di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 03/12/2016


Mentre siamo alle ultime battute del referendum che si terrà domenica, vale la pena soffermarsi sulle presunte irregolarità del voto all’estero. Trascuriamo qui il fenomeno delle possibili falsificazioni di singole schede (un fenomeno già in passato verificatosi) e il fatto che alcuni elettori abbiano fotografato e postato su internet la propria scheda col voto facendo venir meno il principio della segretezza, si tratta certo di episodi isolati che peraltro forse potrebbero persino configurare il reato di voto di scambio. Concentriamoci però qui su un altro aspetto. Il comitato del No e alcuni partiti politici (la Lega in primis) starebbero valutando l’ipotesi di presentare un esposto all’autorità giudiziaria per denunciare la condotta del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e del ministro degli Interni, Angelino Alfano. A nostro avviso con ragione. Vediamo perché. Com’è noto, gli italiani all’estero hanno ricevuto contestualmente alle schede elettorali la lettera per il Sì firmata da Matteo Renzi, seppur recapitata in un diverso plico. Secondo le attuali normative e le indicazioni espresse in merito dal garante della privacy, non è un illecito attingere dall’elenco degli indirizzi degli italiani all’estero, l’AIRE, per ragioni di propaganda elettorale. Proprio su questo, il garante si è espresso nel provvedimento generale del 7 settembre 2005, nel quale si afferma che «possono essere anzitutto utilizzati, senza il preventivo consenso degli interessati, i dati contenuti nelle liste elettorali», compresi quelli «dell’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) e degli schedari consolari».

DISCRIMINAZIONE
Certo, però, è che si è verificata una palese discriminazione di trattamento nei confronti del comitato per il NO, al quale è stata negatala stessa possibilità concessa invece al comitato per il Sì. Di fronte alla medesima richiesta, gli esponenti del NO si sono visti opporre un netto rifiuto, in ragioni di tutela della privacy che però in questo caso non rilevano. Su questo punto occorre capire se quanto avvenuto possa ritenersi non soltanto politicamente scorretto, ma addirittura rilevante in sede penale. Almeno in astratto, potrebbe infatti essere riscontrabile un abuso d’ufficio. Non sarebbe chiaro, tuttavia, se a commetterlo sia stato Alfano, Renzi o entrambi. Una prima ipotesi potrebbe essere quella che vede responsabile il ministro dell’Interno, il quale esercitando un’indebita pressione sul funzionario ministeriale responsabile avrebbe impedito al comitato per il NO di accedere all’archivio degli italiani residenti all’estero.

LE RESPONSABILITÀ
Una seconda ipotesi è quella che vedrebbe responsabile dell’abuso direttamente il presidente del Consiglio, che attraverso il peso del suo ruolo istituzionale avrebbe indotto gli uffici del ministero dell’Interno non solo a negare i dati degli italiani all’estero al comitato per il NO, ma, firmando la lettera, avrebbe arrecato un indubbio vantaggio ai sostenitori del Sì. Non va dimenticato che Renzi non ha nessun collegamento con il comitato del Sì, né questo ha legami ufficiali con il Partito Democratico di cui Renzi è segretario, quindi non si comprende a che titolo il premier firmi una lettera elettorale a nome di esso. Anche questa appare un’anomalia rispetto al ruolo del presidente del Consiglio, che in questa circostanza ha, di fatto, influenzato indebitamente la formazione della volontà popolare. Una terza ipotesi è quella di un coordinamento tra Renzi e Alfano per impedire al comitato del NO di trasmettere la propria lettera agli italiani all’estero. Per come la si voglia girare appare evidente che vi è stata una disparità di trattamento verso i sostenitori del No. Gli italiani residenti all’estero avrebbero dovuto ricevere la scheda elettorale assieme alle due lettere dei comitati del SI e del NO, e Renzi non avrebbe dovuto firmare la missiva per votare SI al referendum. Questa sarebbe stata la procedura corretta. Quale che sia l’esito di domenica prossima, questa situazione ha determinato un vantaggio per i sostenitori del SI ed è difficile pensare che Renzi e Alfano non abbiano avuto un ruolo in questa vicenda. Se i voti degli italiani residenti all’estero dovessero rivelarsi decisivi per il SI l’esposto di cui abbiamo parlato acquisterebbe un particolare valore.

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