di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 19/12/2016


Dopo le ore passate rinchiusa nel Campidoglio, Virginia Raggi esce dalla porta di servizio e sfugge al capannello dei giornalisti. La decisione è presa: il sindaco cede sui nomi di Daniele Frongia e Salvatore Romeo, già da ieri dimissionari, con la rilevante eccezione che il primo continua ancora a far parte della giunta Raggi in quanto titolare delle deleghe allo Sport e delle Politiche Giovanili.

Il post sul blog di Grillo descrive una Virginia Raggi in buona fede affidatasi alle persone sbagliate, ma d’ora in poi niente sarà come prima. Il sindaco verrà marcato a uomo in ogni sua scelta e dovrà rispondere delle sue scelte ai vertici del Movimento che ora hanno lanciato una vera e propria Opa sul Campidoglio. Cosa è accaduto? Semplicemente quello che vediamo non è altro che il riflesso della guerra tra le due correnti del M5S in guerra da mesi per accaparrarsi sia la leadership del Movimento sia quella del Comune di Roma. I “lombardiani” con le dimissioni di Frongia hanno ottenuto una parziale vittoria perché l’uomo di riferimento del raggio magico ora perde il suo ruolo di rilievo, ma resta comunque parte della giunta. La Raggi da par suo otterrà le dimissioni dell’uomo della Lombardi all’urbanistica, Paolo Berdini, in rotta con la giunta per la sue diverse vedute sulla realizzazione dello stadio della Roma. il sindaco salva la sua poltrona, e il suo riferimento politico, Luigi Di Maio, che l’ha sostenuta nei mesi scorsi esce indebolito ma non ancora spodestato dalla sua leadership in pectore del M5S. L’obiettivo dei lombardiani e di Roberto Fico era quello di mandare a casa Virginia Raggi.

L’operazione è fallita, ma con ogni probabilità l’appuntamento per la resa dei conti è solamente rimandato. I problemi del M5S restano tutti lì, intatti. La Raggi non è mai stata riconosciuta dai “lombardiani” come sindaco, e pretendono di affiancare i loro uomini al sindaco per poterne decidere le mosse. Dall’altra parte la Raggi ha respinto l’assalto delle zarine romane, Roberta Lombardi e Paola Taverna, ma ha dovuto cedere in parte su alcuni membri di rilievo del suo staff. Qui non ci sono vincitori e vinti, ma una sconfitta collettiva.
Grillo è incapace a mediare in questa contesa e sembra costretto a farlo suo malgrado. Le porte di Palazzo Chigi sembravano spalancate per Di Maio, ma le certezze di un tempo ora scricchiolano. Dopo questo ennesimo capitolo della guerra fratricida dei grillini, le chance di vittoria del Movimento alle prossime politiche scendono e non è escluso che le cose peggiorino nelle prossime settimane. Restano alte le probabilità che la Raggi venga indagata e questo per il M5S, che della purezza giudiziaria ha fatto la sua ragion d’essere, potrebbe essere un colpo fatale. La decisione salomonica di Grillo ha solo rimandato il deflagrare di lacerazioni interne che però potrebbero presto compromettere l’unità e la forza del Movimento. Alla prova dei fatti non solo i grillini si sono rivelati inadeguati a gestire la cosa pubblica, ma hanno messo i propri interessi personali prima di quelli dei cittadini. Una volta investiti dei ruoli istituzionali hanno offerto uno spettacolo indecoroso applicando alla lettera il manuale del fariseismo politico: irreprensibili con i loro avversari, indulgenti con se stessi. La vera vittima della loro incompetenza resta la città di Roma, che da oggi avrà soltanto un sindaco eterodiretto dagli studi milanesi della Casaleggio & Associati.

Annunci