di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 06/12/2016


Mentre Renzi dichiara la resa e sale al Quirinale da Mattarella per avviare la transizione che deciderà i destini politici del Paese nei prossimi mesi, occorre innanzitutto dire che quella del referendum è stata una vittoria del popolo italiano. Da mesi e in particolare nelle ultime settimane, gli schermi televisivi della tv di Stato e di Mediaset sono stati letteralmente invasi dalle sortite di Renzi che descriveva gli innumerevoli vantaggi della sua riforma costituzionale. Gli faceva compagnia il suo omologo femminile, Maria Elena Boschi, la quale era addirittura arrivata a parlare di un servizio sanitario migliore con la nuova Costituzione di marca renziana. Non ha funzionato ed è persino stato controproducente. C’è una scuola economica molto cara ai neoliberisti, quella dei marginalisti, secondo la quale superata una certa soglia l’utilità di un bene decresce e diventa addirittura dannosa. Questa legge si può traslare nell’utilizzo della propaganda: superata una certa soglia essa non solo diventa inutile ma tossica, portando danni alla parte che la promuove per la sua manifesta falsità. È proprio questa legge che ha condannato Renzi alla sconfitta. Gli italiani erano saturi di un personaggio e della sua compagine governativa che non solo ha negato la realtà della crisi economica, ma ha mostrato un’arroganza e uno sprezzo senza precedenti nei confronti delle opposizioni. L’affluenza alle urne è sembrata una punizione contro un premier (ex ormai) che ha fatto di tutto per ritardare l’appuntamento elettorale, e ha in alcuni casi persino abusato del suo ruolo per influenzare indebitamente il voto degli italiani, come accaduto con la lettera da lui firmata e spedita agli italiani all’estero. È stata una grande vittoria ed è stato sventato un piano che avrebbe difatti portato l’Ue ad avere un ruolo di assoluta supremazia nella nuova costituzione, un caso unico tra i paesi membri dell’Unione. Se fosse passatala revisione il popolo italiano avrebbe perso quel poco di sovranità che ancora gli resta. Ora inizia la vera sfida per la democrazia italiana. Da 5 anni a questa parte il Paese ha vissuto in un limbo di governi tecnici o frutto di manovre di palazzo, privi del mandato popolare. Tutto questo è stato fatto per impedire di recidere il cordone ombelicale che lega l’Italia all’Ue e all’euro. Crediamo che la strada maestra sia quella delle urne, ma sorge un oggettivo problema di governabilità di fronte ad un sistema elettorale che partorirà con ogni probabilità la famigerata anatra zoppa. Con le attuali regole, chiunque si aggiudichi la vittoria alla Camera, si troverà privo di una maggioranza al Senato a causa di due leggi elettorali differenti per i due rami del Parlamento. Il compito del capo dello Stato dovrebbe essere quello di invitare i partiti a riscrivere le attuali regole nel più breve tempo possibile, e restituire quanto prima la parola al popolo. Temiamo ad ogni modo una situazione di stallo completo perché gli attuali partiti sembrano avere interessi radicalmente opposti. Solamente nella mattinata di ieri, Beppe Grillo scriveva sul suo blog che l’Italicum poteva andare bene alla Camera mentre occorreva cambiare il Consultellum al Senato. Si noti il brusco cambio di rotta del partito pentastellato: da legge orribile e incostituzionale l’Italicum è divenuto ora accettabile. Le ragioni si intuiscono facilmente: l’Italicum è ora un vestito su misura per il M5S che al secondo turno avrebbe gioco facile a conquistare la vittoria alla Camera. Dall’altra parte troviamo la Lega che si dichiara favorevole a riportare in vita il sistema maggioritario del Mattarellum, Forza Italia invece più propensa ad una legge proporzionale e il Pd che ancora non ha manifestato una posizione univoca, soprattutto perché ora sarà alle prese con una fase di transizione post-renziana che potrebbe far maturare divisioni tali da portare ad una spaccatura del partito. Dunque sembra profilarsi una situazione che potrebbe spingere alla formazione di un governo tecnico così da rassicurare i mercati e continuare la permanenza in quel limbo di governi non eletti. La sfida per il popolo italiano sarà quella di impedire una riedizione del colpo di Stato di Napolitano del 2011, e contrastare con tutti i mezzi un ennesimo golpe ai danni del Paese. Se falliranno i tentativi per riscrivere la legge elettorale entro pochi mesi, Mattarella ha il dovere di restituire la parola al popolo con una legge elettorale che recepisca quanto emergerà dalla prossima sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum. Qualsiasi sarà l’esito delle urne, dovranno essere gli italiani a decidere il destino di questo Paese, non le élite finanziarie né gli eurocrati di Bruxelles.

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