di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 20/12/2016


Alla fine il grande giorno è arrivato. Dopo più di un mese e mezzo dalla vittoria di Donald Trump, i Grandi Elettori si sono riuniti ieri per ufficializzare la vittoria del Presidente Eletto. Il risultato non è ancora noto per ragioni di fuso orario, ma il clima di quella che nelle precedenti elezioni è stata una mera formalità, con Trump non sembra esserlo affatto. Non si contano infatti le pressioni ricevute dai Grandi Elettori per non assegnare la propria preferenza a Trump e scegliere piuttosto un altro candidato o addirittura non indicare nessun candidato specifico. Possibile? Il sistema elettorale americano, al contrario di quello che molti credono, non prevede l’elezione diretta del presidente. Gli elettori di ogni singolo Stato Usa votano infatti per i Grandi Elettori del candidato repubblicano e democratico.

Dopo che il popolo si è espresso in un senso o nell’altro, sta ai Grandi Elettori confermare o meno la scelta del popolo. Fino ad ora ci sono stati dei casi di «faithless electors», ma nessuno di essi si è rivelato decisivo per sovvertire le elezioni presidenziali americane. Nel 2004, un grande elettore del Minnesota ha espresso la sua preferenza per John Edwards, e non per John Kerry candidato ufficiale del partito Democratico. Quattro anni prima nel 2000, Barbara Lett-Simmons, grande elettrice democratica non ha espresso nessuna preferenza. Se si risale indietro nella storia delle elezioni presidenziali americane, sono riscontrabili altri casi, ma come accennato sono sempre stati episodi isolati.

IL TEXANO

E nel 2016? Fino ad ora solamente un grande elettore dello Stato del Texas, Christopher Suprun, ha annunciato di non voler dare la sua preferenza al candidato del partito repubblicano, Donald Trump, poiché ritenuto «unfit», inadatto a rivestire l’incarico più prestigioso negli Usa. Ma le anomalie non si fermano a questo caso, perché non si contano le pressioni che stanno ricevendo molti grandi elettori in diversi stati americani. Un elettore repubblicano dello Stato del Michigan, Michael Banerian, ha dichiarato di aver ricevuto un fiume di minacce di morte arrivategli sulla sua email, su Twitter e su Facebook: «Qualcuno ha minacciato di mettermi una pallottola in bocca», rivela Banerian al New York Post e tutto questo se non rispetterà la preferenza espressa dal popolo alle urne. Ma l’elettore del Michigan ha fatto sapere di non avere intenzione di cambiare la sua preferenza per un candidato diverso da Trump. Banerian non è il solo a essersi trovato in questa situazione.
Sharon Geise, elettrice dell’Arizona, ha ricevuto nelle ultime settimane un totale di 50000 email da quando Trump ha vinto le elezioni e il contenuto è più o meno lo stesso di quelle ricevute dal suo collega in Michigan. Nonostante le enormi pressioni, la Geise ha già fatto sapere di non avere la minima intenzione di non votare Trump. Ma la battaglia per far cambiare idea ai Grandi Elettori non si è fermata a questo. Per più di un mese Jill Stein, candidata del partito verde, ha chiesto un riconteggio in tre Stati chiave (Pennsylvania, Wisconsin, Michigan) vinti tutti da Trump.

LA VERDE STEIN

Nonostante le continue smentite della Stein di aver agito per procura di Hillary, è apparso chiaro il tentativo di sabotare l’elezione di Trump. Difatti la vittoria nei tre Stati porta in dote 36 grandi elettori: 20 in Pennsylvania, 16 nel Michigan e 10 nel Wisconsin. Per vincere le presidenziali è indispensabile raggiungere quota 270, numero superato da Trump che si è guadagnato la vittoria con 306 Grandi Elettori. Il tentativo di Stein era quello di portare la questione del riconteggio nelle aule dei tribunali e impedire la proclamazione della vittoria di Trump il 19 dicembre nei stati, senza i quali sarebbe sceso sotto la soglia dei 270 voti. Difatti il 19 è il termine ultimo per assegnare la vittoria delle presidenziali e se i Grandi Elettori mancano l’appuntamento, spetta alla Camera dei Rappresentanti decidere il prossimo presidente americano. Nel frattempo si sono mobilitate anche altre organizzazioni per sovvertire il voto dei collegi. Martin Sheen assieme ad altre star di Hollywood ha partecipato ad un video realizzato da «Unite for America» nel quale incita gli elettori a non proclamare Trump vincitore. Un’altra organizzazione «Hamilton Electors», ha realizzato un sito web a tempo di record dedicato proprio allo scopo di impedire la proclamazione della vittoria di Trump il 19 dicembre. D’un tratto tutti hanno a cuore la democrazia, ma in spregio alla volontà espressa dal popolo americano.

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