di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 23/11/2016


Inizia a delinearsi con maggiore chiarezza la strategia di Donald Trump. Nel suo primo videomessaggio rilasciato ieri, il Presidente eletto elenca le priorità della sua amministrazione per i primi 100 giorni di governo. Al primo posto Trump mette il ritiro dal trattato commerciale del TPP, il Trans Pacific Parternship, firmato dal Presidente Obama nel febbraio di quest’anno. Trump in questo mantiene l’impostazione mostrata durante la campagna elettorale, ovvero quella di iniziare un ritiro dai trattati commerciali internazionali che favoriscono la delocalizzazione delle imprese americane in Paesi a basso costo del lavoro, mentre il presidente eletto vuole premiare con robusti sgravi fiscali quelle imprese che apriranno nuovi stabilimenti sul territorio nazionale. La nuova strategia commerciale degli USA tenterà la rinegoziazione anche di altri trattati, come il NAFTA, attraverso trattative bilaterali. Un approccio di politica estera che mette da parte l’utilizzo di trattative multilaterali, e preferisce puntare direttamente alla negoziazione con i singoli stati.

SHALE GAS
Al secondo posto della sua agenda Trump mette le attuali restrizioni presenti nella legislazione americana in materia di politica energetica. Il Presidente eletto vuole rimuovere le limitazioni per l’utilizzo dello shale oil, un tipo di petrolio non convenzionale noto in Italia come olio di scisto, prodotto attraverso la frammentazione delle rocce e abbandonato negli anni passati negli USA per i costi di produzione elevati. Trump vuole riprendere la produzione dello shale oil, nell’ottica di una strategia che vuole ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio straniero, che viene in massima parte dall’Arabia Saudita. Nell’ultimo anno solamente 60 compagnie impegnate nella produzione di questo tipo di petrolio sono andate in bancarotta con perdite pari a 22 miliardi e mezzo di dollari, a causa principalmente della riduzione dei prezzi del petrolio greggio. Se l’amministrazione Trump dovesse decidere per la riduzione della tassazione a queste imprese, sarà molto probabile aspettarsi una rivitalizzazione di questo settore e un aumento della produzione nazionale dello shale oil. Un altro punto sul quale si è soffermato spesso Trump e messo tra le priorità dei suoi primi 100 giorni, è la bulimia legislativa nel sistema americano. Per il presidente eletto, è necessaria per ogni nuova legge che viene approvata l’abrogazione di due leggi precedenti nello stesso campo di applicazione. Questo per agevolare la semplificazione legislativa e consentire di snellire un po’le procedure burocratiche. Si passa poi a un altro punto fondamentale dell’agenda Trump: la costruzione di una rete di sicurezza in grado di proteggere le infrastrutture americane da attacchi informatici o di qualsiasi altro tipo.

CONTROLLI
Sull’immigrazione l’impostazione è chiara. La priorità per Trump è quella di avviare un’indagine condotta dal Dipartimento del Lavoro sul rilascio dei visti agli immigrati irregolari. Secondo il Dipartimento dell’Homeland Security, nel 2012 nella sola California sono stimati risiedere 2.830.000 immigrati irregolari, rispetto al milione e mezzo del 1990. Solamente questi rappresentano il 24,7% del totale degli immigrati irregolari presenti negli USA, complessivamente pari a circa 11 milioni. Sono immigrati in massima parte provenienti dal Messico, entrati nel territorio americano attraverso il confine con la California. Infine Trump ritorna su uno dei suoi cavalli di battaglia della campagna elettorale, «drain the swamp» ovvero combattere la corruzione e il malaffare presente a Washington impedendo ai rappresentati del governo al termine del loro mandato, di lavorare per lobby o governi stranieri. A quanto pare la strategia seguita dal «transition team» di Trump sembra premiare il suo gradimento nell’opinione pubblica. Secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano Morning Consult, la popolarità di the Donald è cresciuta di 9 punti in più dal 8 novembre. La luna di miele tra Trump e gli americani si consolida quindi, nonostante i media continuino ad attaccarlo quotidianamente. E anche Wall Street gradisce: ieri sera chiusura record del Dow Jones che supera quota 19.000 punti (+0,35, Nasdaq a 0,33%).

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