di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 16/12/2016


La Guardia di Finanza irrompe negli uffici del Campidoglio per un’inchiesta partita da un esposto dell’ex capo di gabinetto Carla Raineri. Nel mirino è finita la nomina di Salvatore Romeo a capo di gabinetto della giunta Raggi, messosi in aspettativa dopo la vittoria del M5S alle elezioni di giugno e poi riassunto dal Comune al triplo (!) dello stipendio precedente. Per la giunta Raggi quindi arriva un altro siluro dopo quello di pochi giorni fa delle dimissioni della Muraro, costretta da Grillo alla resa dopo la notizia del suo rinvio a giudizio. Già da tempo la situazione del M5S romano dà la perfetta misura dei contrasti interni al Movimento. Nei giorni precedenti le dimissioni della Muraro, era piombata sulla scena Roberta Lombardi con un’intervista al veleno nei confronti della Raggi.
Scaricata e osteggiata dall’ala romana che risponde alla Lombardi, è stata anche abbandonata da Beppe Grillo che le ha in poche parole imposto di sbrigarsela da sola. Sembra di rivivere lo stesso film che portò alla caduta di Ignazio Marino. L’ex sindaco è ricordato dai romani per i suoi frequenti viaggi all’estero, e per le sue assenze nei momenti più difficili. Sotto la sua amministrazione è apparsa chiara la sua completa incapacità di rispondere alle emergenze.
Marino cadde con una inchiesta che poi si rivelò inconsistente. Questo non lo esonera certo dalle sue gravissime responsabilità di malgoverno, ma resta il fatto che fu mandato via sulla base di accuse infondate. In questo senso la magistratura riveste da tempo nella politica italiana il ruolo di sicario per personaggi divenuti scomodi a determinati interessi e poteri. Si vuole affossare la carriera di un politico? Basta accendere la macchina giudiziaria e il resto verrà da sé. La Raggi si è incamminata verso lo stesso epilogo? È presto per dirlo, ma tutto sembra puntare nella stessa direzione. L’investitura del sindaco è stata mal digerita fin dal principio. Solamente l’autorità di Gianroberto Casaleggio riuscì ad imporla all’ala delle due zarine romane, Lombardi e Taverna. Da quando si è insediata in Campidoglio però non si contano i sabotaggi interni benedetti dalle due parlamentari. E ora, ahimè, Casaleggio non c’è più a frenare questi personalismi.
Ora, se si metterà in moto l’inchiesta sulla nomina di Salvatore Romeo, non dovrà destare nessuna sorpresa se il Movimento e Beppe Grillo in testa decideranno di far cadere il sindaco. Per salvare la faccia al M5S occorre un capro espiatorio sul quale addossare le colpe del fallimento dell’amministrazione romana, e Virginia Raggi sembra avere tutte le caratteristiche per salire sull’altare sacrificale. Mai amata dal gruppo romano, rischia di finire stritolata nei gangli del meccanismo giudiziario che ha portato alla fine di Marino. La sensazione è che l’operazione di Grillo riuscirà. Il M5S non pagherà il conto perché saprà smarcarsi un attimo prima del crollo, e rovescerà sulle fragili spalle del sindaco la responsabilità del fallimento. La strategia sarà quella di indicare altri responsabili per l’incapacità di gestire la città, e il dito del M5S è puntato da tempo sul Pd romano. Del resto è stato così sin dall’inizio della sua avventura romana. Il M5S non ha mai cercato di mettere rimedio ai disastri delle gestioni precedenti, ma si è limitato a incolpare le amministrazioni che lo hanno preceduto, dimentico che ora non si trova più seduto sugli scranni dell’opposizione ma su quelli della maggioranza. Ora siamo giunti al giro di boa, e la Raggi si trova sola ad affrontare un fuoco di fila che potrebbe impallinarla definitivamente e portare così alla fine anticipata della sua amministrazione, ancor più breve di quella di Marino. Se Grillo riuscirà a far ricadere tutte colpe sul sindaco, la marcia del M5S verso la vittoria alle elezioni politiche potrà continuare senza troppe difficoltà.

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