di Paolo Becchi su Libero, 25/09/2016


Nove settimane e mezzo… il tempo giusto – come già insegnava l’omonimo film – per stuzzicare la passione, e far rinascere l’amore… in questo caso un vecchio amore, quello tra Berlusconi e Renzi, lasciando cornuti e mazziati tutti gli altri.
Spieghiamoci. Napolitano, il vero artefice di questa fase politica, ha fiutato il serio pericolo della sconfitta nel referendum costituzionale, e non può permettersi di tirare le cuoia senza aver prima visto lo stravolgimento della Costituzione realizzato. Sono anni che lavora a questo progetto su mandato non solo europeo.

C’era pertanto solo un modo per evitare il pericolo: spostare, all’ improvviso, tutta l’attenzione dei media, della “pubblica opinione”, dei cittadini, dal quesito referendario alla legge elettorale, cogliendo così anche l’occasione per “ritoccare” un Italicum che, inaspettatamente, oggi rischia di rivelarsi uno strumento destinato con il ballottaggio ad avvantaggiare, più che Renzi, il M5S.

Insomma: c’è sia da far passare, a tutti i costi, il “sì” alle riforme, e da cambiare quella legge elettorale che, nel 2018, o prima, avrebbe dovuto spianare la strada per una vittoria renziana, ma che – visti i sondaggi – potrebbe rivelarsi un “boomerang” per il Governo. È da questa estate che Napolitano ha dato l’ allarme. E le cose, finalmente, cominciano ad andare al loro posto. Anzitutto, si è “bloccata” la Corte Costituzionale, costringendola a rinviare la sua decisione del 4 ottobre. Poi, si è riaperta la partita, perché ora l’Italicum deve essere modificato, e Renzi sa di potercela fare solo con un nuovo patto con Berlusconi: riscrivere insieme la legge elettorale, assicurando ad una rinnovata Forza Italia (magari anche nel nome) di mantenersi con Parisi tra le principali forze politiche del Paese, in cambio di un sostegno – magari in forma di semplice non opposizione – per il referendum.

La posta in gioco è alta. Ma Berlusconi, con straordinaria astuzia, ha capito di avere una possibilità, insperata, di tornare in gioco, e Parisi è sicuramente l’ uomo giusto per questa nuova operazione.

Grillo e Salvini, se non si svegliano in tempo, potrebbero essere destinati a rimanere con il cerino in mano. Il primo è troppo preso dalle lacerazioni interne al partito per capire quello che sta succedendo, c’è da augurarsi che almeno Salvini non cada nella trappola. Il dato di fatto però è che per i sostenitori del no, la partita sul referendum si fa difficile.

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