di Paolo Becchi su Libero, 30/10/2016


Sono tre le figure che si contendono oggi la scena politica: Renzi, Grillo e Salvini. Anche chi, come me, ritiene Renzi un avversario gli deve riconoscere alcuni meriti. Alla prova del referendum mostra tuttala sua determinazione, la sua scaltrezza e persino una certa spietatezza. Sono qualità importanti per un politicante. Qualità che egli sta oggi impegnando con tutte le sue forze per far accettare al popolo italiano la revisione della Costituzione. Il fronte del Sì ha un leader, un vero leader, un capo amato e odiato anche all’interno del suo stesso partito, come ormai è evidente. Un leader che, volente o nolente, ha legato il suo destino ad una revisione della Costituzione che per la sua ampiezza nessuno sinora era riuscito a fare. Scenderà a compromessi con la minoranza Dem, un gruppo di cadaveri che ancora cammina? O rischierà il tutto per tutto ben sapendo che i voti persi a sinistra potranno sempre essere ripresi da quella maggioranza silenziosa che non scende nelle piazze ma che vede in questa riforma l’ultima possibilità per provare a cambiare qualcosa? Non lo sappiamo. Ma bisogna dargli atto di questo: Renzi sta lottando, per esempio accettare il confronto televisivo con Zagrebelsky e vincerlo nettamente non era da tutti. Ecco, io mi chiedo: il fronte del No ha un leader che possa essere paragonato a Renzi? Non serve forse un leader per condurre una battaglia referendaria la cui posta in gioco, ormai, è di fatto non soltanto la riforma costituzionale, ma il futuro governo del Paese? Se da una parte c’è Renzi, dall’altra al momento c’è soltanto un’improvvisata armata Brancaleone che, almeno in linea di principio, va da Silvio Berlusconi a Beppe Grillo, dalla Lega Nord a quel poco che resta della sinistra italiana, dai partigiani a Casa Pound. Ciascuno per sé e tu/tti contro tutti. Grillo, a parole, è per il No, ma non gliene importa un tubo, lui i senatori nel suo partito li ha già eliminati: non contano e delle Regioni ha sempre parlato malissimo. In più al momento è preso dalle lacerazioni interne al suo partito e come dice lui e il suo nuovo socio a fare giurisprudenza politica con l’approvazione del nuovo Non Statuto e del Regolamento nel tentativo di non perdere tutte le cause che ha in corso con i dissidenti ingiustamente espulsi. Dell’attuale costituzione non sa neppure quando sia stata promulgata e della nuova sa recitare solol’art.70, che in effetti richiede doti teatrali. Il che significa che il principale partito d’opposizione a Renzi, ilM5S, il partito che si candida a vincere le prossime elezioni politiche, dopo aver conquistato Roma e Torino, non è in grado di guidare il fronte del No, perché il suo capo politico non ha alcun interesse ad impegnarsi in prima persona nella campagna. Del resto se l’unico problema è la casta, con la Costituzione rivista sarà almeno un poco ridotta, o no? Il taglio degli stipendi dei parlamentari proposto in questi giorni da Grillo con grande enfasi si sposa perfettamente con il taglio dei senatori proposto da Renzi. Una grande farsa per acchiappare voti ma che non risolve nessun problema. Del resto l’impegno per la raccolta di firme per il referendum da parte del partito di Grillo è stato modesto, tanto che solo il Comitato per il Sì ha raggiunto le 500.000 firme richieste. Il tutto per i grillini si è ridotto alle vacanze del Dibba in motoretta sulle spiagge italiane, a parlare di referendum dopo «un tuffo dove l’acqua è più blu». Chi guiderà allora la dispersa e confusa schiera dell’opposizione? Chi avrà la forza di dire un No chiaro e forte nelle piazze? Per certo non Berlusconi, tutto in fondo è cominciato con quello sciagurato patto del Nazareno e se oggi Berlusconi in televisione esprime la sua opposizione a Renzi dobbiamo credergli ma gli uomini delle sue aziende, tutt’altro che ininfluenti in un partito-azienda, hanno già detto cosa pensano della riforma. Comunque sia, difficile pensare che un uomo di 80 anni, ancora convalescente per un intervento al cuore, possa porsi alla guida di quella che un tempo era l’alleanza di centro-destra. Siamo realisti: l’unico che oggi può lanciare l’affondo è Salvini, e a mio avviso dovrebbe farlo cercando anche il contatto esplicito con Grillo, che come in passato rifiuterà qualsiasi coinvolgimento, ma Salvini potrà smascherarlo, dimostrando che il M5s sta facendo il doppio gioco sul referendum, come su euro e Ue. Ricapitoliamo. Al momento la situazione è questa: da una parte c’è un leader, che ce la sta mettendo tutta per vincere; dall’altra, un impegno affidato più all’attivismo di giornalisti, intellettuali, professori, movimenti. Forse solo Salvini può ancora interpretare l’anti-Renzi. In ogni caso, qualcuno, questa volta, alla fine dovrà vincere e qualcuno perdere. Sì o No.

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