di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 11/12/2016


A pochi giorni dai fatti di San Basilio torna prepotentemente in scena la questione del degrado e dell’abbandono delle periferie romane. Virginia Raggi in campagna elettorale aveva promesso di creare una «città senza periferie», ma il primo test con la difficile realtà di San Basilio mostra una distanza siderale dai problemi che i romani vivono in quel quartiere. I fatti sono stati raccontati dai media in modo distorto per relegare l’episodio dei giorni passati sotto la categoria di comodo del razzismo e dell’intolleranza verso gli stranieri. In realtà i cittadini di quel quartiere protestavano per l’evidente discriminazione subita in passato da altri inquilini di quel palazzo, uno di essi disabile e con un figlio mandato via di casa. La Raggi ha subito condannato l’episodio gridando la parola «vergogna» e ha incontrato la famiglia marocchina alla quale era stata assegnata l’abitazione popolare. Non si è nemmeno premurata di incontrare i cittadini di San Basilio e ascoltare l’altra versione della storia. E qui nasce la questione sulla vera natura del M5S in relazione alla questione dell’immigrazione e all’identità nazionale.

Su questi punti il movimento grillino è sempre stato piuttosto ambiguo e non ha mai chiarito del tutto come pensa di affrontare il problema dell’immigrazione fondamentale soprattutto per le periferie che la Raggi voleva rivoluzionare. Occorre ricordare che dentro M5S ci sono due anime distinte e separate: da un lato troviamo l’ala più europeista e sostenitrice della globalizzazione rappresentata da Luigi Di Maio; dall’altro c’è l’ala Di Battista che riscuote più consensi tra i grillini che vogliono uscire dall’euro e dall’UE anche se va ricordato che il M5S non ha mai ufficialmente preso una posizione su questi due temi. Si è limitato a proporre un referendum di dubbia realizzazione nel nostro ordinamento costituzionale per uscire dall’euro, mentre sull’UE ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di uscire dall’Unione, al contrario ha manifestato la volontà di intraprendere una riforma delle istituzioni europee.

Su questo M5S è una creatura estremamente simile a Syriza di Alexis Tsipras, presentatosi alle elezioni greche del 2015 nel segno della speranza di cambiamento dell’UE, e rivelatosi a nemmeno un anno di distanza come il più spietato esecutore delle sue politiche tradendo spudoratamente l’esito del referendum indetto proprio dal leader greco. Roma è un interessante laboratorio per vedere se il M5S è in effetti ciò che molti credano che sia, ovvero un contenitore nato per aggregare molte anime differenti ma che alla prova dei fatti si rivela in perfetta continuità con il sistema che afferma di voler demolire.
Il piglio della Raggi sull’immigrazione non è differente da quello del PD: non si parla affatto di un contenimento e di una regolamentazione del fenomeno, ma al contrario alla prova dei fatti si vede chiaramente lo spirito immigrazionista del M5S. Le periferie romane sono state un serbatoio di voti eccellente per i grillini. Senza di esse, la vittoria del movimento a Roma sarebbe stata impensabile. Molti romani hanno creduto che Virginia Raggi e M5S potessero dare ascolto e voce a quella parte di cittadini da troppo dimenticata dalle amministrazioni che si sono succedute al Campidoglio. Il sentimento ora sta cambiando. L’ondata di consenso del M5S a Roma sta arretrando giorno dopo giorno. Il degrado della città resta, le strade sono disseminate di buche e la sensazione che si respira è quella di una città completamente abbandonata. Non si chiede certo di risolvere tutto in poche settimane, ma da sei mesi a questa parte il M5S non ha prodotto letteralmente nulla. L’unica traccia che si ricorda è quella del no alle Olimpiadi. Il resto sono zuffe interne e guerre tra bande tra le varie correnti del movimento che vogliono impadronirsi della sua guida. Il M5S resta favorito per la vittoria finale alle elezioni politiche, ma deve stare attento che la questione romana non deflagri prima del tempo e comprometta così le sue possibilità di vittoria.

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