di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 22/10/2016


La questione della legalità dell’invio di soldati italiani ai confini russi della Lettonia nell’ambito di una missione Nato è stata sollevata correttamente da Lucio Malan sul suo sito web. Il Senatore riporta l’estratto dell’ordine del giorno G4.102 presentato il 29 giugno 2016 dal Senatore Divina assieme a tutto il gruppo della Lega Nord, nel quale il governo si impegna a «non autorizzare la pianificazione di eventuali manovre ed esercitazioni Nato che abbiano dichiarato ed esclusivo carattere antirusso». È in aperta violazione di questo documento, accolto dal governo, che sta avvenendo la partecipazione dell’Italia alla missione Nato in questione, una missione che rischia die sporre il nostro Paese a serie ripercussioni in ambito militare. Difatti, non si è fatta attendere la replica della portavoce del ministro degli esteri russo, Maria Zakharova, che ha denunciato la politica della Nato come «distruttiva» e non interessata alla «lotta contro minacce e sfide comuni». A destare stupore è la leggerezza e il comportamento irresponsabile dei ministri degli Esteri e della Difesa, Gentiloni e Pinotti, che nella conferenza stampa tenutasi il 14 ottobre si difendono formalmente dichiarando di avere informato dell’operazione in Lettoniail26lugliolecommissioni riunite di Camera e Senato degli Esteri e della Difesa. I due ministri però dimenticano che l’ordine del giorno G4.102 non era stato nemmeno posto in votazione perché approvato dal governo, e dunque l’esecutivo si era impegnato a non partecipare a operazioni militari ostili ai rapporti bilaterali con la Russia. Il governo si è posto al di fuori della legalità violando l’impegno preso in Parlamento, e non consentendo alle Camere di esprimersi sul differente carattere della missione. Una modifica dell’odg avrebbe richiesto un nuovo passaggio parlamentare nel quale l’esecutivo avrebbe dovuto rendere conto delle sue nuove strategie e intenzioni nell’ambito della partecipazione alla missione Nato. L’auspicio è che i gruppi parlamentari della Lega Nord, tra i primi a sollevare la questione, presentino quanto prima una interpellanza per chiedere spiegazioni al governo. È piuttosto maldestro il tentativo di mascherare queste operazioni sotto la voce delle politiche di deterrenza dal momento che le simulazioni militari ai confini sono sempre state sinonimo di provocazione nei confronti dello Stato vicino. Senza lasciarsi andare a parteggiamenti ideologici per uno dei due blocchi in contrapposizione, è giusto però ricordare che la Russia fino ad oggi non ha invaso nessuno Stato, né ha mostrato nessuna reale intenzione a utilizzare le proprie capacità militari per minacciare i Paesi che la circondano. Sono stati gli Usa a installare gli ICBM in Romania in quella che è sembrata una chiara intenzione di utilizzare questi missili in funzione antirussa. Ma è proprio la funzione e lo scopo della partecipazione italiana alla Nato a questo punto che occorre ripensare. Dopo il crollo del muro di Berlino uno dei protagonisti della prima repubblica Giulio Andreotti, dichiarò pubblicamente che la Nato aveva perso la sua ragione d’essere e che andava sciolta. La partecipazione all’Alleanza Atlantica, secondo il SIPRI, costa 26 miliardi di euro all’anno, ovvero 70 milioni di euro al giorno. È curioso come il governo si vanti di un risparmio di 57 milioni all’anno grazie alla «riforma» del Senato, quando ne spende 70 al giorno per mantenere la Nato. Si potrà obbiettare che è necessario spendere questi soldi per assicurare la sicurezza del Paese e per contenere la minaccia del blocco orientale, ma la guerra fredda è finita da tempo e la Russia non è più un Paese comunista. Quindi a cosa serve tenere in vita questa enorme struttura militare? Gli Usa, da quando è crollata l’Urss, non solo non hanno ridotto la propria partecipazione alla Nato, mane hanno espanso l’influenza geopolitica e militare con l’adesione dei Paesi baltici. È la Nato che continua a espandersi, mentre la Russia assume una posizione difensiva e di contenimento. Washington sembra decisa a estendere la sua egemonia anche laddove non ci sono partner disposti a subirla. Resta da capire se davvero gli Usa siano disposti a scatenare una guerra nei confronti dell’ultimo ostacolo alla globalizzazione del loro Impero, la Russia di Putin.

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