di Paolo Becchi su Libero, 15/12/2016


Renzi ha passato la campanella, ma nelle sue intenzioni non è un addio bensì un arrivederci a presto. A malincuore, l’ha passata, e non senza aver trovato il modo di indebolire il governo appena nato. Il presidente della Repubblica avrebbe voluto, un esecutivo capace di giungere sino alla scadenza naturale della legislatura, e questo resta il suo disegno, ma i piani di Renzi sono altri: riconquistare il partito e poi subito alle elezioni per riaffermare la propria leadership e scongiurare il pericolo di ricevere una nuova batosta col prossimo referendum: quello sul Jobs act, la “riforma” del lavoro più odiata, perché va ad incidere sulla vita di milioni di lavoratori. L’abolizione di questa legge infame decreterebbe la morte politica di Renzi. Per questo utilizzerà tutti i mezzi per far cadere entro pochi mesi il governo, così da evitare il nuovo referendum. Ma non è detto che ci riesca, per una banalissima ragione: sino a metà settembre sarà difficile che il gregge di pecoroni presente in Parlamento si muova dai beati pascoli. C’è il vitalizio in gioco…
Renzi ha comunque preparato il terreno. L’amico Verdini si è defilato dal governo, di modo che quest’ultimo sarà costretto – ai primi segni di debolezza della maggioranza – a trovare sostegno in Forza Italia. Ma non si vede perché Berlusconi dovrebbe aiutare Renzi a far cadere Gentiloni, è anzi nel suo interesse fare il contrario aspettando che il Tribunale dei diritti umani di Strasburgo lo riabiliti politicamente.
Mentre Gentiloni cercherà di svendere alla Ue quel poco di sovranità che ci resta, il Parlamento avrà un compito: fare una legge elettorale capace di impedire la vittoria del M5s. Ma in Parlamento i 5 stelle non sono quattro gatti ed è un peccato che al Movimento manchi la sua testa pensante perché invece di giocare a recuperar el’Italicum, aspettando il Godot della Corte costituzionale (che potrebbe anche non arrivare), basterebbe presentare in Parlamento il progetto di legge, a cui tanto teneva Gianroberto Casaleggio, elaborato dagli attivisti a suo tempo in rete, e vedere chi è disposto a votarlo. I tempi sono cambiati ed un proporzionale ritoccato troverebbe oggi maggiore accoglienza. Dal canto suo Renzi cercherà di far passare il Mattarellum, ma sarebbe un errore colossale da parte della Lega fargli da sponda. La Lega avrebbe bisogno di contarsi per contare e per questo ci vuole il proporzionale, e contarsi dopo aver trasformato se stessa nel nuovo progetto di una Lega italiana. Per i pentastellati il discorso è diverso, votare in primavera, per fare un piacere a Renzi, o in autunno inverno è indifferente.
Il M5s le elezioni le vincerà comunque, in qualsiasi stagione si vada a votare e con qualsiasi sistema elettorale, anche se dopo il voto dovrà pensare ad aprirsi ad altre forze politiche disponibili per un programma di governo comune. Il problema del M5s è un altro come mostra l’amministrazione romana: se vuole governare, ha bisogno di un’adeguata classe dirigente e di un programma di governo, che non sia la solita ribollita del futuro senza petrolio e nucleare e della decrescita infelice. Fare chiarezza su Ue, euro, Nato, immigrazione, questo interessa al popolo italiano. Il tempo c’è e lavora tutto a favore del M5s: l’unico serio pericolo oggi per il Movimento è di farsi del male da solo lacerandosi in lotte interne, come sta iniziando ad avvenire. Un pericolo che Casaleggio padre, con la sua autorevolezza, è riuscito sempre a stroncare sul nascere. Ci riuscirà, tra uno spettacolino e l’altro, anche Grillo?

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