di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 24/12/2016


E così l’ultima stazione del viaggio di Anis Amri si conclude nei pressi di Milano dove per un puro caso è stato intercettato dalla volante dei due agenti vicino alla stazione di Sesto San Giovanni. Il viaggio di Amri è stato questo: da Berlino a Chambery, poi Torino e infine Milano.

Ora la cosa che più sorprende nell’Europa assediata dall’emergenza terrorismo è la facilità con la quale chiunque all’interno dei confini dell’area Schengen riesca a spostarsi, senza essere fermato alle frontiere. Marine Le Pen è stata tra i pochi politici assennati a rilasciare un comunicato nel quale si critica questo trattato che mette a rischio la sicurezza dei Paesi europei.

Sappiamo che ad Amri era stato concesso un permesso di soggiorno temporaneo e che era già noto alle forze dell’ordine italiane per essere stato in carcere 4 anni. Nel 2015 Amri lascia l’Italia e si reca in Germania, dove rimane fino al compimento dell’attentato dello scorso 19 dicembre. A questo punto ci chiediamo se non sia seriamente il caso di rimettere in discussione le regole di Schengen che consentono la libera circolazione dei cittadini senza nessun controllo alle frontiere. In passato il trattato in questione è stato sospeso temporaneamente dalla Francia e dalla Germania, ma poi è rientrato in vigore. L’Ue, su questo ha espresso la ferma intenzione di non rinunciare al dogma della libera circolazione, e a questo proposito basti ricordare le parole del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, che definì i confini degli Stati «come la peggiore invenzione mai realizzata dai politici».

In questo senso va notato soprattutto il puntuale mantra del «più Europa» che ogni volta viene ripetuto dai politici europei di fronte agli attentati che stanno affliggendo il continente. Ma se l’Europa si trova inerme di fronte alla minaccia terroristica è soprattutto grazie alla politica delle porte aperte degli ultimi anni e alla mancanza di freni alle ondate migratorie degli ultimi anni. Proprio in questi giorni sono stati pubblicati i dati sull’occupazione dei migranti in Germania: solamente 34mila migranti su 1 milione e 200mila hanno trovato lavoro, il 2,8%. Un fallimento completo e la conferma che l’immigrazione quando non viene regolata devasta le società che la ricevono. Se a questo aggiungiamo che l’Ue consente l’ingresso a chiunque e garantisce libertà di circolazione all’interno dello spazio Schengen, ecco createle condizioni ideali affinché il terrorismo prosperi indisturbato. Il terrorismo è un prodotto della globalizzazione. Tornare agli Stati nazionali e ai controlli alle frontiere è la via migliore per garantire la sicurezza in Europa.

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