Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero*, 31/12/2016


Il colpo di coda dell’amministrazione Obama arriva nella tarda serata italiana di ieri. Con una mossa inaspettata il presidente uscente USA ha deciso di espellere dal territorio americano 35 diplomatici russi definendoli “membri dell’intelligence”, chiudendo di conseguenza  gli edifici diplomatici del Maryland e di New York.  I diplomatici hanno ora 3 giorni di tempo per lasciare gli USA.
La decisione di Obama fa appello all’articolo 9 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche che prevede l’allontanamento dei diplomatici stranieri dal paese ospitante, senza fornire nessuna motivazione specifica, in particolare se i membri della delegazione straniera sono sospettati di spionaggio. Nel gergo del diritto internazionale, si fa riferimento a questa eventualità con l’espressione di “persona non grata”.

Le espulsioni dei diplomatici sarebbero “in risposta al comportamento aggressivo del governo russo nei confronti dei rappresentanti americani e di operazioni informatiche dirette ad influenzare le elezioni americane”. Dunque la decisione presa da Obama è giustificata dalla presunta influenza russa sulle elezioni americane attraverso la pubblicazione delle email della Clinton. Ma ad oggi non esiste nessuna prova diretta o indizio che riconduca alla possibilità di un hackeraggio russo dei server della Clinton. L’unica agenzia di intelligence che si è spinta nel fare questa affermazione è stata la CIA, la quale è stata prontamente smentita dall’FBI. Se esistono prove di un hackeraggio sono nella direzione contraria a quella affermata da Washington. Secondo quanto dichiarato dall’ex ambasciatore inglese e membro del direttivo di wikileaks, Craig Murray, le email della Clinton gli sarebbero state consegnate di persona da un insider americano in un parco di Washington.

Il Cremlino non ha nulla a che fare con questa storia, e l’allontanamento dei diplomatici russi pare un tentativo di Obama di avvelenare i pozzi prima di lasciare la Casa Bianca. E’ proprio il comportamento del Presidente uscente che è del tutto irrituale se si pensa che mancano appena 3 settimane all’inaugurazione del mandato di Trump. Da mesi Obama sta alzando il tiro con Mosca e le tensioni diplomatiche tra i due paesi hanno raggiunto un livello di tensione mai visto dai tempi della caduta del muro di Berlino. La decisione di portare delle truppe NATO al confine con la Russia nell’Est Europa, l’inaugurazione dello scudo antimissili in Romania, e le frequenti esercitazioni militari NATO a due passi dal confine russo-polacco sono tutti chiari tentativi di provocazione nei confronti di Mosca. Non si ricordano in tal senso precedenti simili.

Il compito del Presidente uscente dovrebbe essere quello di favorire la “smooth transition”, una transizione morbida che consenta al suo successore di prendere in mano le redini delle presidenza e di realizzare le sue strategie sia in politica interna sia in politica estera. Obama si era impegnato espressamente con Trump per garantire questo processo, quando lo aveva invitato due giorni dopo la vittoria dell’8 novembre alla Casa Bianca per mostrare la sua completa disponibilità in tal senso. Il transition team di Trump aveva tra l’altro espressamente chiesto all’amministrazione Obama di non intraprendere dei passi in politica estera in grado di compromettere la strategia e i piani dell’entrante amministrazione Trump.

 Non solo Obama non ha rispettato questo impegno ma sta agendo in senso contrario, così da rovinare del tutto i rapporti bilaterali tra Mosca e Washington e rendere il compito di Trump ancora più difficile. L’altro gesto sorprendente di Obama è giunto pochi giorni fa quando ha fatto venire meno il suo veto nella risoluzione sugli insediamenti israeliani a Gerusalemme Est.  La politica  aggressiva di Israele e irrispettosa del diritto internazionale è certamente da biasimare, ma Obama rischia così  di far  venir meno dello storico rapporto di amicizia USA-Israele, senza il quale lo stato ebraico non avrebbe mai potuto vedere la luce.

 Dall’ultima visita di Trump alla Casa Bianca, Obama non solo ha sposato apertamente la tesi delle fake news, le presunte notizie false diffuse dai media indipendenti, ma ha dichiarato che è stata la Russia con la sua ingerenza nelle elezioni americane a decidere il voto, delegittimando in tal modo la nuova amministrazione. L’ironia in questo è che coloro che accusavano Trump di mettere a rischio il riconoscimento del voto sono gli stessi che ora stanno facendo di tutto per screditare la regolarità delle elezioni. Cos’altro ha in serbo Obama per le ultime tre settimane di mandato che gli restano? Ieri il Presidente uscente si è espresso in tal senso: ”ogni americano dovrebbe essere preoccupato dalla Russia”. A noi sembra invece che sia  il mondo intero  a doversi preoccupare dei suoi colpi di coda.


*versione integrale dell’articolo pubblicato oggi su Libero in versione ridotta

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