di Paolo Becchi su Libero, 24/11/2016


Uno degli argomenti più persuasivi a favore del Sì al referendum è che si tratterebbe dell’ultima occasione per cambiare la Costituzione. In effetti, molto spesso si sente accusare coloro che voteranno No di fare una scelta conservatrice che impedirà per lungo tempo qualsiasi cambiamento nel nostro Paese. Si potrebbe replicare che un cambiamento che peggiori la situazione invece di migliorarla sarebbe opportuno evitarlo. Vorrei però qui affrontare il problema da un altro punto di vista. Dobbiamo proprio escludere che se bocciassimo questa revisione della Costituzione sarebbe impossibile farne altre nei prossimi venti anni? È vero che questa è l’«ultima possibilità» e che se vincesse il No saremmo condannati a una lunga fase di immobilismo istituzionale? Io credo di no. E, votando No, io contesto la legittimità a cambiare la Costituzione da parte di un Parlamento eletto in forza di una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Consulta; contesto una revisione costituzionale che, di fatto, è l’esito finale di un colpo di Stato realizzato da Napolitano contro l’ultimo governo di questo Paese eletto legittimamente, quello Berlusconi. Non contesto tuttavia l’idea che la Costituzione debba essere cambiata e non semplicemente ritoccata. C’è bisogno di un nuovo assetto istituzionale e di un nuovo equilibrio tra i poteri. Ma questo significa che c’è bisogno di aprire una vera fase costituente. Il che non può avvenire se non con la partecipazione di tutte le forze politiche e quindi attraverso un Parlamento eletto con una legge proporzionale che assicuri la rappresentanza. Se vincesse il No, è molto probabile che il presidente della Repubblica non scioglierebbe le Camere. D’altro canto avrebbe poco senso farlo. Con quale legge si andrebbe a votare? Sull’Italicum pende la spada di Damocle della Consulta, la quale ha rinviato la sua decisione a dopo il referendum. Le opposizioni, che nella campagna referendaria si sono mosse senza alcuna coordinazione, se vorranno mandare a casa il governo, dovranno insieme sfiduciarlo in Parlamento e lì si vedrà chi è veramente contro Renzi. Molti commentatori, tra cui il direttore di questo giornale, sostengono che Berlusconi non aspetta altro per dare il suo sostegno a Renzi, consentendogli di continuare a governare, magari chiedendo in cambio un accordo sulla legge elettorale. Sarebbe un grave errore politico, dovuto al fatto che Berlusconi ora teme più di ogni altra cosa le elezioni, e con tutte le divisioni presenti nello schieramento di cui è stato leader, è difficile dargli torto. Ma ciò su cui voglio insistere è che silurare Renzi non significa necessariamente andare a votare il giorno dopo con l’Italicum. Può stare tranquillo Berlusconi e possono stare tranquilli tutti i parlamentari: possono mandare a casa Renzi senza aver timore di andare a casa anche loro. Infatti il presidente della Repubblica, dopo aver ridato l’incarico a Renzi, di fronte a una nuova eventuale sfiducia avrebbe sempre la possibilità di rivolgersi a un’alta carica istituzionale e il nuovo governo potrebbe trovare una maggioranza trasversale in Parlamento disposta a dargli la fiducia. È vero, Renzi ha già escluso questa ipotesi, ma in politica vale il principio del «mai dire mai». Un governo istituzionale è un’ipotesi che troverebbe largo consenso: avrebbe il compito di occuparsi, in sostanza, degli affari correnti, mentre il Parlamento dovrebbe fare in tempi rapidi una legge elettorale che, seguendo le indicazioni della Corte, consenta di eleggere una nuova Assemblea in cui siano rappresentate in modo proporzionale le forze politiche presenti nel Paese. E poi? Poi ci sarebbero le elezioni anticipate. Si dirà che una simile situazione sarebbe «ingovernabile». Alcuni hanno, infatti, calcolato che, con il Consultellum – ossia con una legge proporzionale quale quella che già risulta dalla sentenza della Corte (Porcellum meno premio di maggioranza) – non soltanto nessun partito o coalizione raggiungerebbe, da solo, la maggioranza dei seggi, ma non basterebbe neppure, probabilmente, un’alleanza come quella Pd – Forza Italia che, con il «Patto del Nazareno», ha assicurato per un certo tempo la stabilità al governo Renzi. Ma questa sarebbe l’occasione da sfruttare, perché proprio un Parlamento eletto così potrebbe aprire una fase «costituente» in cui con la reale partecipazione di tutte le forze politiche si giunga ad approvare una vera modifica delle «regole del gioco». L’ingovernabilità sarebbe così, paradossalmente, proprio la condizione indispensabile per costringere tutte le principali forze politiche (dal Pd al M5S, da Forza Italia alla Lega) a concordare tra loro, e con la partecipazione di tutti, una revisione il più possibile condivisa della Costituzione. Insomma, sfruttare il Consultellum, e sulla base di quello fare rapidamente una legge elettorale per eleggere un Parlamento che possa davvero definirsi «costituente». Questo è il contro-argomento fondamentale al Sì: soltanto in caso di vittoria del No sarà possibile una fase veramente costituente.

Annunci