di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 09/12/2016


Una sorprendente inchiesta realizzata dall’Istituto Gefira e pubblicata in questi giorni, rivela la filiera organizzativa dell’immigrazione clandestina tra la Libia e l’Italia. Attraverso l’uso di marinetraffic.com, un sito che monitora il traffico marittimo mondiale è emerso che nei soli mesi di ottobre e novembre sono stati trasportati illegalmente sulle coste italiane più di 39.000 migranti africani. La storia è ben diversa dai resoconti ufficiali forniti dai media: i trafficanti dell’immigrazione clandestina non si spingono affatto ad attraversare il tratto di mare che separa le coste libiche da quelle del Canale di Sicilia, ma avvertono direttamente le Organizzazioni Non Governative per essere trasportati verso i porti italiani dalle coste libiche. Il traffico marittimo monitorato nel mese di novembre rivela che sono 15 le navi delle ong che hanno partecipato direttamente nel trasporto dei migranti sulle coste siciliane. Tra queste navi ci sono la Phoenix, di proprietà del MOAS, una ong maltese e questo di certo spiega perché il carico dei migranti non approdi mai a Malta, nonostante sia più vicina alla Libia rispetto alla Sicilia. Le altre navi sono la Topaz Responder, utilizzata dal MOAS e da Médecins sans frontières, ONG con sede in Svizzera, la Iuventa, di proprietà della ONG tedesca Jugend Rettlet, la Golfo Azzurro della ong olandese «Boat Refugee Foundation» e la Vos Hestia noleggiata da Save the Children, ong inglese. Il meccanismo è il seguente. I trafficanti di esseri umani in Libia lanciano la richiesta di soccorso in mare, dopo entrano in scena le ONG che mandano le loro navi dai porti italiani sulle coste libiche e tornano indietro cariche di migranti. Il coordinamento delle navi delle ong è diretto dalla guardia costiera italiana, e su questo c’è una diretta conferma nel recupero di un gommone carico di 113 migranti a circa 8 miglia marine dalle coste libiche, avvenuto il 12 ottobre. Nella giornata del 12 ottobre la guardia costiera avverte alle 8 di mattina la Golfo Azzurro per mandarla sul luogo del recupero, a circa 8 miglia marine dalle coste di Mellitah in acque territoriali libiche, e farà lo stesso con la Phoenix, ma questa verrà avvertita solamente alle 19:00. Nel frattempo vengono mandate sul posto anche la Astral e la Juventa. Sembra alquanto inusuale che la guardia costiera avverta una nave alle otto di mattina e un’altra alle sette di sera, e lasci passare tutto questo per lanciare un’operazione di salvataggio che avverrà solamente dopo le 9 di sera. Il Malta Today descrive le fasi che hanno portato al recupero dei 113 migranti: «Verso le 19:00 del 12 ottobre, il Centro di Coordinamento del Soccorso Marino di Roma ha contattato la Phoenix. Solamente alle 21:20 è stato avvistato il gommone dei migranti attraverso l’uso di droni a bordo della Phoenix. In cooperazione con altre navi ONG presenti sull’area interessata, è stata lanciata un’operazione di recupero». Ma ancora più strano durante quella notte è il comportamento del rimorchiatore italiano Megrez. Come si vede nella mappa della zona in questione, il Megrez ha lasciato il porto di Mellitah alle 20:00, si porta a due sole miglia marine dal luogo del recupero verso le 20:40 e torna indietro al porto di provenienza alle 21:17. Possibile che il Megrez non abbia avvistato il gommone dei migranti? Il rimorchiatore italiano arriva nella zona del recupero solamente quaranta minuti prima che arrivino le navi delle ong. Secondo Marine Traffic, il Megrez non si ferma nemmeno un istante nella zona, procede dritto, arriva a poca distanza da dove si trova il gommone dei migranti e torna immediatamente indietro. Forse il suo compito era solo quello di liberarsi di un «carico»? Ad ogni modo restano molte domande senza risposta. Non si comprende perché mai la guardia costiera italiana debba partecipare in operazioni di recupero marittimo in acque territoriali straniere e debba farlo servendosi di navi di ong straniere. Se l’interesse del governo italiano è quello di salvaguardare le vite umane, allora i migranti andavano accompagnati al porto di Zarzis in Tunisia, distante solamente 60 miglia nautiche dal luogo del recupero, mentre sono stati portati dalle navi delle ong a Pozzallo in Sicilia, lontano 275 miglia nautiche. Cosa ottengono queste ong dalla partecipazione a un traffico di migranti clandestini e perché il governo italiano difatti favorisce i trafficanti di esseri umani?

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