di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 22/12/2016


La rivista Foreign Policy ha recentemente pubblicato un memorandum riservato del transition team di Trump trasmesso ai vertici del Pentagono, nel quale vengono elencate le priorità della futura amministrazione del presidente eletto.

Il memo in questione è stato trasmesso da Mira Ricardel, membro del transition team, a Brian McKeon, sottosegretario alla Difesa. Di ciò non ci risulta che sinora i giornaloni italiani abbiano parlato. Vediamo quindi di farlo noi.

Al primo posto degli interventi da fare per Trump ci sono la repressione dell’Isis, la cancellazione del sequester, ovvero il taglio automatico e lineare alla spesa pubblica, l’approntamento di una nuova strategia per la difesa informatica e infine il contenimento delle spese superflue. Mentre dunque in questi giorni continua la campagna di demonizzazione contro la Russia e la Siria di Assad, colpevoli secondo i media occidentali di aver provocato una crisi umanitaria ad Aleppo, si delinea più chiaramente la nuova strategia del Trump team in politica estera. Dopo la nomina di Rex Tillerson a segretario di Stato, gli Usa sembrano intenzionati a seguire un percorso di normalizzazione dei rapporti con la Russia, mentre la preoccupazione principale di Trump è piuttosto quella di contenere l’espansionismo commerciale cinese, anche attraverso il supporto del Cremlino. Una strategia quella del presidente eletto che preoccupa non poco i falchi del Pentagono, finora dediti a una campagna di accerchiamento contro la «minaccia russa». È stato lo stesso generale Joseph Dunford, capo dello Stato Maggiore, a mostrare tutta la sua preoccupazione al riguardo, dichiarando che «la Russia può essere considerata una minaccia esistenziale» per gli Stati Uniti, superiore a quella dell’Isis, della Corea del Nord e della Cina. Fino ad ora infatti la posizione ufficiale dell’establishment è stata quella di considerare la Russia di Putin come il vero nemico di Washington nel XXI secolo, riportando il clima tra i due Paesi ai tempi peggiori della Guerra Fredda. L’era di Trump sembra dunque avviarsi verso un percorso di mutua collaborazione tra i due Paesi e la repressione del cosiddetto Stato islamico sarà probabilmente uno dei temi fondamentali con il quale inizierà il nuovo sodalizio tra Mosca e Washington. Sul fronte del bilancio pubblico, invece, Trump mostra un’attitudine a non contenere la spesa pubblica. Il sequester è una riduzione della spesa pubblica presente nelle politiche di bilancio americane, che prevede tagli automatici al deficit statale qualora non si realizzi entro un termine prestabilito un determinato ammontare di tagli alla spesa. Esiste un precedente in tal senso, verificatosi nel 1991, quando l’amministrazione Bush non rispettò l’impegno a tagliare il deficit e scattarono automaticamente tagli lineari al budget pari al 5% in ogni settore della spesa pubblica. Questa decisione potrebbe essere coerente con il nuovo piano di investimenti pubblici annunciato da Trump, che dovrebbe dare il via a una serie di lavori pubblici nello stile del New Deal keynesiano degli anni ’30.

Sul piano della cybersecurity, il presidente eletto ha intenzione di lanciare una completa revisione del sistema informatico statunitense, a partire dalle infrastrutture più sensibili, e a occuparsene sarà un team composto da militari, membri dell’intelligence e analisti del settore privato. Infine, l’ultimo punto relativo alle spese superflue punterebbe nella direzione di tagliare programmi militari costosi e inefficienti, come quello relativo alla produzione degli F-35. Non passa giorno senza che Trump continui a essere diffamato dalla stampa e dalle televisioni, eppure ci sembra dagli elementi qui indicati che gli Stai Uniti, dopo aver appoggiato con la Clinton i Paesi finanziatori dell’Isis, Qatar e Arabia Saudita, proprio grazie alla nuova amministrazione prendano una direzione completamente diversa. Se a ciò si aggiunge la prevista riduzione delle spese militari e il piano di investimenti pubblici, verrebbe quasi la voglia di abbandonare l’Europa e trasferirsi negli Stati Uniti.


NOTA: il titolo originario apparso oggi su Libero è “Nell’agenda del presidente la lotta allo Stato islamico e taglio della spesa pubblica”; come si può notare, è stato modificato per renderlo più aderente al contenuto dell’articolo.
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