di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 27/11/2016


A quanto pare l’Unione Europea sembra aver individuato il colpevole del suo declino: i media e blog indipendenti. Tutto è partito da una lista compilata negli Stati Uniti da Melissa Zimdars, una professoressa del Merrimack College, che ha avuto la pretesa di stabilire una sorta di graduatoria dei siti affidabili e non. Nella lista sono finiti i siti indipendenti americani come il famoso blog Zero Hedge e Infowars, creatura di Alex Jones, giornalista libertario del Texas da sempre molto critico nei confronti dei media mainstream. A dare manforte alla tesi della disinformazione diffusa dai siti falsi, si è aggiunto persino il presidente uscente Usa, Barack Obama, che in un’irrituale sortita pubblica ha accusato i blog indipendenti di distorcere il sentimento dell’opinione pubblica. La tesi ha trovato eco in Europa rilanciata in primo luogo da Angela Merkel nel Bundestage successivamente nel Parlamento Europeo. Dopo che la domenica passatala cancelliera tedesca ha annunciato di voler correre per un quarto mandato nel 2017, Herr Angela si è presentata innanzi al parlamento tedesco e ha espresso tuttala sua preoccupazione per il ruolo giocato dai media alternativi nella democrazia contemporanea. Per la Merkel, «qualcosa è cambiato, la globalizzazione è andata avanti e il dibattito si svolge in un ambiente mediatico completamente nuovo». La cancelleria ha continuato aggiungendo che oggi «le opinioni non si formano nel modo di 25 anni fa» soprattutto «a causa di siti e troll, strumenti che si rigenerano e producono algoritmi con i quali dobbiamo imparare a confrontarci». Se non si dovesse riuscire a fronteggiare adeguatamente questo nuovo fenomeno per la Merkel «potrebbe essere necessario regolamentarlo». Sotto l’espressione della regolamentazione, sembra nascondersi il vero obbiettivo della Merkel e dell’establishment europeo: la censura. Da tempo infatti i media mainstream hanno perso terreno e credibilità nei riguardi dell’opinione pubblica occidentale soprattutto a causa della loro incapacità di raccontare con imparzialità i fatti, dando l’impressione viceversa di essere un megafono dei poteri costituiti. La testimonianza diretta e più recente della perdita di affidabilità dei media tradizionali la si è avuta con le recenti elezioni americane. Piuttosto che raccontare il fenomeno del movimento di popolo sorto attorno a Trump, i media hanno inondato il racconto della campagna elettorale di notizie che davano per certa la vittoria della Clinton. E proprio questo appare l’aspetto più grottesco della faccenda. Come si può compilare una sorta di lista di proscrizione dei media alternativi, quando sono stati proprio quelli mainstream a diffondere notizie false? Poco importa evidentemente per un establishment europeo sempre più in crisi di rappresentatività presso i popoli dell’Unione. Il 23 novembre difatti il Parlamento europeo si è riunito per discutere una risoluzione, fortunatamente priva di valore legislativo, presentata dalla eurodeputata polacca Anna Fotyga. Nella risoluzione in questione sostanzialmente si sollecita l’Ue a «rispondere alla guerra mediatica della Russia». Il nemico da combattere sono le agenzie di informazione russa «Russia Today e Sputnik News, tra i più pericolosi strumenti della propaganda russa». L’europarlamento ha approvato questa risoluzione con 304 voti a favore, 179 contrari e 208 astenuti. Tra la pattuglia degli eurodeputati italiani che hanno votato favorevolmente spiccano Lorenzo Cesa, Salvatore Cicu, Silvia Costa, Raffaele Fitto, Pina Picierno e Simona Bonafè. Ma l’aspetto più preoccupante del voto dell’europarlamento è che Sputnik News e Russia Today vengono messi sullo stesso piano di organizzazioni terroristiche come l’Isis. Non si è fatta attendere la protesta di Putin che ha avuto gioco facile a criticare l’Ue che pretende di dare lezioni di democrazia alla Russia, quando essa stessa non accetta le regole fondamentali del gioco democratico, in primo luogo la libertà d’espressione. Mentre dunque l’Ue vive la sua crisi più profonda dall’inizio della sua esistenza, la strategia scelta da Bruxelles è quella di mettere a tacere le voci critiche verso le sue politiche. Soprattutto è l’approccio pedagogico verso i cittadini europei che sconcerta di più. I cittadini dell’Ue vengono trattati come bambini incapaci di pensare autonomamente. È la distanza tra Bruxelles e la gente comune che sta affondando l’Ue, ma gli eurocrati sembrano incapaci di rendersene conto.

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