di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 14/10/2016


Nella campagna per le presidenziali americane la narrativa che ci viene proposta dai media italiani e statunitensi, è quella di una Clinton saldamente in testa nei sondaggi. Difatti proprio pochi giorni fa, appena dopo il dibattito tra i due candidati, è stato pubblicato un sondaggio della Nbc e del Wall Street Journal che assegna a Hillary un vantaggio addirittura di 11 punti percentuali sul suo sfidante. Questa rilevazione è stata riportata da tutti i media italiani come metro di misura al di sopra di ogni sospetto per stabilire senza possibilità di smentita che effettivamente è la candidata Dem a condurre la partita. Al di là della titolistica dei quotidiani italiani pressoché identica, è interessante notare il meccanismo che si è messo in moto dopo la conclusione del dibattito. La Nbc e il Wsj pubblicano il sondaggio in questione, i media italiani non fanno altro che riprodurre pedissequamente la notizia, e decretano che il candidato repubblicano è sotto nella corsa alle presidenziali. È effettivamente così? Un’interessante analisi sulla metodologia scientifica del sondaggio la offre il blog americano Zero Hedge, che ha analizzato la provenienza politica degli intervistati e l’istituto incaricato di effettuare la rilevazione statistica. Circa il 44% degli intervistati si dichiara democratico oppure indipendente più vicino alle posizioni democratiche, mentre un altro 37% dichiara di essere repubblicano o tendenzialmente vicino ai repubblicani. Già da questo primo dato, è evidente che c’è una forbice di ben 7punti tra gli intervistati democratici e quelli repubblicani, ed è più che sufficiente per sollevare serie obiezioni sulla validità scientifica del sondaggio. Inoltre il campione prescelto di 900 persone è troppo ridotto per essere rappresentativo della eterogeneità dei ceti sociali americani. Ma a destare ancora più perplessità è l’istituto di sondaggi al quale è stata assegnata la rilevazione, l’Hart Research Associates, presieduta dal 1984 da Geoffrey Garin. Sul sito della Hart, Geoffrey Garin è presentato come sondaggista e consulente strategico per Priorities Usa, il comitato elettorale a sostegno della rielezione di Barack Obama, e attualmente ricopre lo stesso ruolo sempre per Priorities Usa, a favore dell’elezione della Clinton alla Casa Bianca. Non solo, per i suoi servigi il comitato elettorale di Hillary ha versato a Garin una somma di 178.500 dollari a settembre di quest’anno, e un’altra di 42.000 nello stesso mese per un totale di 220.500 dollari. Dunque, ci si domanda se non sia legittimo sospettare che le valutazioni di Mr. Garin non siano del tutto indipendenti, ma viziate da lampanti conflitti d’interessi. Non solo la maggioranza degli intervistati, come detto in precedenza, è più vicina al partito democratico, ma lo stesso istituto ha un provato rapporto di dipendenza con uno dei due candidati. A questo punto, se il sondaggio non può essere considerato valido perle ragioni elencate, non resta che chiedersi di quale vantaggio di 11 punti stiano parlando i giornaloni italiani, e soprattutto perché non si sono presi almeno la briga di verificare i legami di Garin con la Clinton, di cui solo noi oggi parliamo. Forse ci sono troppo conflitti d’interesse anche dalle nostre parti, e sembrano tutti pendere dalla parte di Hillary.

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