Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 07/01/2017


Proporzionale o maggioritario? Il direttore Feltri ha espresso nei giorni scorsi tutte le sue perplessità su un ritorno al proporzionale sullo stile della prima Repubblica. Un ritorno a quel sistema elettorale provocherebbe l’instabilità e la completa ingovernabilità, dal  momento che prevede un accordo tra molteplici forze politiche, attualmente piuttosto improbabile. Occorre ricordare che la prima Repubblica è stata senz’altro segnata da rimpasti frequenti e governi balneari, ma allo stesso tempo non esistevano divisioni così marcate come quelle di oggi, ed erano in vigore le convenzioni di lasciare alle opposizioni la presidenza di una delle due camere per mantenere l’equilibrio. Stessa regola vigeva per la presidenza della Repubblica, assegnata a rotazione alla Dc e al Psi, proprio per non consentire che il partito di maggioranza relativa, la Dc all’epoca, avesse costantemente in mano la più alta carica dello Stato e riconoscesse alle opposizioni una democratica partecipazione nelle istituzioni. Le uniche due significative eccezioni nelle quali è stata assegnata la presidenza della Camera al Pci, sono state quella di Pietro Ingrao e Nilde Iotti. Per il resto restavano esclusi le due ali estreme, il Msi e il Pci: il primo non ancora sdoganato dalla sua identità nostalgica del fascismo; il secondo sponda di riferimento in patria dell’Urss, e pertanto nemico del patto atlantico del quale l’Italia era un pezzo fondamentale nello scacchiere dell’Europa Occidentale. Questa la prima Repubblica.

Ora non si pretende di riportare indietro l’orologio della storia, bensì di riconoscere che nell’attuale quadro politico esistono tre grandi attori di riferimento che si dividono la scena: la Lega Nord, il M5S e il Pd. Attorno ad essi esistono dei partiti con meno consensi, Forza Italia (con prospettive di crescita nel caso probabile della riabilitazione politica del suo leader) e Fratelli d’Italia nell’area del centrodestra, e altri nell’area del centrosinistra, come Ncd e forse anche altre formazioni alla sinistra del Pd. In queste condizioni appare evidente che un sistema maggioritario puro penalizzi inevitabilmente uno dei tre attori principali.

Se si volesse riconoscere ad ognuno il proprio peso specifico, si dovrebbe dare vita ad un sistema proporzionale. Qui sorge il problema sollevato dal direttore: si può avere un sistema proporzionale senza cadere nella instabilità? La prima Repubblica c’era riuscita, ma qui non si tratta di essere nostalgici della prima Repubblica. Senza ricadere nella legge elettorale allora vigente si potrebbe pensare al modello tedesco, con una soglia di sbarramento intorno al 5%, nel quale i partiti più piccoli resterebbero fuori dal gioco. In questo caso è evidente che per governare due partiti dovrebbero cercare un’alleanza. Questo sistema presenta tuttavia la difficoltà di raggiungere la soglia della maggioranza assoluta, senza la quale non è possibile dare vita ad un governo stabile. Guardando all’attuale composizione del sistema politico italiano e alle rispettive percentuali rilevate da un’ampia casistica di sondaggi, gli unici due partiti che potrebbero superare la soglia del 50 più uno, sono Pd e M5S messi insieme. Una tale soluzione riporterebbe in vita il proposito di Bersani del 2013, e se Renzi dovesse perdere la leadership del partito, non sarebbe nemmeno un’ipotesi così remota. Un altro sistema proporzionale in grado di dare maggiore stabilità è quello spagnolo, nel quale conta la vittoria ai collegi elettorali, e questo darebbe vantaggi considerevoli alla Lega Nord nelle regioni settentrionali e nel resto d’Italia al M5S (sempre che i collegi siano formati dallo stesso numero di elettori). A proporre questo sistema elettorale fu proprio il Movimento in una votazione online tra gli attivisti di alcuni anni fa e ci si chiede perché ora il MoVimento non lo ripresenti. L’Italicum a questo punto se lo possono sognare.

Come si vede quindi c’è proporzionale e proporzionale e non è quindi corretto affermare che il proporzionale in quanto tale sia destinato a non funzionare. Tutto dipende a quale tipo di proporzionale si fa riferimento. Alternativa al proporzionale? Il Mattarellum: sarebbe la soluzione ideale per riportare in vita le vecchie alleanze di centrodestra e centrosinistra, e a questo punto si comprende perché Salvini miri come Renzi del resto a questa legge: privo di un partito nazionale, sovranista-identitario, Salvini tornerebbe ad allearsi con il Cavaliere praticamente certo della sua prossima riabilitazione elettorale in arrivo da Strasburgo. Centro-destra contro centro-sinistra, come se niente fosse successo, con il M5S ridotto al ruolo terzo incomodo. I sistemi proporzionali avranno pure i loro difetti, ma con il maggioritario nell’attuale situazione la democrazia continuerà ad essere sospesa.


Il Prof. Becchi si è già espresso in favore del proporzionale in svariate occasioni. Qui un’analisi approfondita delle ragioni del proporzionale, pubblicata sempre su Libero.

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