di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 25/09/2016


Mentre il M5S si raduna nella due giorni di Palermo per cercare di avviare la nuova fase di «assestamento» del partito che dovrebbe dire addio al direttorio, la novità di questi giorni è il cambiamento del suo rapporto con la stampa estera iniziato all’insegna della diffidenza reciproca, quando ancora M5S si presentava apparentemente come una forza politica in grado di abbattere il sistema esistente. Poi è iniziata la sua metamorfosi, non più collocato ai margini del potere, ma addirittura ammesso nei salotti dell’alta finanza, un tempo tanto disprezzati, e considerato un interlocutore (quasi) attendibile dall’Unione Europea e dagli ambienti della City di Londra. Di Maio-nese è stato il volto prescelto di questa svolta istituzionale del partito che si sentiva maturo per salire a palazzo Chigi. In effetti il Movimento è cambiato, basta dare una rapida occhiata al programma di Palermo, neppure una parola su euro, Ue, sovranità, ecc. La bussola della finanza e dei poteri esteri sembra però spostarsi in un’altra direzione e puntare su lidi più tranquilli e affidabili. Fino a poco tempo fa l’autorevole Times dedicava un articolo a firma di Tom Kington, dal titolo piuttosto esplicito «Gli italiani vanno pazzi per il tour di Di Battista in moto», descrivendo piazze gremite per ascoltare il Dibba nazionale, mentre da altre fonti non pare che le masse si siano riversate per le strade così numerose. Nell’ultima settimana si sono susseguiti però una serie di articoli di segno opposto su tre testate di rilevanza internazionale, il New York Times, il britannico The Guardian e il Wall Street Journal, piuttosto critici sul disastroso esordio del Movimento nella sua avventura romana. Proprio il quotidiano inglese, in un articolo di Stephanie Kirchgaessner, mostra tutta la sua delusione per l’inizio da incubo del M5S nella gestione di Roma, quando «la Raggi ha dovuto affrontare le dimissioni di 4 membri della sua amministrazione, uno scandalo che riguarda il suo assessore all’ambiente (Paola Muraro, ndr) , scelto per ripulire la città, e accuse di essere uno sfortunato strumento nelle mani dei leader di partito». Nella sua analisi la Kirchgaessner si chiede anche «se le difficoltà della Raggi incideranno sulla reputazione del M5S a livello nazionale, a poche settimane dal voto per il referendum costituzionale». Eppure era lo stesso quotidiano inglese, soltanto pochi mesi fa, a cantare le lodi di Raggi-o di luce, definita in un altro articolo proprio dalla Kirchgaessner «una raffinata figura politica» e «un punto di svolta per un partito». La fiducia in bianco, elargita a piene mani, a quanto pare è stata rapidamente ritirata. Stessa preoccupazione e cambio di rotta radicale viene dalle pagine del New York Times, che si domanda «se la vittoria a Roma, piuttosto che aiutare la Capitale a trovare una stabilità politica, mostra che il movimento è segnato dagli stessi difetti dell’establishment che cercava di combattere». Non sono ancora chiari gli effetti per la stabilità della giunta Raggi dopo il no di ieri alle Olimpiadi, salutato dall’esultanza del LA Times perché ora «ci sono meno rivali», ma è del tutto evidente che gli stessi poteri internazionali che avevano concesso al M5S la facoltà di essere considerato un interlocutore attendibile, tale da sostituire persino il Pd come partito di riferimento dell’establishment, si sono resi conto che dentro il Movimento regna il caos ed è in corso una guerra tra bande per impadronirsene, dopo che la morte di Gianroberto Casaleggio ha lasciato ai vertici un enorme vuoto di potere. Grillo non è mai stato ritenuto una persona affidabile. La lezione da trarre da questa vicenda ha due risvolti. Il primo è che non bisogna mai prendere per oro colato il racconto delle vicende della politica italiana presentato dalla stampa estera. Dietro la cosiddetta autorevolezza della stampa estera difatti ci sono interessi molto spesso in piena sintonia con quelli della grande finanza internazionale e delle istituzioni europee. A tal proposito è utile ricordare l’endorsement unanime di tutti i principali quotidiani internazionali a Mario Monti nel 2011, rappresentato come una figura salvifica per l’Italia, quando ancora molti italiani portano sulla propria pelle i segni delle sue cure. Il secondo è la brusca virata dei poteri forti, accortisi di aver puntato sul cavallo sbagliato, e ora pronti a tornare rapidamente al loro più fedele rappresentante, il Pd di Renzi. Non è un caso che nelle ultime settimane sia aumentato intensamente il sostegno internazionale alla campagna per il Sì al referendum costituzionale. Una vittoria del No potrebbe infatti essere il capolinea del governo Renzi e aprire le porte ad una crisi politico-istituzionale tale da rimettere in discussione la stabilità dell’Italia e della intera zona euro. Come che sia, la luna di miele della stampa estera con il M5s è finita e forse non è un caso che al momento la notizia della kermessse di Palermo sia passata inosservata.

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