Intervista di Stefania Piras a Paolo Becchi su il Messaggero, 05/01/2017


ROMA Professore, il nuovo regolamento giudiziario è una svolta niente male per i Cinque Stelle, non trova?

«E’ una svolta annunciata che fa capire che siamo di fronte a un partito che agisce come gli altri partiti. Perde quella caratteristica di carica antisistema contro tutti che aveva in precedenza. E’ chiaro che è stato fatto con il chiaro intento di salvare la Raggi».

Dice?

«Non si può escludere che anche lei riceva un avviso di garanzia per abuso d’ufficio per le nomine. E a quel punto il regolamento la tutela. Siamo passati dalle leggi ad personam al codice ad personam perché se non ci fosse stato questo particolare sarebbe rimasto in vigore il codice precedente, quello romano che hanno fatto firmare a Raggi. Perché vi ricordo che un codice di comportamento c’era, solo che attuava una linea politica precedente, giustizialista. Con quel codice Raggi sarebbe stata in difficoltà se avesse ricevuto un avviso. Con il nuovo regolamento non ci sono più le conseguenze radicali previste prima».

C’è troppa discrezionalità ora?

«Nel nuovo regolamento si parla di una struttura molto complessa: probiviri, comitato d’appello, ma poi “a discrezione” interviene il garante. Grillo, alla fine è lui che può decidere di passar sopra a un avviso di garanzia oppure no. Lui è il capo politico, l’ultima parola spetta a lui. Negli altri partiti spetta alla segreteria. Qui è tutto concentrato nella figura di Grillo. Io dico che prima o poi bisognerà parlare di una legge sul funzionamento interno dei partiti, quella che bloccarono proprio i Cinque Stelle».

Il codice stabilisce la fine definitiva dell’orizzontalità del Movimento?

«E’ la trasformazione in partito che per coloro che hanno assistito alla nascita del M5S implica uno snaturamento. Su questo regolamento ci doveva essere una discussione in rete e invece si ratifica. Grillo cercherà di far credere che c’è continuità con il passato ma non è così, una volta si era espulsi andando in tv, altro che avviso di garanzia».

Perché c’è stata questa trasformazione secondo lei?

«Perché il M5S aspira al governo, per fare cosa ancora non si è capito, euro sì o no per esempio. Ma Grillo ha fiutato la vittoria e non si vuol far intimorire da un avviso di garanzia alla Raggi, ecco. Lui dice “Attenti giudici”. Ma questo è niente, secondo me, rispetto al passo successivo».

Che sarebbe?

«L’ultimo tabù da superare sono le alleanze politiche. In quest’epoca di tripolarismo l’unico modo per il M5S è costituire un’alleanza giallo-verde con la Lega che sarebbe un nuovo soggetto sovranista e identitario».

In quali altri aspetti potremmo vedere in futuro questa discrezionalità di Grillo in campo?

«Nella leadership e nella formazione di una classe dirigente adeguata che ancora non c’è e Raggi lo dimostra. Lui dice Raggi non si tocca, perché toccarla vorrebbe dire mettere in discussione la leadership di Luigi Di Maio, il vero intoccabile è lui per Grillo».

E l’istituzione di una giuria popolare per giudicare il lavoro dei media proposta da Grillo?

 «È una sparata, una reazione al tentativo di imbavagliare la Rete e a quello che ha detto Pitruzzella. Lo dice ma tanto non si realizzerà mai, lo sa anche lui».

Ma intanto lo dice

«Lui fa così. Il giorno dopo può cambiare idea. Ha detto anche che bisogna chiudere Schengen. Oggi ne parlerete tutti e poi non ne parlerete più. Quando è in difficoltà Grillo spara un’ idea sopra le righe per spostare l’attenzione su altro».

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