di Paolo Becchi su Libero, 09/11/2016


Italia est omnis divisa in partes tres. La peculiarità della situazione politica italiana odierna rispetto al panorama europeo sta, se vogliamo, proprio qui: rispetto alla capacità, da parte degli altri sistemi politici, di mantenere un equilibrio essenzialmente bipolare – nonostante l’ascesa, anche in paesi come la Germania o la Francia, di nuovi soggetti politici alternativi -, l’Italia si è semplicemente spaccata in tre. Tre parti uguali, o quasi: la parte che fu del Centro-Sinistra, occupata da Renzi, quella che un tempo si chiamava del Centro-Destra, occupata ancora non si sa bene da chi, ed il M5S, dopo la morte di Casaleggio rioccupato da Grillo. Nella battaglia sul referendum, due parti sono contro la terza parte (peraltro a sua volta divisa al suo interno). E tuttavia le due parti non comunicano tra loro: Salvini ha provato in tutti i modi a coinvolgere Grillo, invitandolo anche a partecipare alla prossima manifestazione per il No al referendum, ma questo ha risposto picche. Ha fatto bene Salvini? È stata una mossa giusta? Direi di sì: Grillo si è sentito scavalcato dalla Lega nella protesta, e così è stato almeno costretto a scendere in campo: dovrà anche lui iniziare a farsi vedere nelle piazze e non potrà invece vivere di rendita come pensava di fare. Da qui l’annuncio avvenuto proprio in questi giorni di un tour che toccherà molte città italiane per parlare del referendum. Proprio sul referendum le cose però si stanno complicando, aggrovigliando e forse neppure in questa settimana sapremo con certezza se si terrà o meno nella data, peraltro già fissata, del 4 dicembre. La partita sul referendum infatti potrebbe essere sospesa e rinviata alle calende greche, se il Tribunale di Milano dovesse accogliere il ricorso presentato da Valerio Onida. Il fatto è che questa non è una partita di calcio, e la domanda è: può essere sospeso ora un referendum snervante che finalmente è giunto alle sue battute finali? Probabilmente sì sotto il profilo giuridico, ma politicamente sarebbe un colpo di Stato all’interno di quel «colpo di Stato permanente» (per riprendere il titolo di un mio libretto) in cui dal 2011 stiamo vivendo. Come mai Onida, uno dei «saggi» di Napolitano non dimentichiamolo, ha deciso di presentare un tale ricorso? Ma è evidente: Napolitano ha una paura matta che tutto il suo piano golpista salti e allora tanto vale bloccarlo e lasciare Renzi al suo destino. Meglio far saltare il referendum che perderlo. E il tutto potrebbe realizzarsi, appunto, per via giudiziaria. Come stanno cercando ora di bloccare per via giudiziaria la volontà del popolo inglese espressasi nel referendum a favore dell’uscita dall’Unione europea, allo stesso modo qui si tenta addirittura di evitare per via giudiziaria, il referendum sulla revisione della costituzione. È pazzesco: tutto è nelle mani di un giudice che a seconda di come si sentirà quella mattina deciderà di dare un aiutino a chi vuol rinviare il voto di dicembre, oppure respingerà il ricorso. Entrambe le opzioni, in punto di diritto, sarebbero accettabili, quello che non è accettabile in un sistema democratico e che «colui che decide sullo stato di eccezione», per dirla con Carl Schmitt, sia un giudice. Staremo a vedere. Una cosa però è certa: il Paese avrebbe bisogno di chiudere al più presto possibile la partita sul referendum che ormai è già ai tempi supplementari. E teniamo presente che la Corte costituzionale (a nostro avviso sbagliando) ha persino sospeso il suo giudizio sulla legge elettorale legandolo all’esito del referendum. Se si spostasse la data del referendum, quando, di grazia, la Corte ci dirà qualcosa sull’Italicum? Una Corte azzoppata perché, guarda caso, il giudice Frigo, giudice eletto nel 2008 e ancora espressione del centrodestra, si è dimesso e dunque in caso di parità il voto del presidente varrà il doppio. Il Paese langue senza una seria politica per l’immigrazione, in mancanza di una seria politica economica (del resto impossibile dentro la gabbia dell’euro) e con una miseria e povertà dilagante. Mentre i nostri figli sono costretti a emigrare all’estero in cerca di un lavoro. E il nostro futuro è appeso alla decisione di un giudice: speriamo almeno abbia dormito bene e prenda la decisione più saggia, perché in assenza di accordo tra le opposizioni il piano architettato da Napolitano potrebbe anche riuscire. Far saltare Renzi, evitare le elezioni anticipate, e sostituirlo con un «tecnico». Del resto Napolitano ha costretto Berlusconi a rassegnare le dimissioni e lo ha sostituito con Monti, ha impedito a Bersani di tentare di formare un governo con il M5S, ha cacciato Letta quando era diventato inservibile, e ora potrebbe fare la stessa cosa con Renzi. Napolitano non sa ancora con chi sostituire Renzi, ma sono certo che ci sta già pensando. Poco importa che non sia più lui il presidente, la sintonia con il suo successore è totale.

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