di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 11/10/2016


Il secondo confronto tra Donald Trump e Hillary Clinton questa volta va in scena a Saint Louis alla Washington University. L’atmosfera è totalmente diversa dal primo confronto e lo si intuisce subito quando i due candidati entrano in scena e non si stringono neppure la mano, ma si scambiano tirati sorrisi di circostanza. Prima di continuare nel racconto dello scontro tra Trump e Clinton, è necessario però soffermarsi un istante sulla narrazione fatta dai media italiani del dibattito presidenziale, secondo la quale la vittoria va assegnata alla Clinton in base al sondaggio effettuato dall’Orc, per conto della Cnn. Viene omesso però che il sondaggio della Cnn raccoglie il parere solamente di 537elettori registrati che hanno assistito al dibattito, mentre i sondaggi effettuati da altri siti on line riportano un quadro completamente differente.

SONDAGGI
Drudge report, in un sondaggio online che ha visto la partecipazione di più di 80mila votanti, riportala netta vittoria di Donald Trump con il 92,78% dei consensi, mentre Fox2 in un altro sondaggio online assegna la vittoria al candidato repubblicano con un margine molto più contenuto di 50,31% contro il 49,69% della Clinton. Ora tutto questo è essenziale per comprendere come i media italiani, quale che sia l’esito del dibattito, riportino costantemente una sola fonte per giudicare la vittoria dei dibattiti presidenziali, ovvero la Cnn, che per fare un paragone con i media di casa nostra è un po’la terza rete della Rai, da tempo roccaforte del PD. Non è un segreto, ed è noto come la Cnn sia molto vicina alla candidata dem. Passando ai contenuti del dibattito, questa volta a differenza di quella passata Trump decide di prendere il toro per le corna e si lancia in un attacco deciso nei confronti di Hillary, che all’inizio sfrutta la domanda dei conduttori sulle dichiarazioni di Donald sulle donne per dipingere l’avversario come un misogino sessista «inadatto a fare il Presidente», aggrappandosi alle dichiarazioni critiche di diversi esponenti repubblicani nei confronti del loro candidato. Questa volta però Trump non si lascia intimidire e tira fuori l’asso dalla manica. In studio infatti ci sono le grandi accusatrici di Bill Clinton, chiamato in causa per gli scandali sessuali nel suo secondo mandato presidenziale, e il candidato repubblicano ha buon gioco ad accusare Hillary di aver coperto gli scandali del marito. La Clinton accusa il colpo e sembra in netta difficoltà contro un Trump decisamente più arrembante e aggressivo. The Donald raccoglie gli applausi convinti del pubblico quando afferma che «il rispetto delle donne» che tira in ballo Hillary è poco credibile di fronte al comportamento del marito. Su questo la Clinton si dimostra in difficoltà, e preferisce non rispondere direttamente al suo avversario, nel tentativo di dipingerlo come un uomo «che non chiede mai scusa» per le sue dichiarazioni. Il dibattito continua e la sensazione che si aveva all’inizio viene confermata ampiamente: non si parla di programmi o di concrete strategie politiche dei due candidati, ma piuttosto si cerca di aggredire l’avversario nei suoi punti deboli in un corpo a corpo che andrà avanti per tutta la serata. Il clima si surriscalda quando si arriva al tema delle email della Clinton, appena sfiorato nel precedente dibattito, e qui Trump lancia le sue durissime accuse all’ex segretario di Stato, colpevole di «aver cancellato 33000 email» compromettenti. Anche in questa parte del dibattito Trump mostra molto più mordente e grinta nel mettere Hillary all’angolo su una questione nella quale ha mostrato imbarazzo e difficoltà nel giustificare il suo comportamento. Si passa poi ad affrontare la questione del terrorismo islamico, e qui forse la Clinton mette segno un punto ricordando come Trump abbia proposto di vietare l’ingresso alle persone di religione islamica, senza fare le dovute distinzioni tra i musulmani leali agli Usa e quelli invece devoti alla causa dell’estremismo radicale. Trump non si sottrae all’attacco e stigmatizza il piglio «politically correct» del suo avversario, che utilizza l’espressione «terrorismo internazionale» per non urtare la sensibilità dei musulmani. FISCO I conduttori arrivano ai due temi più scottanti: la questione delle email della Clinton pubblicate da Wikileaks e i vantaggi fiscali utilizzati da Trump per pagare meno imposte. Anche in questa parte del dibattito Trump cita abilmente il contenuto delle email per mettere in difficoltà la sua avversaria e riesce a smarcarsi dall’accusa di aver goduto di vantaggi fiscali illeciti, dal momento che le deduzioni utilizzate sono legali. Si chiude con la politica estera, e in questa parte Hillary fa di tutto per raffigurare Trump come più vicino agli interessi della Russia che a quelli americani, ma su questo il candidato repubblicano risponde che la Russia sta combattendo l’Isis mentre i «ribelli moderati» difesi dalla Clinton sono vicini all’Isis. In conclusione, la sensazione è che Trump si sia aggiudicato nettamente questo round e abbia cambiato completamente strategia: dalla moderazione del primo dibattito all’attacco sui temi più scomodi del suo avversario, ed è indubbio che ne abbia tratto dei vantaggi. Quando Trump non si modera, piace molto di più al suo elettorato e incalza la Clinton sulle sue questioni più imbarazzanti. Appuntamento finale al 19 ottobre. La partita non è ancora chiusa.

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