di Paolo Becchi su Libero, 17/11/2016


Lo abbiamo già detto: l’Italia è oggi politicamente divisa in tre: tre schieramenti, tre forze politiche più o meno equivalenti, tre modi di pensare la politica, interna ed estera. Inutile ripetere chi sono i tre soggetti. Conviene, piuttosto, soffermarsi su uno di essi, forse il più difficile da definire, il più «sfuggente», se non altro perché, al momento, al suo interno diviso. Alcuni, a proposito di esso, parlano di due destre, altri di «moderati» contro «lepenisti», altri ancora sognano la ricostituzione di ciò che fu o non fu il «centro-destra».

Berlusconi, facendo fuori Parisi, ha voluto mandare un messaggio a Salvini («io cedo, ma tu stai attento a non tirare troppo la corda, capito?») ma pare non abbia realizzato che quel sogno, il sogno di un centro-destra, è finito definitivamente. Perché Salvini sta già guardando oltre, oltra la destra, oltre la sinistra e ovviamente oltre il centro-destra, che sono categorie ormai politicamente antiquate.

Tutti i commentatori sui giornali come sulle televisioni, si ostinano a non vedere la trasformazione epocale che è in atto a livello globale, e che sta già incidendo profondamente negli stessi equilibri europei. Si pensi al doppio voto «filorusso» e anti Unione europea dei giorni scorsi in Bulgaria e Moldavia; si pensi al prossimo voto in Austria; si pensi, ancora, al nostro stesso referendum, che a questo punto dovrà anche essere letto come un voto contro «il vincolo esterno» addirittura inserito in Costituzione. Con il Sì, non dimentichiamolo, ci leghiamo mani e piedi all’Unione europea e anche l’uscita dall’euro sarà impossibile. Con il No contribuiamo ad alimentare quel vento caldo del populismo che farà a pezzi ciò che ancora esiste, sgretolando le vecchie credenze. Piaccia o meno, questa è la realtà, ed è con essa – e non con i residui del passato – che bisognerà fare i conti. Si tratta di scegliere quale «populismo» vogliamo, quale «populismo» possa davvero aprire una pagina politica nuova per il nostro Paese. E, in Italia, ormai, non esistono che due vie, per chi si oppone al progetto postdemocratico di Renzi.

Da una parte quella del Movimento Cinque Stelle, la finta opposizione a Renzi, ma che come Renzi vuole rimanere in Europa, un tempo forza politica genuinamente populista e ora populista solo di facciata. Dopo la morte di Gianroberto Casaleggio, della sua testa pensante, il Movimento è privo ormai di una visione politica: se continua a crescere nei sondaggi questo è dovuto solo alla mancanza di una alternativa credibile.

Ma una via alternativa per gli italiani ci sarà presto, con la nascita di un nuovo soggetto politico, autenticamente populista, che si può costruire mettendo insieme tutte quelle forze già esistenti che si riconoscono in un programma politico molto semplice e lineare: uscita dalla moneta unica e dall’Unione Europea e recupero della sovranità nazionale.

Salvini ha una missione storica da compiere: portarci in questo nuovo territorio e dopo Firenze ne è diventato del tutto consapevole. Da un congresso della Lega, dopo il 4 di dicembre, dovrà quindi nascere questo nuovo soggetto politico nazionale, aperto a tutte le forze politiche disposte ad accettare un programma politico sovranista-identitario. Questa è l’alternativa, se vogliamo la salvezza dell’Italia. «Il resto è silenzio».

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