Di Paolo Becchi e Fabio Dragoni su Libero, 31/10/2016


«Con le riforme abbiamo dimostrato di essere credibili agli occhi dell’Unione Europea», gongolava giuliva poche settimane fa la vice segretaria del Partito Democratico Deborah Serracchiani. Ed è grazie a questa ritrovata credibilità che forse, sottolineiamo forse, la Commissione Ue in persona del commissario francese Moscovici (come commissario francese per la verità noi preferivamo Maigret) ci farà dono della sua magnanimità. Potremo nientepopodimeno che spendere qualche zero virgola del nostro Pil per gestire due grandi emergenze italiane: il terremoto e gli immigrati.

Che tradotto per i non “addetti ai livori” sono qualcosa come 7-8 miliardi dei nostri soldi. Ripetiamo, dei nostri soldi. Verrebbe da chiedersi a chi mai il Giappone, col suo 240% di debito/Pil, avrà mai chiesto il permesso per ricostruire le città devastate dal terribile tsunami di inizio millennio. Ma noi preferiamo ora farci un’altra domanda: in soldoni, quanto costa un terremoto?

Una risposta univoca ovviamente non c’è. Ogni sisma fa storia a sé, e questa triste contabilità è purtroppo destinata ad aggiornarsi di ora in ora a causa delle più recenti scosse che hanno fatto abbassare il suolo delle città marchigiane colpite di quasi 20 centimetri.

Ma un punto fermo su questa materia hanno provato a metterlo gli ingegneri con il loro Consiglio Nazionale. Lo hanno fatto in un documento pubblicato nel novembre del 2014. «Nell’affrontare in una prospettiva storica il tema dei costi dei terremoti distruttivi in Italia, si può fare riferimento agli ultimi 50 anni, prendendo un arco di tempo elevato durante il quale si sono verificati sette terremoti distruttivi e rispetto al quale è possibile ottenere dati economicamente comparabili». Attualizzando quanto speso per il tasso di inflazione, il Consiglio Nazionale Ingegneri stima che gli ultimi sette terremoti italiani siano costati qualcosa come 122 miliardi di euro. Stiamo parlando di tragedie che hanno segnato la storia recente della nostra gente: dal Belice al Friuli Venezia Giulia, dall’Irpinia alle Marche e all’Umbria, dalle Puglie al Molise passando per l’Aquila e quindi finire all’Emilia: 122 miliardi per sette terremoti che hanno ferito il nostro Paese. Sempre comunque riuscito a ripartire da zero, col sudore e l’impegno delle comunità colpite. Ma c’è qualcosa di più costoso che non siano sette terremoti in 50 anni? Qualcosina di più costoso e altrettanto devastante per la nostra economia in realtà ci sarebbe. Anzi, c’è stato. Per essere precisi, giusto quattordici anni di Unione Europea. Quasi tre lustri che hanno visto volare via dalle nostre casse qualcosa come 132 miliardi. Non scherziamo. Sono soldini (o soldoni, fate voi) che hanno preso la strada di Bruxelles per non tornare più indietro. È infatti questa la cifra che viene fuori facendo una banale addizione. Sono infatti 72 i miliardi che abbiamo dato all’Ue dal 2001 al 2014. Un contributo netto. La fonte di questo numero? La Ragioneria Generale dello Stato. In una tabellina ci dice che abbiamo pagato in 14 anni 213 miliardi, per riceverne indietro 141. Costo netto: 72 miliardi.

Finisce qui? No. Non finisce qui. A questo furto se ne aggiunge un altro. I 60 miliardi che – soprattutto dal 2011 in poi -abbiamo a piene mani elargito al Fondo europeo Salva Stati, che in realtà era un fondo salva banche. Mentre cioè venivamo letteralmente messi in croce con la bufala dello spread, zitto zitto, Super Mario faceva lo splendido staccando assegni in favore della banda Bassotti di Bruxelles. Sessanta miliardi, per essere precisi. Serviti, come riconosciuto dallo stesso Sole 24 Ore, a rimborsare le banche creditrici francesi e tedesche, che avevano incautamente elargito prestiti in tutta Europa. Soldi usciti quindi dalle nostre tasche, e non destinati a ricostruire case distrutte dai terremoti o economie devastate dalla crisi. Ma soldi con cui super Mario ha rimborsato le banche francesi e tedesche. Sessanta miliardi che avremmo potuto prestare alla nostra economia. Magari a tassi agevolati. Magari alle famiglie ed alle piccole e medie imprese colpite nella carne viva dal terremoto o dalla crisi economica, ma che i nostri governi hanno invece depositato sul conto della banda Bassotti. La fonte di questi dati? Semplicemente la Banca d’Italia.

Bene. Ricapitoliamo. La Ragioneria Generale dello Stato e la Banca d’Italia ci informano che in 14 anni di Unione Europea ci siamo svenati: 10 miliardi in più di quanto abbiamo speso per i danni di sette terremoti. Certo, dovremmo aggiungere i costi per il sisma di Amatrice e quello di queste ore in centro Italia. Facciamo 10 miliardi? Beh, negli anni l’Europa costerà comunque sempre di più.

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