Andrea Picardi intervista Paolo Becchi su Formiche, 24/01/2017


A questo punto tutto è possibile: di sicuro, il MoVimento 5 Stelle ormai è disponibile ad allearsi con qualsiasi altra forza politica pur di arrivare al governo“. Firmato Paolo Becchi, un tempo intellettuale di riferimento della forza politica fondata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio alla quale ha però detto addio, non senza polemiche, più di un anno fa perché fortemente contrario alla trasformazione dei pentastellati in quello che il professore di Filosofia del diritto dell’Università di Genova definisce “un partito ibrido“. Formiche.net ha chiesto a Becchi cosa ne pensi degli ultimi rumors – rilanciati, tra l’altro, da Corriere della Sera e Repubblica (qui l’articolo pubblicato dal quotidiano diretto da Mario Calabresi) – su una possibile intesa post voto tra i cinquestelle da un lato e Matteo Salvini e Giorgia Meloni dall’altro.

Professore, anche lei ritiene credibile lo scenario di un accordo tra Grillo e Salvini dopo le prossime elezioni politiche?

Dipende da molte variabili, ma ho i miei dubbi che possa davvero accadere. Intendiamoci però su un punto: il M5S ormai è un partito liquido – privo di qualsiasi ideologia e valore politico – il cui unico obiettivo è andare al governo. Preferibilmente da solo, ma – visto che è quasi impossibile che accada ciò – anche, eventualmente, in tandem con qualche altra forza politica.

E non potrebbe trattarsi della Lega e di Fratelli d’Italia come in molti stanno sostenendo in queste ore? 

Tutto è possibile, ci mancherebbe: Grillo ormai cambia opinione quasi quotidianamente, come ha dimostrato la figuraccia europea per il tentato accordo con gli euro-entusiasti dell’Alde. Ma la Lega è molto diversa: il suo programma politico ce l’ha, è chiarissimo e prevede, tanto per cominciare, l’uscita dall’euro se non direttamente dall’Unione europea. Un aspetto sul quale il M5S non ha ancora mai fatto chiarezza. Per non parlare poi delle politiche economiche: la flat tax di Salvini c’entra davvero poco con il reddito di cittadinanza dei cinquestelle.

Ma se il M5S – come dice lei – è un partito liquido, perché dovrebbe rifiutare a priori l’alleanza con il Carroccio qualora le circostanze lo dovessero richiedere?

In linea teorica, certo, può accadere: se il M5S risultasse il primo partito alle elezioni politiche ma non avesse, comunque, i numeri per governare da solo, sono sicuro che non esiterebbe ad allearsi con la Lega. Ma sono scettico che possa venire a configurarsi uno scenario del genere.

Perché? 

Occorre, innanzitutto, capire con quale legge elettorale si andrà a votare. Ma poniamo il caso che, alla fine, sia varato – come si dice – un proporzionale con soglie di sbarramento. Lei è convinto che la somma dei voti ottenuti dal movimento, dalla Lega e da Fratelli d’Italia possa rappresentare la maggioranza dei seggi in ciascun ramo del Parlamento? Io non lo credo affatto.

Quindi il M5S potrebbe risultare il partito di maggioranza relativa ma non avere, comunque, numeri sufficienti per governare insieme con Lega e Fratelli d’Italia?

Esattamente, basta fare un semplice calcolo. Penso che i cinquestelle possano ottenere circa il 30% dei consensi alle politiche e risultare il partito più votato. Ma non credo che allo stato attuale Lega e Fratelli d’Italia riuscirebbero a totalizzare il 20% o poco più. Ergo, i voti per fare il governo di cui tanto si parla non ci sarebbero.

Da dove nascono i suoi dubbi sull’accoppiata Lega-Fratelli d’Italia?

