempre che il presidente del Consiglio non decida di cambiare l’ Italicum, seguendo le indicazioni sempre piu pressanti di Napolitano.
Questa strategia politica fa capire quanto in basso si siano potuti spingere i «custodi» della nostra Costituzione. Non solo, infatti, la Corte ha deciso di far dipendere la legittimità o illegittimità dell’Italicum dall’esito del referendum, ma sta anche tentando di influenzare lo stesso esito del referendum rinviando la propria decisione sulla legge elettorale. Strategia perfetta, direi, che mostra quanto anche la Consulta, oggi, dipenda ormai interamente dalle decisioni politiche di Renzi e Napolitano. Entrambi sono in grado di controllare la Consulta, attraverso i giudici che loro stessi hanno scelto.
Che l’operazione sia stata architettata dal «dottor Sottile», con l’aiuto di Augusto Barbera, sembra evidente. Sono loro i due uomini di Renzi e Napolitano: il primo, Giuliano Amato, il politico messo lì da Napolitano; il secondo, il professore di diritto costituzionale, inquisito per concorsi universitari truccati e salvato solo dalla prescrizione, arrivato alla poltrona di giudice solo grazie ad un inciucio tra Pd e M5S. Gli altri giudici hanno evidentemente accettato quanto architettato da questa coppia perfetta che ha saputo compiere il miracolo.
È questa una delle pagine più buie della nostra democrazia: quello che dovrebbe essere l’organo supremo di garanzia cerca, con un «pilatesco» rinvio, di evitare un danno al premier, di fargli un piccolo favore, aspettando l’esito del referendum per dirci se l’Italicum è incostituzionale o no. Sempre che nel frattempo lui non lo cambi. I giudici credono così di salvare la faccia, non rendendosi conto che hanno invece perso ogni credibiltà e soprattutto hanno fatto perdere credibilità alle future pronunce della Corte medesima. Una porcata. Un atto vergognoso che squalifica la Corte e scredita il suo presidente – che ha sempre fatto vanto della propria onestà e intransigenza morale -, piegatosi ad avvallare una squallida operazione politica.

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