Semplice, dal fatto che la Lega rappresenta tutt’ora una forza politica percepita in Italia come a trazione padana. D’altronde, i risultati delle ultime comunali mi sembra che lo dimostrino appieno. Senza i voti del centro e del sud, raggiungere certe percentuali è di fatto impossibile. Salvini ha avviato da tempo un processo di trasformazione del Carroccio in una forza nazionalista e sovranista: questa è l’unica strada che può percorrere se ambisce davvero ad arrivare al governo del Paese.

In un caso del genere – tutto, ovviamente, ancora teorico – cosa accadrebbe?

Le faccio una previsione: nella prossima legislatura assisteremo a un’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.

Cinquestelle e Pd? Ma non sono i partiti antitetici? 

Le ripeto che il movimento ormai è un partito ibrido, in grado di cambiare radicalmente le sue posizioni a seconda delle necessità. E poi – sempre facendo i conti della serva – potrebbe non esserci alternativa a questo scenario.

In che senso? 

Quest’alleanza potrebbe essere l’unica capace di garantire un governo al Paese nell’eventualità in cui si vada al voto con il proporzionale. Tanto nell’ipotesi che a vincere le elezioni siano i pentastellati, quanto nel caso di una vittoria del Pd.

Ma – considerate le rispettive posizioni e i rapporti che definire logori è poco – non le pare che un’alleanza del genere sarebbe indigeribile per entrambi?

Non per il movimento a mio avviso. Certo, un’intesa di questo tipo sarebbe più facile in un Pd non a guida renziana.

Perché ritiene che potrebbero non esserci alternative a una soluzione del genere?

Perché a prescindere da quale sarà il partito più votato – se il Pd o il M5S – c’è una buona percentuale di possibilità che solo l’alleanza tra queste due forze politiche consenta di arrivare alla formazione di un governo. Abbiamo detto dei pentastellati e della Lega, ma lo stesso discorso, a mio avviso, può farsi anche per il Partito Democratico.

Ad oggi l’ipotesi più quotata è un’alleanza post elettorale tra Pd, Ncd e Forza Italia nel caso in cui i democratici, con un proporzionale, fossero i più votati alle politiche. Cosa non la convince?

Dubito che la percentuale di consensi di Forza Italia sarà tale da colmare la distanza che separa il Pd dalla maggioranza in ciascun ramo del Parlamento. Pure in questa ipotesi è altamente probabile che l’alleanza di cui tanto discettano i giornali si riveli inutile ai fini della formazione del governo. L’unica variabile è rappresentata da Silvio Berlusconi: se la Corte europea dei diritti umani dovesse accettare il suo ricorso, allora il quadro potrebbe cambiare e i voti del suo partito aumentare. Fino a che punto, però, non si sa

In pratica – sia in un caso che nell’altro – lei ipotizza una situazione di stallo politico anche più grave di quella del 2013. Giusto?

E’ una possibilità con cui fare i conti, inutile far finta di niente. E l’unico modo per uscirne – a mio avviso – sarebbe un’alleanza tra le due principali forze politiche del Paese.

Ma il M5S non ha un background politico e un elettorato inconciliabili con il Partito Democratico?

Sotto il primo profilo le rispondo come ho fatto in precedenza: si tratta di un partito ibrido, che non avrebbe difficoltà a mutare radicalmente le sue attuali priorità. Si ricordi che pochi giorni fa uno degli esponenti di punta del movimento – la deputata Carla Ruoccoha partecipato al World Economic Forum di Davos: non un certo una meet-up tra attivisti pentastellati. I dati di fatto per me sono due: il primo è che il M5S vuole andare al governo. Il secondo è la difficoltà di arrivare alla formazione di un esecutivo di cui non facciano parte il movimento stesso e il Pd.

Sì ma la base degli attivisti come la prenderebbe?

Oggi mi pare assai poco influente e completamente in linea con i dettami che arrivano dal blog di Grillo. In quel caso ci sarebbero un post che motiva – almeno apparentemente – il cambio di rotta e una votazione online che conferma la decisione. Del movimento delle origini – come vado ripetendo da oltre un anno – ormai non è rimasto quasi più niente.

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